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Cultura

Libertą e dignitą del Fine Vita

Tavola Rotonda

28 Settembre
12:00 2019

A Milano sabato 21 settembre 2019 si è svolto un incontro organizzato dalla Gran Loggia d'Italia.

Alla Tavola Rotonda hanno partecipato, intellettuali, eminenti legali e operatori sanitari che hanno avuto l'opportunità di esprimere i più diversi  punti di vista, di fronte ad un pubblico numeroso e particolarmente attento. Alcuni Relatori che non hanno potuto intervenire personalmente si sono fatti sostituire dai propri collaboratori.

L' Avv. Giuliano Boaretto, ha moderato l'incontro concedendo la parola ai relatori e chiosando con una sintesi esaustiva.

L'organizzazione della Tavola Rotonda si è avvalsa della partecipazione di numerosi membri lombardi della Gran Loggia d'Italia degli A.L.A.M., coordinati dal Delegato Magistrale Dr. Amodio Di Napoli.

Il problema del "Fine Vita" è stato trattato con grande rispetto da parte di tutti i relatori, le posizioni a volte divergenti, sono state esposte con lucida chiarezza, permettendo a tutti la massima comprensione.

Con l'unica eccezione del Rev Alexey Yandushev-Rumyantsev, Prof di Teologia Morale presso l'Università di San Pietroburgo, che, in un video proiettato in sala, si è espresso assolutamente contrario a qualunque tipo di "aiuto" alla conclusione della "vita" dei pazienti terminali, i restanti relatori, con differenti sfumature ideologiche, si sono pronunciati a favore di un dialogo relativo alle soluzioni che prevedano un trapasso indolore, regolamentato e legalmente organizzato, pur rendendosi conto degli enormi  limiti di una legge che potrebbe non evitare il rischio di abusi.

Accompagnare il paziente alla morte significa, secondo i medici presenti, evitare che gli ultimi momenti della vita possano essere caratterizzati da un dolore fisico insopportabile, sicuramente evitabile e altrettanto sicuramente non necessario.

Immagine della Locandina della Tavola Rotonda

All'incontro ha partecipato il Dr. Massimo Rossi, avvocato del Foro di Milano e difensore di Marco Cappato, che ha narrato nei dettagli i particolari della vicenda giudiziaria che ha coinvolto il suo assistito, e che, come abbiamo saputo, si è favorevolmente risolta per lui, alcuni giorni fa.

Il tema sta invadendo ogni spazio legato alla comunicazione, dalle televisioni ai giornali, facendo emergere una bolla di interesse che dovrà necessariamente concludersi con una legge, tanto attesa quanto invocata.

La libertà di decidere della propria vita sembra essere il tema dominante. Attualmente, anche grazie all'assenza di una precisa regolamentazione, purtroppo in Italia si contano circa tre casi di suicidio al giorno, di malati colpiti da patologie terminali, che comportano insopportabili sofferenze  fisiche e psicologiche e che si risolvono tragicamente con l'autoimpiccagione o con il lancio nel vuoto.

Numeri inaccettabili e situazioni che si possono comprendere solo se si riesce ad immaginare un dolore insopportabile che non si riesce più a tollerare.

Da tempo immemore la Medicina ha strumenti farmacologici atti a lenire il dolore fisico. La decisione di utilizzarli o meno è delegata al singolo e rappresenta una scelta estremamente personale.

Moltissimi medici, vicini a pazienti terminali, hanno compreso che nelle situazioni limite non si può  agire diversamente,  se non interrompendo  la sofferenza fisica,  dove  accorciare la vita di qualche breve tempo sembra essere l'unica via percorribile.

Non e neppure comprensibile per quale motivo debba essere più etico restare vicino ad un paziente  in preda a indicibili sofferenze, piuttosto che intervenire utilizzando gli strumenti che la medicina possiede. 

Ovviamente i punti di vista si sprecano, nascono i vari distinguo legati alle differenti situazioni. E' naturale domandarsi se un paziente che vive esclusivamente grazie all'aiuto di macchine sofisticatissime, ridotto a uno stato di vita vegetativo, possa considerare ancora dignitosa la propria esistenza, oppure se un aiuto farmacologico non lo si possa definire un vero atto d'amore...

Questi e molti altri aspetti dello spinoso argomento stanno diventando virali su tutti i media.

La domanda che alcuni spettatori hanno rivolto ai relatori riguardava il diritto alla decisione delle proprie scelte, in particolare che diritto abbiano gli altri a prendere decisioni che riguardano escusivamente la vita dell'interessato.

Un problema di Giustizia?, Di Responsabilità civile?, Un problema Politico o Religioso?, Un problema Filosofico?... 

Forse si tratta solo di un Problema del  singolo che nonostante tutte le forze in gioco che sembrano volerlo condizionare non è ancora libero di scegliere  come vivere e come morire.. 

Non tutti sono in grado di interrompere la propria vita con un atto estremo. Ma forse sarebbe il caso di pensare che ognuno di noi potrebbe, un domani, trovarsi nel ruolo del paziente terminale... e forse il nostro punto di vista potrebbe cambiare radicalmente.

Chissà se in quel momento potremo liberamente decidere della nostra vita?...

 

 

 

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