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Cultura

Il terzo Reich contro Pio XII.

Papa Pacelli nei documenti nazisti

19 Ottobre
10:15 2019

Pio XII amico di Hitler e dei nazisti, come lasciava intendere una pubblicazione di qualche anno fa? Pier Luigi Guiducci ha interrogato al riguardo i documenti del Terzo Reich, molti dei quali si trovavano in precedenza in Unione Sovietica e nella Germania Orientale. Dalla ricerca risulta esattamente il contrario: i gerarchi nazisti, specie nei messaggi coperti da segreto, espressero valutazioni ostili e denigratorie nei confronti di Pacelli fin dagli anni precedenti la sua elezione.

 

Divenuto papa, egli continuò a tenere aperti i canali diplomatici per non privarsi della possibilità di intervenire a favore dei diritti umanitari. Non esitò, tuttavia, a opporsi alla violenza del Terzo Reich e a sostenere quanti si battevano a favore dei perseguitati.

 

Il venerabile Pio XII è stato calunniosamente definito “il Papa di Hitler”, accusato di “imperdonabili silenzi” per aver taciuto sulla persecuzione antiebraica, forse addirittura alleato dei nazisti perché li considerava un male minore rispetto ai comunisti.

 

Da quando, nel 1963, Rolf Hochhuth scrisse il dramma Il Vicario (riproposto in forma cinematografica dal regista marxista Costa-Gavras) il fiume di calunnie non si è mai interrotto e a poco sono servite opere saggistiche che hanno dimostrato l’azione papale a difesa degli ebrei durante la guerra.

 

Il prof. Pier Luigi Guiducci, docente di storia della Chiesa, nel suo libro Il terzo Reich contro Pio XII. Papa Pacelli nei documenti nazisti (San Paolo, Cinisello Balsamo, Milano, 2013, pp. 376, € 18), per ricostruire i rapporti da Pio XII ed il Terzo Reich fa un passo indietro e ripercorre gli anni precedenti lo scoppio della guerra.

 

Già allora il futuro Romano Pontefice era considerato un nemico della Germania nazista: il saggio ripropone anche una serie di vignette satiriche che indicano l’ampiezza della campagna scatenata da Goebbels contro il cardinal Pacelli – cioè prima ancora che venisse eletto Papa! –, che si spingeva fino ad un livello popolare.

 

Lo conferma anche il postulatore della causa di beatificazione di papa Pio XII, il gesuita tedesco Peter Gumpel, ventiduenne al termine del conflitto, che nella sua prefazione afferma: «Se qualcuno avesse osato dirci che Pio XII era vicino al Terzo Reich avremmo reagito con giustificata indignazione, qualificando tali affermazioni come assurde e in contrasto con la palese verità» (p. 8).

 

Quanto poi ai pretesi “silenzi” di Pio XII, i documenti riportati attestano come si tratti di una falsità costruita a posteriori: lo stesso 16 ottobre 1943 (il giorno del rastrellamento del ghetto) l’ambasciatore tedesco venne convocato d’urgenza in Vaticano e gli venne espressamente richiesto di adoperarsi perché cessassero immediatamente le operazioni di polizia contro gli Ebrei; numerosi dispacci tedeschi lamentano l’aiuto dato dagli italiani (fascisti, militari e sacerdoti) agli Ebrei.

 

Si trattava di iniziative isolate? Assolutamente no: «Tutti i documenti ritrovati dagli storici attestano che ogni iniziativa ecclesiale mantenne un collegamento diretto o indiretto con la Santa Sede» (p. 254),tanto che Herbert Kappler, comandante dello SD (il servizio segreto delle SS) a Roma, «vedeva il Papa come un nemico che tramava dietro le quinte, che avversava i piani tedeschi, che sosteneva chi contrastava le operazioni di polizia» (pp. 259-260).

 

Dai documenti si evince inoltre che l’immagine di un Pio XII timoroso e senza voce sia stata costruita ad arte dall’ambasciatore tedesco presso il Vaticano, il barone Ernst von Weizsäcker (che avrebbe poi fiancheggiato la fallita rivolta del 20 luglio 1944), proprio per sviare dal Papa le altrimenti sicure ritorsioni di Hitler.

 

Insomma, nel leggere i documenti riportati dal prof. Guiducci, non si può che concordare con quanto scrive padre Peter Gumpel: nessuna delle accuse rivolte contro papa Pio XII ha fondamento e la lentezza della Santa Sede nel procedere alla beatificazione di questo grande Pontefice è dovuta unicamente al timore della più volte minacciata rottura della comunità ebraica con la Chiesa cattolica.

 

Gianandrea De Antonellis 

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