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Di tutto un po'

Urbex, esploratori urbani

Alla scoperta di suggestivi luoghi abbandonati

14 Ottobre
10:15 2019

All’incirca due secoli fa, nasce il concetto di Urbex, Urban Exploration (letteralmente esplorazione urbana). Negli ultimi tempi il fenomeno è stato reso noto a molti grazie a Siti Internet e programmi tv.

 

In Italia oltre 2 milioni di edifici giacciono in condizioni di abbandono.
Gli Urbex, si prendono carico di riscoprire questi luoghi.
Quando si pensa agli Urbex, non bisogna pensare all’accezione comune di esploratore quale saccheggiatore. I moderni esploratori svolgono il loro hobby con l’unico scopo di valorizzare questi ambienti abbandonati, farli conoscere, a volte imbattendosi in vere e proprie storie di vita da condividere.

 

Questi edifici non sono solo rovine, se si pensa che un tempo ospitavano persone, famiglie. Pullulavano di vita. E guardando le fotografie e i video di queste esplorazioni urbane, è possibile per chiunque entrare al fianco di esperti Urbex, seppur virtualmente, in vere e proprie capsule di tempo impolverate.  E la sensazione è incredibile. Il tempo sembra davvero essersi fermato e a volte un’immagine vale più di mille parole perché blocca per sempre un lento declino.
La storia, la coltura, l’arte italiana non dovrebbe venir dimenticata, in qualsiasi forma essa si presenti.


Gli esploratori urbani non visitano soltanto fabbriche, bunker, gallerie, maxi strutture abbandonate o mai terminate. L’Italia pullula di teatri, centri commerciali, sale cinematografiche, palazzi, ville, castelli, desolati, abbandonati da tutti. Non ne parla mai nessuno. O meglio, qualcuno sì. Gli Urbex ne parlano.

Toccano la carta da parati scollata. Odorano la muffa. Osservano foto in bianco e nero ricoperte di polvere grigia.


I casi più particolari sono senz’altro i borghi, le contrade, le cittadine fantasma. Luoghi sottoposti al giudizio universale prima del resto del mondo.
Emozionanti anche i locali, le discoteche e gli hotel in cui è facile immaginare la miriade di storie e vite che passarono di lì. Che presero un cocktail a quel bancone dimenticato. Che ballarono su quelle piste da ballo ora deserte. Ora lo spazio è in mano a topi e graffitari.

 

E’ di forte impatto emotivo varcare certe porte e ritrovarsi davanti a cose quotidiane abbandonate lì anni. Quadri appesi alle pareti. Bigodini e mollette da donna. Una macchina per scrivere. Spazzolini usurati, barattoli di marmellata dimenticati, scaduti da ventenni. Libri, le cui pagine ormai si sbriciolano solo a toccarle, divani ammuffiti, cassetti pieni di cianfrusaglie e ricordi.
 

Gli Urbex mostrandoci questi suggestivi luoghi nascosti e dimenticati, regalano grandi emozioni. E lo fanno- è importante ricordarlo- sempre rispettandone la memoria.

Due regole fondamentali: guardare, studiare, ma senza portare via nulla.

 

                                                                                                                                                             Clara Bon

Fotografia in proprio

 

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