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L'EDITORIALE DELLA DOMENICA DI CIVICO20NEWS - Sara Garino: Avere o essere? No, meglio comunicare!

Non basta un'oratoria efficace: serve verificare quanto gli altri abbiano effettivamente capito

18 Agosto
09:00 2019

Che cosa accomuna la Grande Muraglia Cinese con le trombe che regolavano lo schieramento della falange nell’esercito di Alessandro Magno?

Quale legame esiste fra il “Go flight” impartito all’equipaggio dell’Apollo 11 prima del lancio e una corretta diagnosi formulata da un medico, sulla base sia degli esami strumentali sia delle indicazioni espresse dal paziente?

E fra una strategia di negoziazione politica o economica e la sua presa effettiva sul pubblico degli interessati?

Semplice, la comunicazione.

Comunicare - per quanto possa erroneamente sembrare un atto scontato come il respiro o come il percorso del Sole in cielo – è in realtà fondamentale. Comunichiamo per farci capire, per far capire le nostre esigenze e priorità ma anche per capire a nostra volta il pensiero del prossimo.

Proprio qui risiede l’insidia, quel baco (in linguaggio scientifico bias) capace di cortocircuitare il buon esito del processo relazionale. Infatti non è sufficiente comunicare quanto si desidera: e neanche basta trasmetterlo in un linguaggio e con un modo che noi riteniamo oggettivamente congruo ed efficace.

La prima domanda da porsi non è “sono soddisfatto di quanto ho detto, scritto o di come ho agito”, quanto piuttosto “il mio interlocutore ha capito davvero ciò che intendevo significare”?

Già, perché se questo non succede la comunicazione è vana, o per lo meno incompleta e non produttiva.

In Cina la Grande Muraglia, oltre che da linea di difesa, serviva altresì come postazione sopraelevata per trasmettere più velocemente le informazioni di pericolo, attraverso l’utilizzo di segnali luminosi. E in antichità il frastuono delle trombe comunicava agli eserciti come disporsi sul campo di battaglia e reagire a un attacco del nemico.

Ma se i tre astronauti Armstrong, Aldrin e Collins non avessero correttamente compreso le informazioni fornite dal controllo missione, l’allunaggio avrebbe mai avuto luogo?

E una terapia? Sarebbe efficace se il malato non avesse recepito le indicazioni del medico, dopo aver del resto quest’ultimo colto davvero e appieno l’anamnesi ricostruita dal paziente?

In tutti i casi la risposta è “no”.

Dietro qualsivoglia tipo di successo materiale o psicologico si nasconde prima di tutto un successo comunicativo, mediato dal mettere reciprocamente qualcosa in comune, rispetto al quale tutti gli interlocutori coinvolti posseggano la chiave di decodifica per interpretare e capire.

E di fronte a intraprese e comportamenti in apparenza ostici a comprendersi, le ipotesi che si aprono a questo punto sono “chiaramente” due. O il serpentone comunicazionale fatto di segnali e di riscontri è interrotto in qualche nodo (l’altro non ha ben capito me, io non ho ben capito quanto lui abbia effettivamente capito o addirittura ambedue le criticità) oppure non si possiedono e controllano ancora tutti quegli elementi necessari per vedere il disegno nella sua interezza e dunque ricostruire strategicamente il puzzle della situazione.

In quest’ultimo caso – è proprio il caso di dirlo – non resta che aspettare, demandando al domani e ai posteri l’ardua sentenza.

L’Editoriale è terminato… e chissà se i Lettori lo hanno capito!

 

SARA GARINO
Direttore Editoriale
CIVICO20NEWS

 

 

 

 

 

 

(Immagine in copertina mutuata da blog.coachingpnl.training)

 

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