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Recensioni

Laura Tecce e il suo coraggioso pamphlet contro il fondamentalismo femminista.

Da Laura Boldrini ad Asia Argento, dalle quote rosa al femminicidio, la giornalista ribalta una a una le rivendicazioni delle "Femministe 2.0"

25 Agosto
08:30 2019

"Femministe 2.0. Chi sono, cosa vogliono, cosa predicano le femministe del nuovo millennio", questo il titolo del godibile pamphlet della giornalista, commentatrice politica e opinionista televisiva Laura Tecce, seguitissima firma del Giornale. 

 

Un'autentica voce fuori dal coro che, in tempi di #MeToo e di accuse continue al maschio rapace, violento e dominatore, abbatte uno a uno gli stereotipi veicolati dai media sulla contingente questione femminile e sul rapporto fra i due sessi, e per giunta partendo proprio da un punto di vista muliebre. 

 

Diciamo subito che Laura Tecce inizia la sua interessante ed esaustiva disamina con un plauso alle lotte femministe degli esordi, quelle fondate sulla parità dei diritti e su battaglie civili quali il referendum sul divorzio o il delitto d'onore. Ma il punto interessante è come la giornalista smonta tutto ciò che è venuto dopo quelle sacrosante rivendicazioni. 

 

Quasi spiazzate dal fatto di aver ottenuto in fondo quanto chiedevano, almeno in Occidente, le "femministe 2.0" si sono trasformate in autentiche fondamentaliste sposando via via cause che ben poco c'entravano con la questione femminile, vedi quella dell'immigrazione o la questione LGBT.

 

Laura Tecce disseziona puntualmente, portandole alla luce, tutte le incongruenze delle istanze delle femministe di oggi, le quali - sostenute dai media - crocefiggono giornalmente il "maschio" facendolo apparire come una sorta di schiavo decerebrato del proprio attributo sessuale, una specie di belva costantemente infoiata che non sa tenere le mani a posto e che nella peggiore delle ipotesi, se non ottiene quello che vuole, picchia, sfregia, uccide la donna. In questo senso, la giornalista smonta minuziosamente i dati sui "femminicidi", evidenziando per esempio che giornali e Tv non dispensano lo stesso spazio ai delitti commessi dalle donne contro gli uomini.

 

Un caso su tutti: quando la vittima deturpata dall'acido è un uomo, Stefano Salvi, e per mano di una donna, Martina Levato, l'evento desta molto meno scalpore e partecipazione mediatica. 

 

Una posizione coraggiosa quella di Laura Tecce, che prosegue la sua analisi trattando anche la questione delle molestie "hollywoodiane" portate alla luce da Asia Argento, alla quale - secondo la giornalista - è stata data eccessiva attenzione da parte dei media, facendone una sorta di paladina (cosa che poi le ha fruttato ospitate televisive e, non ultimo, un lavoro redditizio di giudice in un talent show), e deplorando il battage quinquennale da parte dell'ex Presidente della Camera Laura Boldrini, rea di aver puntato su temi assurdi quali quello del linguaggio "sessista" e di aver contribuito dall'alto della sua carica alla diffusione di idee distorte riguardo ai rapporti fra uomo e donna in Italia.

 

L'autrice dell'opera riconosce senz'altro che non sono tutte rose e fiori e che la parità tra i due sessi non è ancora stata raggiunta appieno, ma sicuramente le donne sono arrivate a occupare posti di potere, sono sindaci, ministri, capitani d'industria, scienziati, luminari della Medicina, astronauti, e l'immagine femminile finisce per essere danneggiata dai piagnistei continui da parte delle "ayatollah del femminismo". Fondamentaliste che spesso non inseguono ideali di parità, bensì di supremazia della donna sull'uomo. 

 

Interessante anche la dissertazione sulla questione del "corpo femminile" in televisione. Una critica alle  intellettuali femministe che storcono il naso se una donna intelligente si presenta di fronte alle telecamere bella, piacente e seduttiva, incorrendo loro malgrado in una discriminazione al contrario: se una donna è bella, automaticamente la sua intelligenza e la sua competenza vengono forse sminuite?

 

Un ritorno ai tempi oscuri e repressivi in cui alla televisione italiana certi termini non potevano neanche essere pronunciati (pensiamo alla parola "membri" del Parlamento), in una sorta di inquietante ossessione sessuofobica (in quanto ipersessualizzata), mentre oggi se una donna espone le proprie rispettabili opinioni fasciata in una gonna che lascia scoperte le gambe alimenta - secondo certe autorevoli studiose - "il sessismo maschilista pervasivo che mina la nostra società". 

 

Potremmo continuare a raccontare gli innumerevoli temi trattati da Laura Tecce nella sua dissertazione, ma è più utile invitare a leggerli direttamente con le sue parole e dal suo punto di vista privilegiato, quello di una donna preparata e intelligente, che non rinuncia alla propria bellezza, e che non ha paura di andare contro il battage culturale imperante. Come del resto Catherine Deneuve, che si è espressa con coraggio contro la "dittatura" del #MeToo, e che non per niente la Tecce loda nella sua imperdibile opera. 

 

Affaritaliani.it

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