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Un killer minaccia di assassinare Garibaldi: tentativo reale o un depistaggio?

Accadeva il 6 maggio 1861, nella neonata e fragile Italia

Giuseppe Garibaldi - satira
6 Ottobre
10:45 2019

Su Giuseppe Garibaldi “Eroe dei due mondi, se ne sono dette di tutti i colori, consacrati in fatti storici reali, in amplificazioni retoriche e anche in narrazioni che sono  sconfinate nel “gossip”.

Probabilmente alla conoscenza del grande pubblico mancava ancora quella “sensazionale” del tentativo di assassinio da parte di un fantomatico killer.

Sorge immediata la domanda: fu un vero tentativo di assassinio, oppure un depistaggio sapientemente orchestrato per precisi fini politici?

In ogni caso su questo clamoroso episodio non siamo ancora oggi in grado di stabilire una verità storica definitiva.

Volendo riflettere sul significato di questo episodio, quali considerazioni si possono trarre?

Di primo acchito che da sempre nulla è cambiato nella realtà politica e nei rapporti tra personaggi che, rappresentando rilevanti interessi politico-istituzionali, economici, industriali, ecc. inconciliabili, non possono trovare un giusto compromesso se non attraverso la soluzione dell’allontanamento dal contesto conflittuale di uno degli attori in causa.

Inoltre che il ricorso alla minaccia, all’intimidazione e se risultasse necessario anche all’assassinio, sono “percorsi possibili” che sono insiti nella condizione e nella disponibilità antropologica dell’Homo Sapiens, che dimostra di non esserlo ancora per meritare questo aggettivo.

Davanti a queste forze che contribuiscono anche a creare la storia, l’etica e la morale diventano paraventi di comodo, sostanzialmente irrilevanti.

La storia antica e recente ci offre interminabili esempi di “eventi violenti e cruenti” che confermano questa realtà, così numerosi da saturare la nostra capacità di memoria, obbligandoci a ricordare esclusivamente  quelli che ci offre la cronaca quotidiana.

Possiamo sempre spingerci a ricordare, per restare nel recente passato, le motivazioni del delitto Matteotti, dell’assassinio di Lev Trotsky, del presidente John Kennedy, del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, del finanziere Roberto Calvi, del presidente dell’ENI Enrico Mattei, ecc. dove costantemente compare e domina la scelta di eliminare l’obiettivo che rappresenta un ostacolo pericoloso per l’affermazione di interessi politico-ideologici-economici messi seriamente in discussione.

In ogni caso emerge l’eterno conflitto tra interessi ideologico-materiali di “ordine superiore” che inevitabilmente non possono sfuggire alla logica di essere regolati con la violenza fisica contro individui (o verso collettività) per l’affermazione di una delle parti in causa.

La guerra in fondo resta il conflitto violento che coinvolge nazioni, mentre l’omicidio politico (o l’equivalente economico-istituzionale che la storia ci ricorda) rappresenta la stessa brutale realtà in miniatura. Ma è sempre la “natura antropologica” dell’uomo che permette questo percorso per ora immodificabile, ripetitivo e ancora senza via d’uscita.

Per restare in tema è interessante la lettura dell’episodio riportato nel volume "Accadde nel 1861 - Cronache, indiscrezioni e retroscena dell'Unità d'Italia" - Edizioni del Capricorno - La Stampa, che riporto integralmente. 

 

Un killer minaccia Garibaldi – Accadeva il 6 maggio 1861

Un sicario vuole uccidere Garibaldi. Lunedì 6 maggio 1861 il generale riceve una lettera dall’amico Nicolò Ghisotti Morosini.

Lo avverte che un killer, che si firma la «Maschera di ferro», è in viaggio per Caprera per assassinarlo.

Chi sia non si sa. Ma la notizia mobilita le autorità. Il sindaco di La Maddalena Susini emette un’ordinanza, con la quale vieta la navigazione intorno all’isola.

Richiede anche un presidio di Bersaglieri, che sbarcano e circondano la casa del generale. Il quale è tutt’altro che intimorito. Quasi se la ride.

Caprera  - Casa di Giuseppe Garibaldi

Lui a questa fantomatica «Maschera di ferro» non ci crede. Anzi, pensa che sia un ridicolo pretesto del governo di Torino per limitare di più la sua libertà di movimento.

Ma deve accettare la protezione offerta. Lo stato di allerta durerà alcuni mesi, senza mai intercettare alcun sicario. Finché così scriverà al sindaco: «Sensibile alle dimostrazioni d’affetto che ella unitamente ad autorità e popolazione mi hanno dato in questi scorsi giorni, la pregherei di intervenire per il ritiro di quel distaccamento di Bersaglieri lasciato qua di stazione, perché io credo superflua ormai la sua presenza».

Ha ragione? Non deve temere nemici? Garibaldi sa di averne tanti. Non sono solo Borboni e austrici. Lo detestano anche i rivoluzionari. Non gli perdonano di avere consegnato il Mezzogiorno ai Savoia.

Ci sono anche i clericali integralisti. Lo tacciano di essere l’«Anticristo».

In fondo il misterioso episodio di cui sopra, dovrebbe indurci a riflettere sulla eterna tentazione di oscurare lo “stato di diritto” e l’aspirazione al vivere civile con la “violenza sovvertitrice” di natura antropologica, contesto in cui l’ Homo Sapiens continua a dibattersi da sempre, nel tentativo abbastanza utopico di fare un passo avanti verso un’auspicabile nuova “storia e civiltà umana”.

Tentativo nobile e sicuramente necessario, ma per ora con risultati praticamente nulli.

 

L'immagine di Giuseppe Garibaldi - satira  proviene da: www.pontelandolfonews.com

L'immagine della Casa di G. Garibaldi  a Caprera proviene da: upload.wikimedia.org

      

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