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Voci e cose dal Piemonte

Grappoli luminosi tra i filari di antenne sul colle di La Morra

Una proposta provocatoria per una riqualificazione dell’eremo patrimonio dell’Unesco

Rendering di sculture luminose tra i ''filari'' di ripetitori
1 Ottobre
09:45 2019

Viaggiando su quell’incompiuta che prima o poi sarà l’autostrada A33, giunti all’altezza di Alba, a km di distanza, sulla vetta del colle di La Morra, spicca una sequela di tralicci e di antenne. Una visione che litiga con la bellezza agreste di luoghi voluti armonici da madre natura e poi scolpiti dall’uomo.

Le Langhe: poetiche valli, vigne, colline, paesi e castelli oggi patrimonio dell’Unesco e dell’umanità, vanto di un Piemonte sempre più turistico e apprezzato nel mondo, che si scopre ogni volta più vario, più ricco, più colto e più bello.

La collina su cui sorge il borgo di La Morra è una vedetta sulle Langhe, terrazza da cui lo sguardo spazia per chilometri, e da altrettanto distante, l’eremo fa mostra di sé.

Il nuovo, spoglio belvedere sulle Langhe

Quest’anno l’amministrazione di La Morra ha rinnovato lo storico belvedere di piazza Castello. Ne è risultato un piazzale che già fa rimpiangere il precedente. L’appartenenza al patrimonio dell’Unesco stride se poi l’attenzione si sposta verso il Bricco del Dente, secondo colle di La Morra, sacrificato alla tecnologia delle telecomunicazioni.

Il Bricco del Dente è un punto panoramico unico che consente all’occhio 360° di spettacolo, dalle colline e dai castelli delle Langhe posti a levante, fino alla piana del cuneese e a tutto l’arco alpino situato a ponente. È inutilizzato.

Sulla cima, tra alcuni ordinati vigneti, troneggiano una ventina di tralicci e di ripetitori visibili dai quattro punti cardinali; sono il profilo di un luogo dismesso, già sede di un parco dedicato agli alpini caduti in guerra. Parco preda di arbusti e delle invasive piante di ailanto.

File di ripetitori sulla sommità e nel parco

Criticare non muta le cose, ciò che conta è proporre. La prima mossa è stata recarsi sui luoghi, ne sono scaturite delle ipotesi. La prima è un radicale recupero e una organizzazione eco turistica del parco, piantumando alberi di pregio, inserendo tematiche, punti di sosta e di ristoro, percorsi e luoghi di osservazione, così da renderlo degno del suo nome: “sentiero dei grandi orizzonti”. Quindi, è sbocciato qualche concetto rivolto a modificare il volto al bosco di antenne, e già esposto alla rivista “Idea”.

Ciò che non si può eclissare, tanto vale renderlo manifesto, riconoscibile

Un’idea vagante è quella di inserire metaforici altorilievi che di notte possono anche essere luminosi, visibili a km di distanza. Grappoli d’uva, simboli della laboriosità agricola e della bontà dei vini che rendono famose in tutto il mondo queste colline (in Marocco si usano palme luminose).

Non vuole essere una vanitosa soluzione, bensì un giocoso incentivo di un pensionato architetto che ha l’ambizione di stimolare ogni altro pensiero. Le antenne sulla sommità delle colline sono cattedrali al magnetismo edificate nel nome del progresso e delle nuove tecnologie. Qualsiasi contromisura è ammessa.

Immaginare grappoli che dall’imbrunire si fanno luminescenti, inseriti tra i ripetitori, è un esercizio di fantasia e di grafica, un gioco burlesco, la vetta del colle di La Morra, merita qualche guizzo del pensiero inatteso e coraggioso, magari buono anche per l’Eremo di Torino, sommità della collina. Un bel toro, perché no? 

I due colli sulle Langhe, a dx La Morra, a sx il sito del sentiero dei grandi orizzonti

Pensieri plagiati dalle onde magnetiche che rimbalzano dal bosco di antenne? Ipotesi multiuso che forse hanno senso? Idee nate andando sul posto e quindi, aggirandosi tra i tralicci, scattando qualche foto e ideando una soluzione.

Grappoli tra filari di tralicci sul Bricco del Dente? E rendere mimetiche le zone industriali? Giardini pensili là dove si può? Alberi d’alto fusto a travestire mega ospedali incompiuti… Idee che rotolano nel patrimonio dell’Unesco, saltellando su grandi e piccole cose: amore per il territorio, nient’altro che questo.

Fotografie da reportage dell’autore

Da un’idea di Angelo Poggi, rendering & grafica di Alessandra Sartoris.

 

 

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