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Di tutto un po'

«Il Ficcanaso», quotidiano satirico torinese, repubblicano e mazziniano

Prima puntata - Luigi Onetti - Natale Aghemo - Rosa Vercellana, la Bela Rosin

«Il Ficcanaso» del 25 luglio 1868 (Fonte: DigitUniTO)
4 Settembre
10:00 2019

In un articolo dedicato all’abate Massimiliano Bardesono di Rigras, ho citato il giornale torinese “Il Ficcanaso”. Da molti anni mi sono occupato dei redattori di questo quotidiano ma sempre di riflesso ad altre vicende, come ad esempio il mistero della morte di Cavour e le imprese della banda del Cit ëd Vanchija.

Ho così pensato di raccontare la storia del giornale attraverso le vicende dei suoi redattori: una storia a puntate che farà conoscere una Torino particolare, quella degli anni immediatamente successivi al traumatico trasferimento della Capitale a Firenze mettendo in primo piano inusuali personaggi torinesi di ideologia repubblicana e mazziniana (m.j.)

 

Il giornale Il Ficcanaso viene pubblicato a Torino dal 1868 al 1876, ed è un quotidiano satirico repubblicano di fede mazziniana, pervaso da uno spirito corrosivo che lo differenzia nettamente dai più noti e allineati giornali umoristici Fischietto e Pasquino.

La vita del Ficcanaso è travagliata da polemiche, accuse, duelli, numerosi e ripetuti sequestri e processi, a volte chiaramente intimidatori.

Del pari travagliata appare la vita torinese e nazionale nei primi due anni di vita del giornale, il 1868 e il 1869, subito dopo il trasferimento della capitale da Torino a Firenze. Questi anni vedono nella nostra città una grave crisi economica ed una recrudescenza della criminalità comune. A livello nazionale, nel 1869, dopo l’istituzione della impopolare tassa sul macinato col suo corollario di tumulti e di morti, si verifica lo scandalo dei tabacchi, ovvero la cessione a finanzieri privati di questo monopolio, con illeciti vantaggi per alcuni politici. L’onorevole Cristiano Lobbia, deputato che ha tentato di fare luce su queste manovre poco chiare, prima viene aggredito di notte da un sicario, poi è addirittura accusato da giudici compiacenti di aver simulato l’aggressione e, processato, viene condannato.

Questo è il clima, tutt’altro che idillico, dei primi due anni di vita del Ficcanaso.

Fino ad ora il Ficcanaso è stato poco studiato.

Molte informazioni provengono da Terenzio Grandi, autore nel 1970 di una biografia di Giuseppe Beghelli (1), che del Ficcanaso è redattore e direttore. Grandi, però, ha dovuto studiare il Ficcanaso sulla base dei pochi numeri a sua disposizione. Soltanto negli anni ’80 del Novecento si viene a sapere che esiste, in una biblioteca della provincia di Cuneo, una raccolta pressoché completa di questo giornale.

Una biografia di Beghelli molto più recente è opera di Maurice Mauviel (2).

Luigi Onetti. - Dobbiamo ora tratteggiare la controversa figura di Luigi Onetti, primo direttore del giornale. Originario di Lu Monferrato, avvocato, è proprietario della Tipografia della Bandiera dello Studente, in via San Massimo n. 18, nel Borgo Nuovo di Torino dove la famiglia Onetti è vissuta per un secolo e mezzo. Ha dato svariati pittori, l’ultimo Luigi Onetti (Lu Monferrato, 1876 - Torino, 1968), omonimo dello zio fondatore del Ficcanaso, di idee socialiste e insegnante all’Accademia Albertina.

Giovane e benestante, amante della bella vita, contestatore per temperamento, Luigi Onetti fonda Il Ficcanaso: il primo numero appare in Torino il 17 giugno del 1868. Onetti, che si definisce Ficcanaso I, si propone di ficcanasare, senza reverente timore, in affari politici e amministrativi poco puliti, con un’ottica apertamente antidinastica, antireligiosa e favorevole alle classi più umili. Talvolta ficcanasa anche nelle turbolente alcove di persone molto in vista: al capitolo degli amori del re Vittorio Emanuele II, con fatti e misfatti connessi, il Ficcanaso si dedica molto volentieri, anche senza troppa discrezione.

