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Il conte Federigo Sclopis di Salerano – seconda e ultima parte

Mise la parola fine alla disputa per le navi pirata della Confederazione “Alabama” e “Florida” tra Stati Uniti d’America e Gran Bretagna, evitando un nuovo conflitto dopo la sanguinosa Guerra di Secessione Americana (di Fabrizio Dassano)

Particolare del monumento a Federigo Sclopis a Torino, nel Giardino della Cittadella
9 Ottobre
11:00 2019

Ma sul contenzioso navale Federigo vi ritornò alla grande: riuscì a smontare con infinita pazienza la grave tensione scoppiata tra Stati (finalmente) Uniti d’America e Gran Bretagna alla fine della guerra di Secessione americana (1861-1865).

 

Come risposta al blocco navale nordista che soffocava la macilenta economia di guerra degli stati confederati del sud, questi ultimi scatenarono una guerra pirata in tutti i mari del mondo per colpire le navi nordiste, arrecando seri danni alla flotta mercantile del Nord. Queste navi erano costruite in Inghilterra e vendute sottobanco alla Confederazione.

 

Finita la guerra e forti del ruolo del proprio potere marittimo globale, gli U.S.A. non tardarono ad annunciare che se non avessero ricevuto soddisfazione, avrebbero dichiarato guerra alla Gran Bretagna.

 

Venne istituito un arbitrato internazionale da Italia, Svizzera e Brasile. Sclopis e la sua commissione persuase la Gran Bretagna il 14 settembre 1872 a versare un indennizzo agli U.S.A. pari a 15 milioni e mezzo di sterline oro, riconoscendo il danno internazionale, la crisi degli armatori, l’aumento sproporzionato dei costi di assicurazione che coinvolsero il commercio marittimo globale, il fallimento di numerose compagnie di navigazione.

 

Il contenzioso, affrontato brillantemente malgrado la protervia e insolenza britannica, ebbe l’indiscusso merito di aver per la prima volta creato un dibattito scientifico su soluzioni alternative rispetto a quelle tradizionali per il superamento dei conflitti tra Stati, che ha poi in effetti portato, sia pur non in modo automatico, alla nascita dell’Institut de droit international e alla convenzione dell’Aja del 1907.

 

Sclopis riuscì ad evitare una nuova guerra e saltò fuori la storia delle due fregate.

 

Federico ricevette le insegne del Supremo Ordine dell’Annunziata dal re in persona. La relazione delle trattative, giace all’Accademia della Scienze di Torino e le adunanze vennero discusse per la prima volta in forma ufficiale a Ginevra, dando il via – dopo la prima firma del 1864 per la Croce Rossa Internazionale – ad una tradizione di discussioni diplomatiche internazionali, proprio grazie al successo dell’azione di Sclopis nel 1872.

 

Ancora oggi esiste la prestigiosa “Sala Alabama” presso l’Hôtel de Ville di Ginevra, sede del governo cantonale.

 

E le navi?

 

La più famosa fu appunto la CSS Alabama che condusse parecchie crociere al comando di Raphael Semmes come nave corsara affondando o catturando 65 navi dell’Unione; dopo sette crociere venne infine affondata dall’incrociatore corazzato USS Kearsarge al largo della costa normanna di Cherbourg il 19 giugno 1864, davanti agli occhi del padre dell’impressionismo, il pittore Édouard Manet che era in spiaggia con molti altri curiosi per vedere l’ultimo atto di una sfida tra Nordisti e Sudisti in Europa! e così il pittore realizzò due dipinti: Le Combat du Kearsarge et de l’Alabama e Le “Kearsarge” à Boulogne, attualmente conservati rispettivamente al Philadelphia Museum of Art e al Metropolitan Museum of Art.

 

Il mito della nave si consolidò ulteriormente con la canzone sudista “Roll Alabama roll”. La CSS Florida affondò 37 navi nemiche poi venne catturata dai nordisti a Bahia il 7 ottobre 1864 e affondata in novembre per non essere consegnata al Brasile.

 

Il conte Federigo cessò di occuparsi di contenziosi navali l’8 marzo 1878 spegnendosi serenamente a Torino a ottant’anni.

 

Le carte di quella storia sono conservate all’Accademia delle Scienze di Torino, come indicava Raimondo Luraghi nel suo fondamentale testo, Marinai del Sud: storia della Marina confederata nella Guerra Civile Americana, 1861-1865.

 

Fabrizio Dassano

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