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Cronaca Internazionale

Perché la Turchia bombarda i curdi in Siria

Intrecci e scenari di un conflitto infinito: i curdi, un popolo senza confini tra le catene montuose del Kurdistan

12 Ottobre
08:00 2019

Dopo il genocidio degli armeni (1,5 milioni di morti), consumato dall’impero Ottomano tra il 1915 e  il 1916, ora i turchi hanno il via libera per il genocidio dei curdi? Già massacrati nell'indifferenza internazionale dall’esercito iracheno di Saddam Hussein tra il 1986 e il 1988, i curdi sono una razza a rischio pulizia etnica. La fresca decisione di Donald Trump di ritirare i soldati americani dalla Siria ne ha spalancato la strada.

I curdi e il Kurdistan                       

I curdi sono popolo senza un' identità territoriale e senza amici, se non le montagne del Kurdistan, area selvaggia all’incrocio strategico tra Turchia, Iran, Iraq e Siria, con un piede nel Mediterraneo e a un passo dal Mar Caspio, all’estremità dei monti Zagros, sui quali, l’etnia curda vive isolata e circondata dalla geografia araba, turca e armena.

I monti Zagros sono selvatiche catene di vette da cui nascono il Tigri e l’Eufrate, fiumi di prosperità e vita della Mesopotamia dai tempi dell’antica Babilonia. Il Kurdistan invece è un impervio altipiano dove, all'apparenza non vivrebbe nessuno, ma non è così.

Il Kurdistan è terra dei curdi, che da decenni, attraverso il PKK, il gruppo paramilitare del partito dei lavoratori curdi, ne chiede l’indipendenza dalla Turchia. Ne risulta una dura contesa interna con rispettivi scambi di colpi & di colpe. La questione siriana e gli otto anni di guerra tutti contro tutti, ha moltiplicato il fronte e gli scenari che ora riguardano quell’area.

La mattanza civile che sembrava aver intravisto la parola fine in terra siriana, sta mostrando altri volti, altri interessi. Donald Trump ha esaurito il suo ruolo e la sua alleanza, ora si sgancia dal teatro siriano e poco importa chi ne farà le spese. Il “sultano” turco Erdogan non aspettava altro e l’operazione “Fonte di pace”, diretta contro le milizie dello Ypg, le unità di protezione popolare curda, definite terroristi collegati al PKK, è stata immediata, con lo scopo dichiarato di creare una “zona cuscinetto” nel Nord della Siria.

Scenari ipotetici, retroterra storici e pretestuosi interessi

In un susseguirsi di malcelati pretesti, gli USA, in realtà hanno lasciato spazio ai sogni del risorgere di quello che un tempo era l’impero ottomano. Il ricatto di Herzogan nei confronti della Comunità Europea, per avere il via libera all’offensiva, infatti appare oggi come una mossa studiata che ha le sue radici affondate nelle pieghe della storia.

I confini di tutti quei paesi dell’area arabica, dalla Siria all’Iraq, fino a Israele sono parti di un impero smembrato dopo la Iª guerra mondiale e ridisegnato col righello dai vincitori: dagli inglesi, dai francesi e dagli americani, ad armi riposte dopo il 1918, imbrogliando i califfi d’Arabia.

L’impero ottomano, che si estendeva dall’Atlantico ai confini dell’India, iniziarono a sgretolarlo dapprima gli italiani, con l’invasione della Libia nel 1911. Quale simpatia possono quindi aspettarsi gli europei dai turchi, ancora alle strette con la Grecia per via di Cipro? Noi, gli infedeli, pur a distanza di 100 anni dalla fine della Grande guerra.

L’operazione “Fonte di pace”; l’attacco ai curdi

Da due giorni, il governo turco ha liberato le sue mire siriane, attaccando le milizie curde che hanno sconfitto l’Isis. Colpiti 181 obiettivi nel nome di una fantomatica guerra al terrorismo curdo, mentre arrogante, il presidente turco Erdogan tuona: “l’Europa non ci ostacoli o vi spediremo milioni di profughi”. E l’Europa si ritrova una volta ancora ostaggio di se stessa, dei suoi antichi errori e dei moderni terrori.