Il giornale si scaglia contro il sostituto procuratore del re, Michele Serra, contro il direttore della Gazzetta del Popolo, Giovanni Battista Bottero, contro i vari ministri dell’interno, contro il conte Rignon e altri amministratori di Torino e contro Natale Aghemo. Questa vittima del Ficcanaso è un parente di Rosa Vercellana, la Bela Rosin, della quale ha sposato nel 1856 una cugina.

Aghemo, dapprima travèt nella burocrazia piemontese, diviene poi addetto alla Segreteria particolare di Sua Maestà, costituita per trattare gli affari riservati del re e per occuparsi della corrispondenza privata, delle suppliche, delle richieste di sussidio, di quanto pubblicava la stampa. Nel 1867, dopo la morte del conte Francesco Verasis di Castiglione, responsabile della Segreteria, Aghemo diviene Segretario agli ordini immediati di S. M., carica che tiene fino alla morte di Vittorio Emanuele II (3).

Il Ficcanaso lo chiama ironicamente il «lattaio» Aghemo, forse perché il padre era lattoniere e Natale ne ha inizialmente condiviso il lavoro.

Sul finire dell’anno 1868, è in preparazione la Strenna del Ficcanaso per il nuovo anno 1869. Il contenuto deva essere velenoso nei confronti di persone molto importanti, tanto che la giustizia prende provvedimenti decisamente illegali: il 18 dicembre, Il Ficcanaso viene sequestrato ancora in tipografia, cioè prima che il contenuto sia noto e quindi incriminabile.

Questo sequestro intimidatorio si ripete il 22 dicembre.

Il 24 dicembre 1868 la tipografia del Ficcanaso è invasa da un nutrito drappello di carabinieri e poliziotti che si portano via più di tremila Strenne: provvedimento illegale, come i precedenti, perché non si conosce ancora il contenuto e quindi si agisce nel semplice sospetto che gli stampati siano incriminabili. Il gerente del giornale viene arrestato; Onetti, avvertito di un certo mandato di arresto, si nasconde.

Dopo questo balletto di illegalità, le acque paiono calmarsi. Onetti torna in circolazione e, finalmente, appare una nuova Strenna satirica.

Luigi Onetti non è stato considerato in modo approfondito da autorevoli studiosi e appare come una personalità un po’ imbarazzante anche per l’ambiente mazziniano. Paride Rugafiori, professore della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino, e docente di Storia contemporanea e Storia dell’impresa, ha definito Luigi Onetti come giornalista «… non restio a mescolare scorci di vita privata torinese ai toni antidinastici, anticlericali e antiaffaristici, con scopi a volte nemmeno troppo nascostamente ricattatori», ha parlato di un giornalismo repubblicano torinese «…con il forte intreccio tra denuncia politica, sovente molto aggressiva, e perseguimento senza scrupoli di non troppo limpidi vantaggi» ed ha definito Il Ficcanaso: «poco autorevole giornale». Nel prosieguo della vicenda si potrà cogliere la motivazione di queste poco benevole definizioni (4).

 

(1) Grandi T., Un giornalista repubblicano nell’ottocento piemontese: Giuseppe Beghelli (1847-1877), Pisa, 1970.

(2) Mauviel M., Un garibaldien niçois, fils du printemps des peuples: Giuseppe Beghelli (1847-1877), Draguignan, 2006.

(3) Borelli P., Cronache di Rosa Vercellana contessa di Mirafiori, Firenze, 1989.

(4) Rugafiori, P., Ferdinando Maria Perrone da casa Savoia all’Ansaldo, Torino, 1992.

Alcune annate de Il Ficcanaso sono consultabili nel sito DigitUniTO.

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