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Economia e finanza

L’allarme di Confindustria: «L’Italia è bloccata»

Industria «in affanno», export e investimenti a rischio.

3 Settembre
08:00 2019

Il mondo politico e produttivo, gli osservatori economici, sono con il fiato sospeso aspettando il verdetto della fantomatica “Piattaforma Rousseau” che si erge, senza regole per decretare se, in disprezzo alle intese dei partiti contraenti, tra cui i grillini, il governicchio del professor Conte, dovrà veder la luce.

Ma l’economia e di conseguenza la vita ed il destino di cittadini e famiglie, non può certo attendere,  né tantomeno gioire.


L’organizzazione delle imprese italiane accende i riflettori su quello che già era stato certificato dall’Istat, ovvero il congelamento dell’economia italiana. «Nel terzo trimestre l’economia appare ancora debole, dopo che nel secondo il Pil era risultato piatto», ha scritto infatti il Centro studi di Confindustria descrivendo nell’ultima congiuntura un’Italia «bloccata»
«Accanto alla conferma di alcuni segnali di miglioramento, perdura una lunga serie di dati negativi, che riflettono anche uno scenario globale non brillante e con rischi al ribasso», ha affermato l’associazione degli imprenditori che vede l’industria «in affanno», l’export e gli investimenti a rischio e qualche segnale di recupero solo per i servizi e i consumi.

La situazione non è rosea, soprattutto guardando al contesto internazionale: la Germania è in panne, evidenzia il Centro Studi, gli Usa non crescono come dovrebbero, la guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina pesa sulle prospettive del commercio mondiale, il vecchio Continente potrebbe essere segnato dalle conseguenze di una hard Brexit e dai Paesi in via di sviluppo non arriva più grande slancio.

In questo quadro, gli indicatori annunciano una flessione degli investimenti nel terzo trimestre (dopo il +1,9% nel secondo). Gli ordini interni dei produttori di beni strumentali sono scesi a livelli molto bassi a luglio-agosto. La fiducia delle imprese manifatturiere è calata ancora in agosto, ai valori del 2015

Meglio sembrano invece andare i consumi. Dopo un secondo trimestre a crescita zero, per i consumi lo scenario è migliorato. Gli ordini interni dei produttori di beni di consumo hanno recuperato a luglio-agosto, pur su bassi valori. La fiducia delle famiglie è rimasta su discreti livelli in agosto, dopo il balzo a luglio, specie per un maggiore ottimismo sull’economia. L’aumento dell’occupazione (+1,2% nei primi 7 mesi) sostiene il reddito.

Dalle scelte dei nuovo governo quali ricadute potremo aspettarci?

 

Immagine fonte: Confindustria

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