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Politica Nazionale

Roma. Il SI alla TAV non ha causato la caduta del Governo

I nodi d’autunno

9 Agosto
08:00 2019

Mercoledì al Senato è andata in scena l’ennesima commedia. In un clima incandescente l’aula di Palazzo Madama ha votato le varie mozioni sulla Torino -Lione. Quella del Movimento Cinque Stelle, contraria all’opera, è stata bocciata con 181 no e 110 si. Ai voti grillini si sono sommati quelli dell’estrema sinistra, da sempre contraria all’opera.

 

Il Senato, come abbiamo ampiamente riferito, ha invece approvato tutti i documenti favorevoli alla realizzazione dell’Alta Velocità, certificando l’esistenza di un’ampia maggioranza trasversale che va dalla Lega al Pd, da Forza Italia a Fratelli d’Italia e che è favorevole alla prosecuzione dei lavori della Tav, nel rispetto degli accordi sottoscritti con la Francia e con l’avallo del Paese.

 

La posizione dei Cinque Stelle, costretti a difendere formalmente il loro storico no alla Torino - Lione per non perdere definitivamente la faccia agli occhi di parte dei loro elettori e con un Perino in caduta libera, allarga il solco tra i due alleati di governo e pone le basi per un agosto che lascia aperti scenari di crisi.

Il botta e risposta a distanza di mercoledì mattina tra il Ministro dei trasporti, Danilo Toninelli e il vicepremier Matteo Salvini ha contribuito a esacerbare gli animi al momento del voto in aula, dando fuoco alle polveri delle polemiche e delle rivendicazioni. Toninelli ha confermato di aver votato no all’opera, ma ormai si è scavato la fossa e se, come il presidente Conte e Matteo Salvini hanno confermato, al momento il Governo non cadrà, pare abbia i giorni contati, con il rimpasto vicino.

 

Luigi Di Maio ha convocato nella serata di ieri i gruppi parlamentari, ufficialmente per parlare di riorganizzazione del Movimento e non di possibile crisi di governo. Le opposizioni hanno chiesto a gran voce al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte di salire al Quirinale per dimettersi, ma da Palazzo Chigi con un comunicato ufficiale si è tenuto a precisare che il voto su un’opera pure importante come la Tav non era un voto sul governo.

 

D’altra parte da tempo si sapeva che i lavori per la costruzione dell’Alta Velocità non si sarebbero potuti fermare e che rinunciare all’opera costerebbe di più che portarla a termine. Evidente però  c’è l’imbarazzo dei grillini, che hanno dovuto già ingoiare altri rospi come il Tap in Puglia e l’Ilva di Taranto.

 

Il Parlamento riapre i battenti lunedì 9 settembre  ed i ricordi delle schermaglie sul decreto sicurezza bis e TAV, sfumeranno.

Rimane però il dato politico di un governo diviso su tutto, perfino sulle nomine da fare alle Authority.

 

C’è da scommettere che i colpi bassi non mancheranno e qualche boutade estiva animerà un dibattito che sembra scaldare gli animi più sui social che non nella vita reale. Da tempo la politica appare distante dalla vita concreta di tutti i giorni.

 

Le opposizioni stanno recitando una parte comica per non dire penosa. Dicono di voler andare a elezioni anticipate ma in realtà sanno che perderebbero altri consensi rispetto al marzo 2018 e quindi tirano a campare sperando che la pacchia di uno scranno parlamentare duri il più possibile. Posizione ampiamente condivisa dal grillini.

 

In questo momento solo Matteo Salvini può avere interesse a intascare il dividendo elettorale delle vittoriose battaglie su migranti e sicurezza e potrebbe alzare il prezzo, dettando l’agenda di governo e, in caso di resistenza grillina, rovesciando il tavolo e provocando l’interruzione anticipata della legislatura.

Ma dietro l’angolo si profila la prossima manovra finanziaria che dovrà essere approntata tra settembre e ottobre e sarà decisiva per capire chi comanda  nel governo e quanto la frattura Lega-Cinque Stelle sarà sanabile quando si discuterà di tasse, lavoro e altri provvedimenti destinati a incidere concretamente sulle tasche dei cittadini.

 

L’alternativa vincente per Salvini e in prospettiva per il centro destra potrà essere rappresentata dall’azzeramento degli 80 euro di Renzi e del salario ai pelandroni  introdotto dai grillini per evitare la stangata fiscale.

 

La via degli investimenti pubblici e dell’allentamento dei lacciuoli burocratici che ostacolano l’imprenditorialità, potrà invece determinare l’incremento dell’occupazione e la conseguente razionalizzazione delle entrate fiscali, senza continuare a vessare il contribuente, come grillini e le sinistre non disdegnerebbero.

 

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