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Medicina

Torino - Nel trattamento del dolore cronico solo il 40% dei pazienti risulta soddisfatto della terapia antidolorifica

L'integrazione fra analgesici, psicofarmaci antidepressivi e/o psicoterapie riduce il rischio di un eccessivo sovraccarico di antidolorifici

Il Direttore Prof. Riccardo Torta
8 Ottobre
12:00 2019

Nella terapia del dolore considerare gli aspetti emozionali del dolore del paziente garantisce una migliore cura. Lo dimostrano gli studi riguardanti la diagnosi e la terapia del dolore condotti dalla Psicologia clinica e oncologica della Città della Salute e della Scienza e dell’Università di Torino, diretta dal professor Riccardo Torta, presentati al congresso internazionale sul dolore cronico nelle malattie reumatiche tenutosi ad Amsterdam.  

 

Gli studi della Psicologia clinica e oncologica sono stati condotti sia su pazienti oncologici che su pazienti fibromialgiche per un totale di oltre 400 pazienti.

Quanto è emerso ha dimostrato come un miglioramento del dolore possa ottenersi nei pazienti attraverso interventi rivolti ad una riduzione dei livelli di stress, ad una migliore gestione del contesto sociale, ad un aumento delle capacità psichiche di difesa (resilienza), con un l avoro psicologico sulla paura riguardante il dolore, nel tenere in conto l’importanza del rapporto fra sofferenza e spiritualità nei pazienti in cure palliative, nel migliorare l’incapacità dei soggetti a raccontare il proprio disagio emotivo (alexitimia), nel modificare il modo con il quale i pazienti affrontano la malattia (stile di coping).

 

Inoltre è stato dimostrato che l’ integrazione fra analgesici, psicofarmaci antidepressivi e/o psicoterapie riduce il rischio di un eccessivo sovraccarico di antidolorifici (specialmente oppioidi) e a mplia le possibilità di intervento anche sui pazienti scarsamente responsivi alle terapie tradizionali.

 

Non prendere in considerazione la sfera emozionale del dolore dunque può comportare una risposta non adeguata alla terapia. E i dati parlano chiaro. “ Nel trattamento del dolore cronico solamente il 40% dei pazienti risulta soddisfatto della terapia antidolorifica ricevuta” spiega il professore Torta.  

 

Quali sono le cause? “Molte volte la risposta alla terapia non è adeguata perché non vengono presi in considerazione gli aspetti emozionali del dolore - entra nello specifico il professore. “Infatti il dolore non è solo un problema fisico, ma il nostro cervello ne valuta l’intensità sulla base della situazione emozionale che è in grado di ridurre o, molto più frequentemente, amplificare il dolore stesso. In altri termini se un soggetto è depresso, ansioso o fortemente stressato, la soglia del dolore viene a ridursi e il paziente, a parità di stimolo doloroso, ne percepisce una intensità incrementata. In tali casi la sola terapia analgesica risulta inadeguata, se contemporaneamente non si tratta la componente emozionale con psicofarmaci e/o con psicoterapie. L’atteggiamento medico terapeutico verso il dolore deve dunque allargare l’attenzione diagnostica e clinica agli aspetti psico-sociali che influenzano il dolore e non solamente focalizzarsi sulla componente fisica del dolore stesso”.  

 

Di questo si parlerà venerdì 11 ottobre all’ospedale Mollette,  nell’Aula Magna Dogliotti, dalle 8,30 alle 13,30, nel corso dell’ incontro aperto alla popolazione, alle associazioni dei pazienti e del volontariato, organizzato dalla Psicologia clinica e oncologica. “Sarà una occasione anche per illustrare vent’anni di studi, progetti e ricerche condotte dalla nostra struttura - conclude il professor Torta -, unica in Italia sia sul versante assistenziale che didattico e di ricerca. E' una realtà di eccellenza per la quale siamo sovente chiamati all'estero ad esportare la nostra esperienza”.

 

Cosa fa la Psicologica clinica e oncologica della Città della Salute

E’ l’unica struttura italiana di Psicologica clinica e oncologica ospedaliera con risonanza europea per modelli di gestione ed interventi, e con caratteristiche formative, su medici e psicologi (corsi di laurea, master) uniche in Italia, e in ambito di Laurea in Scienze infermieristiche.

Vede una stretta collaborazione fra personale medico e personale psicologico che riesce a realizzare una completa integrazione degli interventi (farmacologici e psicoterapici) a vantaggio del malato.

 

La Psicologia clinica e oncologica si occupa del disagio emozionale dei pazienti (e dei loro familiari) nel percorso delle grandi patologie (cancro, malattie cardio-cerebrovascolari, patologie algiche, disturbi in ambito ostetrico-ginecologico, grandi traumi, cure palliative) attraverso il supporto di strumenti di diagnosi precoce, di modelli diagnostici ed assistenziali specifici, di una presa in carico personalizzata, abitualmente protratti nel tempo.  

 

In rete con i centri antiviolenza 

Alcune peculiarità dell’attività della struttura sono anche il coordinamento psicologico dei centri antiviolenza (violenza sulle donne, sui bambini e maltrattamenti domestici), con tutte le implicanze psicologiche e legali derivanti, nonché la gestione (Progetto Famiglia) delle famiglie con minori in cui la malattia di un genitore crei profondo disagio emozionale e sociale.

 

La struttura contribuisce in modo significativo alla spending review, riducendo i giorni di degenza (per contenimento degli stati emozionali), nonché il ricorso al Pronto Soccorso per motivi emozionali e la richiesta di accertamenti rassicurativi rivolti al medico di base.

 

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