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Cultura

Cesare Melchiori, medico scrittore, presenta la sua ultima fatica: “Dillo alla Regina”

26 Settembre
10:00 2019

Cesare Melchiori, sanremese, classe 1950, è un medico eclettico; già dipendente ospedaliero attualmente in pensione,  dal 1991 ha cominciato la sua attività di scrittore, forte di una notevole esperienza in campo medico da cui ha ricavato una profonda conoscenza della vita in tutti i suoi risvolti svolgendo la professione come ginecologo, ma questo aspetto non rappresenta che una parte della consapevolezza raggiunta, in cui la creatività ha un posto di primaria importanza.

Con i genitori entrambi impiegati in un cinematografo, il padre come operatore di cabina che ha lavorato tutta la vita al teatro Ariston e la madre cassiera, non poteva non essere tentato dalla professione di attore, esperienza che ha svolto saltuariamente, interpretando, fra le altre, la parte del giudice in una nota serie televisiva. Quella di attore era una delle possibilità che aveva esaminato quando, giovanissimo, valutava cosa fare della propria vita, ma come mi racconta, una volta presa coscienza delle difficoltà cui sarebbe dovuto andare incontro a fronte di un guadagno che, salvo colpi di fortuna e ad una notevole abilità personale, ha preferito seguire la strada che più aveva colpito la sua fantasia e per cui si sentiva portato: quella di medico. Nonostante la Laurea in Medicina e l'impegno ospedaliero è riuscito a frequentare per quattro anni la scuola di Teatro del teatro Nuovo e contemporaneamente ha proseguito, nel tempo libero a produrre romanzi. 

Con " La notte dei Saraceni" (Frilli ed.) ha raccontato di una terra all'epoca incontaminata, il ponente ligure del 500, una terra in cui la carrozza di un vescovo porta via un fanciullo verso un tetro e umido seminario. La fuga si presenta quale unica soluzione per il giovane Tommaso e non sarà l'unica della sua vita. Con l'aiuto della compagna Marianna, il protagonista avrà la forza e il coraggio di denunciare la prepotenza subita.  

Nel romanzo ampiamente autobiografico "Ta lente - Vado, mi laureo e torno"  (Frilli ed.) Melchiori divide il racconto in tre parti: inferno, Purgatorio e Paradiso, per narrare il passaggio dall'infanzia all'adolescenza e poi alla gioventù. Racconta del '68, delle sue lotte con molti flash-back finisce col raccontare l'Italia dal '50 al '75; in particolare descrive  la città di Sanremo con tutto il fascino di un'epoca che ormai esiste solo più nei ricordi.

Il romanzo viene aperto da un treno che corre lungo il ponente ligure; osservando dai suoi finestrini il mondo circostante ci si potrà rendere conto che molto è cambiato da quegli anni ad oggi, tutto si è modificato, tranne la lentezza. Il testo è caratterizzato dalla presenza di situazioni fantasiose caricaturistiche tali da donare allegria al lettore, specie, a chi ha la fortuna di ricordare paesaggi ed epoche ormai lontane nel tempo.

Nell’ultimo romanzo pubblicato “Dillo alla Regina” ( Neos ed.) racconta di un giudice, Giovanni Calcagno a cui capita, dopo una vita ordinaria e stabile, di andare in pensione lo stesso giorno in cui muore la moglie.

La sua vita prende una piega inaspettata perché dovrà confrontarsi con un mondo che fino a quel momento aveva lasciato fuori dalla porta: due casi sepolti negli archivi che sembravano, se non risolti, almeno dimenticati. Quando nella vita del protagonista crollano, tutte insieme, le certezze che lo rassicuravano e lo recintavano in una esistenza per lui ricca e appagante, si manifesta al suo sguardo il panorama del mondo reale, quello al di fuori del tribunale e della propria piccola famiglia felice. Improvvisamente il giudice Calcagno diventa un attento osservatore della vita intorno a sé e scopre un Paese in difficoltà e una società arresa alla fame di potere e di denaro.

Senza preavviso gli viene anche chiesto il conto del suo passato e deve diventare consapevole di quanto lui stesso sia stato, se pur involontariamente, attore e complice durante la propria carriera del decadimento delle cose. Nell'assumersi l'onere delle sue responsabilità e nell'abbagliante bellezza, maltrattata e umiliata, del suo Paese troverà una via d'uscita infine degna di se stesso.

La storia è una denuncia ammantata di un alone di placida malinconia e, pur nell'amarezza del momento, Melchiori tratteggia bene il personaggio dell'anziano giudice e il suo amore provato per la moglie scomparsa, rievocato durante un viaggio che lo porterà a confrontarsi con il suo passato. La sua storia, una lettura lenta, ma inesorabilmente incalzante verso la conclusione, consente di vedere nel cuore delle persone, evocando una letteratura che narra della giustizia e dei tragici episodi ad essa collegati che toccano in prima persona un giudice che fu. Narra di un privato cittadino desideroso solo di poter vivere senza ulteriori scosse quel che gli resta da vivere, pur avvertendo il dramma che incombe su lui, facendo partecipe di questa sua intuizione il lettore, trasportato in una dimensione vagamente onirica.  

E' la storia di un dramma interiore, della disillusione amara per quanto descrive: la corruzione imperante nel nostro paese, un tradimento all'etica delle persone che, quotidianamente, combattono in nome di un paese, il nostro,  che si vorrebbe libero da mafie, corrutele e dalle forze oscure in grado di agire sempre e comunque da cui, in apparenza, non si salva nessuno.

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