Il progetto turco di una zona cuscinetto nel Nord della Siria è un ambizioso tentativo di cogliere il tempo e il luogo per concretizzare molteplici obiettivi:

  • cementificare l’influenza di Ankara in quell’area strategica;
  • porre fine alla presenza curda tra quelle zone del Kurdistan;
  • mettere alle strette l’Europa con la minaccia dei profughi;
  • in quanto importante membro della NATO, approfittare dell'appartenenza al patto Atlantico per non intercorrere in eccessive interferenze e sanzioni;
  • cercare l'appoggio strategico della Russia;
  • allontanare l’influenza americana nella regione ponendovi pesantemente il piede.

L’operazione “fonte di pace” è iniziata, 5000 soldati sono penetrati tra le rovine Siriane, puntando nell’area di competenza curda. Fonti Ansa contano i primi morti anche tra i civili, e mentre sono già decine di migliaia di sfollati, il presidente Erdogan rivendicava ieri la morte di 109 ipotetici terroristi.

La Francia e l’Italia hanno chiamato a colloquio gli ambasciatori turchi, chiedendo un immediato stop all’offensiva. Non risulta vi siano state risposte.

Scenari futuri

Lo scenario futuro che può scaturire da questa nuova tensione turco-curdo-araba, non ha né limiti né confini, ma una sorta di pessimismo europeo è doverosa. Nel frattempo il presidente turco, senza mezzi termini, giovedì ha dichiarato all’UE che, se ostacolerà l’operazione militare, si troverà di fronte a 3,6 milioni di profughi.

Il ministro Luigi Di Maio ha risposto su Facebook, dichiarando "inaccettabile" la minaccia di Erdogan. Cosa che in sé può strappare qualche sorriso, non fosse che, pure da Bruxelles, si siano levate solo timide proteste.

Nel frattempo si intrecciano notizie dal fronte. Fonti curdo-siriane dichiarano di essere state attaccate da miliziani affiliati all’Isis, inoltre, di aver ucciso cinque militari turchi. Nella notte aerei turchi pare abbiano bombardato una prigione dove erano reclusi miliziani Isis provenienti da 60 paesi. Terroristi fuggiti, oggi liberi e privi di un reale nemico che li combatta frontalmente.

La minaccia dell’Isis nuovamente capace di ricompattarsi, e dell’invasione dei profughi in direzione del Vecchio Continente, suona verso gli europei come una diffida strategica, per poter tornare ad allargare i confini di quell’impero ottomano sgretolato degli intrighi occidentali facenti seguito alla fine della Grande Guerra del 1914 - 18.

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Conclusioni su un quadro strategico ancora indecifrabile.

Siamo dunque di fronte a un nuovo disastro fratricida di classica tipologia mussulmana? O a un panorama più ampio?

Di sicuro, l'aggressione del califfo turco è avvenuta nel disprezzo degli interessi di tutti gli alleati della NATO, a cui la Turchia appartiene, e questo è un immenso controsenso. Cos'altro può interessare l'irrequieto premier dell'Anatolia?

Il disgregato impero ottomano attende una rivincita da molto tempo, certe sconfitte umilianti fan si che vi siano guerre che non sono mai finite. Intanto la Russia gongola; l’America si sta sganciando dal settore mediorientale e di certo, Vladimir Putin non ha interesse ad alleviare le difficoltà europee, e i contrasti tra Paesi della NATO sono assolutamente graditi.

Le ansie di doversi misurare con un rinnovato impero turco alle porte, per la Russia sarà un soggetto da valutare in seguito, da che mondo è mondo, il gioco delle alleanze ha sempre fatto il comodo del fugace lasso di tempo legato alle circostanze.

Pare che la strategia turca, al momento sia più che altro una manovra egemone per acquisire posizione strategica al confine siriano, e nel contempo, attaccare la resistenza interna curda definita "di terroristi", partendo dall’esterno.

Non ne sarebbe riconoscente il feroce Saladino, leggendario condottiero, uno dei più grandi strateghi della storia, baluardo islamico del XIIº secolo contro le crociate; Al Malik al Nasir, musulmano sunnita di origine curda.

Immagini geografiche di pubblico utilizzo

Fonti Ansa e documentazioni storiche

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