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Voci e cose dal Piemonte

«AnimAlinari. Dialogo im-possibile attraverso le fotografie storiche dell’Archivio Alinari», a Torino

La Mostra di fotografie al Castello del Valentino nell’ambito delle celebrazioni per il 250° Anniversario della Scuola Veterinaria del Piemonte

22 Ottobre
18:00 2019

Per celebrare il 250° Anniversario della Scuola Veterinaria del Piemonte, nata nel 1769 a Venaria Reale, prima in Italia e quarta in Europa, sono state organizzate varie iniziative dal Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università degli Studi di Torino (attuale denominazione della Facoltà di Medicina Veterinaria). Poiché la Scuola Veterinaria ha subito numerosi trasferimenti di sede, sono stati anche previsti alcuni Convegni Itineranti a Fossano, alla Mandria di Chivasso, al Castello del Valentino e a Venaria Reale, località che nel tempo hanno ospitato la Scuola.

 

Il 22 ottobre 2019, nel Salone d’onore del Castello del Valentino, si è tenuto il convegno “I luoghi della Veterinaria: il Castello del Valentino” con la dottoressa Elena Gianasso come moderatrice.

 

Si sono succedute le relazioni “Veterinaria al Valentino. Da residenza Sabauda a Università” della dottoressa Gianasso, “Come è nata AnimAlinari”, presentazione della mostra da parte dell’architetto Rosanna Padrini Dolcini, “250 anni di Veterinaria in Piemonte” del professor Marco Galloni e “Uno zootecnico di fronte alle fotografie di Alinari”, del professor Domenico Bergero.

 

Nella mattinata si è svolta anche l’inaugurazione della mostra «AnimAlinari. Dialogo im-possibile attraverso le fotografie storiche dell’Archivio Alinari», presso la Sala delle Colonne, al piano terreno del Castello, che resterà aperta al pubblico fino al 26 ottobre.

 

La mostra “AnimAlinari: dialogo im-possibile attraverso le fotografie storiche dell’Archivio Alinari”, è stata scelta dal Dipartimento di Scienze veterinarie non solo perché tratta di un argomento chiaramente attinente alla specializzazione e alla specificità del settore scientifico, ma anche per la ferma convinzione che esista un’interazione possibile tra scienza e arte, nel solco della tradizione leonardesca che, proprio quest’anno, compie 500 anni.

All’arte i Fratelli Alinari hanno dedicato fin dal 1852 gran parte delle loro energie, realizzando il primo grande censimento fotografico del patrimonio culturale del nostro Paese.

 

Sorprende quindi riscoprire negli archivi una precoce produzione fotografica a tema zoologico. Ma ancora più sorprendenti sono le modalità di ripresa del soggetto che, improntate ad una volontà analitico-documentaria, tratto distintivo della produzione Alinari, ritroviamo applicate alla fotografia di architettura così come nella ‘mise en scene’ utilizzata per fotografare in studio notabili e nobili dell’epoca.

 

Ne risultano degli straordinari ‘ritratti zoologici’, di metafisica fissità.

 

Da questa idea nasce l’esposizione, frutto di un rinnovato incontro tra la Fondazione Raffaele Cominelli e il prestigioso Archivio fotografico Alinari di Firenze.

 

La mostra “AnimAlinari” - curata da Rosanna Padrini Dolcini e Nicola Rocchi per la Fondazione Cominelli con Rita Scartoni e Anna Luccarini per Alinari – presenta 48 fotografie, realizzate entro un arco temporale che va dal 1865 al 1981. Ne sono autori, oltre agli stessi Fratelli Alinari, molti importanti studi fotografici italiani del secolo scorso i cui archivi sono confluiti all’interno di quelli fiorentini.

 

La mostra è suddivisa in sezioni, ognuna delle quali fa capo all’immagine di un animale. Dalla fotografia “capofila” discendono, per associazione, le successive: con l’intento di evidenziare affinità non soltanto evocative ma anche tecniche.

 

La natura che parla alla macchina fotografica – scrive Walter Benjamin – è una natura diversa da quella che parla all’occhio; diversa specialmente per questo, che al posto di uno spazio elaborato consapevolmente dall’uomo, c’è uno spazio elaborato inconsciamente”. Procedendo per vie inconsce può così avvenire che, partendo dall’immagine di una coppia di pony scattata a inizio Novecento, sia possibile risalire all’indietro, fino ai primi esperimenti ottocenteschi di fotografie stereoscopiche; e quindi scavalcare il secolo per ritrovare, in un’ispirata inquadratura del 1981 di Filiberto Pittini, soltanto le ombre di quella lontana coppia proiettate su un muro.

 

Molti altri accostamenti propone la mostra, invitando i visitatori a completare con la fantasia gli ellittici percorsi tra soggetti zoologici, architetture, ritratti, fotografie di moda e industriali, e proponendo allo stesso tempo un sintetico colpo d’occhio sulla qualità dell’arte fotografica italiana del Novecento.

 

Una piccola selezione, dedicata al fotografo Luigi Leoni, accosta infine le vite degli umani a quelle di animali per lo più selvatici, addomesticati in fondo illusoriamente: così come è impossibile incatenare il potere evocativo della fotografia.

 

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