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Economia e finanza

A Torino il “Futuro è rinviato”

Presentato ieri alla “Nuvola Lavazza” il ventesimo rapporto “Giorgio Rota”

27 Ottobre
08:30 2019

Il declino di Torino non è stato superato. O per essere più chiari, “Il futuro è rinviato”  E’ titolo realistico che contraddistingue, la ventesima edizione del Rapporto Giorgio Rota, curato dal Centro Einaudi e presentato ieri alla Nuvola Lavazza, con la partecipazione della  sindaca Chiara Appendino, il vicepresidente di Lavazza, Marco Lavazza, il numero uno della Compagnia di San Paolo, Francesco Profumo, l'ad di Banca del Piemonte Camillo Venesio e Virginia Antonini di Reale Group, che sono intervenuti nel dibattito.

Torino, come emerge dai numerosi dati prodotti - non è rimasta ferma. E' andata avanti, ma troppo lentamente, in contraddizione con il suo passato di capitale dell’industria. E' migliorata in due terzi degli indicatori, a partire da terziario, mobilità, turismo e università, ma ha perso terreno su innovazione (brevetti, export, manodopera qualificata) e sostenibilità (verde, differenziata) e tessuto produttivo.

Troppi piani urbanistici, che di fatto si sono arenati. Due grandi aree incompiute sono quelle di corso Marche, che nella versione del PRGC avrebbe dovuto diventare la spina dorsale dell’area ovest, potenziando le infrastrutture, collegando le Vallette a Mirafiori e costruendo nuovi quartieri e quella della così detta Variante 200 (grande trasformazione dell’area Nord di Torino, lungo l’asse dell’ex trincerone ferroviario), più volte al centro del dibattito nell’ultimo decennio, ma oggi colpevolmente scomparsa dalla priorità e dalle intenzioni di trasformazione  della città.

Nell’ultimo ventennio, nell’area torinese sono aumentate le piccole imprese con meno di 10 addetti, ma il calo delle grandi (- 12%) ha nel complesso prodotto una diminuzione del numero di lavoratori addetti, al contrario di quanto accaduto nella maggior parte delle metropoli italiane.

In termini occupazionali, rispetto all’inizio del secolo, il settore industriale ( quello che presentava i più elevati livelli occupazionali certi e remunerati) è il più ridimensionato (con quasi un terzo di addetti in meno), in forte calo, più della media, sono anche i settori dei trasporti e delle costruzioni.

La crescita del terziario non è minimamente comparabile con i decrementi occupazioni nell’industria.

Il confronto con le altre grandi città italiane colloca Torino in una posizione medio-bassa del Centro Nord, talvolta "un anello di congiunzione con il Meridione".

L'area torinese eccelle adesso in investimenti in ricerca, specie se finanziati da aziende private. Ci sono poche risorse umane giovani e qualificate, anche perché i piani di formazione varati da Regione e Città di Torino sono stati fallimentari ed hanno solamente illuso giovani ed allargato la disoccupazione giovanile, non essendo riusciti ad intercettare la domanda occupazionale  qualificata.

A Tne Mirafiori si sta costruendo una invidiabile cittadella manifatturiera orientata all'innovazione. L'aeroporto di Caselle – che pure ha aumentato città collegate e i passeggeri – puntava ai 5 milioni di viaggiatori nel 2010, divenuti ora il target del 2026.

C'è l'alta velocità ferroviaria, ma Torino è ai margini del "7" formato dal collegamento con Milano e l'asse Bologna- Firenze- Roma. La nuova linea verso Lione si farà, nonostante  l’ostilità della sindaca e di un partito politico al Governo del Paese, ma la vedremo nel 2030.

La mobilità locale segna il passo. Si deve ancora completare la prima linea di Metropolitana, la seconda linea è ad oggi solamente una chimera. Le arterie di scorrimento e penetrazione urbane, ancora incomplete sono  limitate nella loro portata o ritardate dalla giunta Appendino.

Le responsabilità del gap tra Torino e le città europee, sono vecchie e nuove. Una diffusa cultura antindustriale ha influenzato negativamente l’azione di amministratori del passato, che negli anni di maggior produzione e presenza industriale, dai vertici di partiti e sindacati invocavano la deindustrializzazione di Torino e la delocalizzazione verso il sud d’Italia dei siti produttivi.

La sindaca Appendino che ora, nonostante le contraddizioni della sua traballante maggioranza,  non vorrebbe esser da meno della svolta che il sindaco Luserna di Rorà diede, con la sua tenacia, nel 1864, dopo l’infausto trasferimento della capitale a Firenze,  invoca tavoli per la industrializzazione di Torino e dell’area Metropolitana, m con quale convinzione? Forse dimentica   le ostilità  nei confronti dell’Auto, ed i veti a nuovi insediamenti ed iniziative produttive e d’immagine che anche la sua Giunta ha espresso di recente.

Oltre al coro felpato ed all’aria di coinvolta collaborazione che si respirava in così elevato consesso, non pochi hanno storto il naso per il funambolismo di qualche relatore.

Abbiamo raccolto il commento di Mino Giachino che su infrastrutture e occupazione, con testarda tenacia, è stato in grado di trascinare in piazza Castello  ben 30000 persone in tre manifestazioni dal novembre 2018 ai primi mesi di quest’anno.

Il declino poteva e doveva esser visto già nel 2008 e allora si potevano prendere le contromisure accelerando i lavori della TAV, dando il via allora alla Linea 2della Metro e mettendo in campo le Idee di cui parla il Rettore del Politecnico”.

“Le AMMUINE o i MINUETTI dei tanti che non han voluto dire le cose chiaramente alle Amministrazioni di Torino e del Piemonte”, prosegue sconsolato Mino Giachino, “hanno protratto il declino , l’impoverimento di mezza Città , la difficoltà per tante piccole aziende e professionisti .

Ma la TAV arriverà solo nel  2029 e fino allora occorrerà tener duro ma solo dicendo che oggi la situazione è molto difficile sia dal punto di vista industriale che sociale”. 

 Giachino, cosa ci vuole di più per accelerare le misure?

“La Visita del Premier CONTE poteva e doveva essere utilizzata molto meglio.

Si apra un TAVOLO TORINO come fece il Sindaco Marchese di Rora’ nel 1864 per mettere in atto le iniziative che servano subito al settore AUTO e al Settore dei LAVORI PUBBLICI i due settori che hanno le maggiori ricadute.

Che la MALHE abbia annunciato il trasferimento in Polonia il giorno dopo la visita di Conte indica che il Premier non ha dato messaggi di garanzia”.

Dinanzi a questo quadro sconcertante, di cosa avrebbe bisogno Torino?

“Torino ha bisogno di Medici che dicano la Verità non di  verità sussurrate.

Il “Coro a bocca chiusa” è bello da sentire al Teatro Regio e basta.

Bisogna recuperare  la energia della Grande Piazza del 10 Novembre dello scorso anno. Ad esempio a causa della mancanza di competenza in logistica dei tanti Assessori la logistica in parte se n’è andata verso Milano e Piacenza”.

Quali proposte formula?

“Si utilizzino molto meglio ad esempio le risorse (250 milioni anno) versate dalle Fondazioni Bancarie al territorio. In 20 anni le Fondazioni hanno versato almeno 5 miliardi. Risultati?”

Se invece di mezze figure e politicanti di giornata avessimo avuto amministratori regionali e comunali in gradi di anteporre il Bene Comune alle passerelle elettorali ed alla loro conclamata incompetenza, non saremo giunti a questi livelli. Purtroppo. Ma anche in questa circostanza tutto finisce tra baci e abbracci.

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