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L’uomo, i misteri e l’ignoto

Dialoghi sul senso della vita – 6.2 di n.

Che cosa ci sfugge continuamente?

3 Dicembre
11:00 2019

Prosegue dal precedente articolo dal titolo: capricci del destino oppure no?

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Quindi noi siamo solo uno strumento, e non c’è strumento che abbia colpa dell’uso sconsiderato che si fa di esso. Un coltello può servire ad affettare il pane o ad uccidere un uomo; ma che colpa può avere il coltello dell’uso che ne fa chi lo impugna?

 

L’essere umano biologico di per sé è un coltello nelle mani del sistema dell’essere umano; occorre tenerne conto! Così il destino si applica al sistema dell’essere umano anche se le conseguenze vengono particolarmente percepite attraverso l’essere umano biologico! Per questo l’essere umano biologico fatica a comprendere perché continuino ad accadergli certe cose!

 

Egli continua a farsi la domanda: perché succede questo proprio a me?  La maggior parte degli esseri umani biologici crede di essere tutto quello che esiste come “uomo”; non concepisce neppure di far parte di un sistema assai più complesso e potente da cui dipende.

 

Questa percezione erronea è frutto della presenza di un “qualcosa di anomalo” nel sistema: un ego troppo invadente che ha saturato ogni spazio operativo del sistema. Un ego che, oltre alle sue funzioni corrette, necessarie al funzionamento biologico, ha assunto su di sé, usurpandole per ignoranza e ingenua presunzione, una serie di funzioni che non gli spettano, ma che sono proprie del sistema dell’essere umano.

 

Nell’ordine della vita ogni cosa ha un posto e un ruolo; così noi siamo come la vanga nelle mani del contadino; un essere umano biologico nelle mani del sistema dell’essere umano. Però non come una vanga inerte, ma percettiva; una vanga che sente quando viene impugnata dal contadino, quando viene spinta nella terra, quando la terra striscia su di essa, che sente gli odori, vede i colori e alla fine crede di essere lei a fare tutto ciò, come se il contadino non esistesse più, come se essa stessa fosse anche il contadino! Questa parte della vanga che crede di essere il contadino è quella parte dell’ego che ha usurpato le funzioni del sistema dell’essere umano.

 

Quella parte del destino chiamato karma nelle filosofie orientali è considerato come una somma di debiti da pagare. Le nostre azioni sono viste come aperture di attività che non si chiudono mai e che quindi mantengono in essere continue dispersioni energetiche che si accumulano, aumentando sempre più il debito energetico verso la vita. Come se continuassimo a stipulare contratti di affitto di case in ogni parte del mondo e poi, anche se non ci andremo mai a stare, fossimo comunque costretti a pagarne l’affitto concordato!. Dopo qualche anno è possibile che ci si dimentichi persino di aver stipulato il contratto di affitto di una certa casa; però qualcuno prima o poi ce lo ricorderà! Quel qualcuno è il karma

I debiti di cui il karma chiede il saldo possono riferirsi, oltre ai debiti contratti direttamente da noi, anche a debiti contratti dai nostri antenati o dall’intera nazione o razza alla quale apparteniamo.  

Torno a dire che il conto, chiunque lo abbia generato, viene presentato solo a colui che ha i mezzi necessari per saldarlo! Quindi in questo è evidente come destino, giustizia e fortuna siano strettamente legati!

 

In altre parole: un poveraccio che vince al gioco potrebbe trovarsi a dover pagare il conto di un ricco caduto in disgrazia, perdendo nuovamente tutto! Un ricco che cade in disgrazia potrebbe aver pagato i conti di molti poveracci, ritrovando la sua libertà grazie alla perdita di tutti i legami con i suoi beni! In sintesi: occhio a ciò che abbiamo a disposizione, perché non è di nostra proprietà esclusiva e, quasi sempre, non sappiamo a cosa serve ciò che abbiamo avuto in prestito dalla vita; di sicuro però dovremo renderne conto al destino attraverso il karma!

 

La realtà è molto più di quanto noi pensiamo che possa essere; il destino agisce, o suggerisce di agire, in base alla realtà e non alle nostre convinzioni in merito!

 

Fino a quando siamo incoscienti il destino opera in modo cieco ed automatico per mantenere la rotta; quando iniziamo ad essere coscienti e responsabili dei nostri atti si apre una nuova possibilità: il destino non è più cieco, ma usa e collabora con il libero arbitrio. Solo in questo caso, cioè quando cominciamo ad essere sufficientemente consapevoli delle nostre azioni, possiamo realmente compiere delle scelte. E queste scelte, a loro volta, sono in grado di intervenire sulle cose e modificare il karma. Cioè sono in grado di modificare o annullare tutte le azioni correttive previste nel karma-destino per riportare quel sistema sulla strada che gli è propria; non saranno più necessarie altre lezioni per comprendere quello che c’è da fare. Abbiamo chiaro quello che è necessario fare e possiamo scegliere liberamente se farlo oppure no conoscendo bene quali saranno le conseguenze in ogni caso; non creare più debiti o continuare ad accumularne!

 

Nel caso in cui decideremo di fare quello che è necessario, in quella vita le cose rientreranno nel piano previsto; in caso contrario prima o poi il destino attiverà il karma che si presenterà con il conto da saldare!

 

IDP… grazie!

 

Questo è un argomento assai dibattuto in questi tempi di grandi cambiamenti!

 

IDP… mia figlia compie gli anni il 21 dicembre 2012 … e mi ha detto: proprio nel giorno in cui compio gli anni deve essere prevista la fine del mondo? …

 

Il “bello” di queste cose, delle ricorrenze, è la capacità di cantarci una continua ninna nanna dal motivetto ipnotico, è che diamo delle valenze speciali a date e numeri che sono esattamente le stesse di tutti i giorni; per esempio Natale. Noi celebriamo questa ricorrenza ogni anno alla stessa data senza ricordarci che il suo vero significato è quello di una nascita interiore che può avvenire una sola volta in un qualsiasi istante della vita di un essere umano. Senza ricordarci che la vera nascita dell’essere umano non è quella biologica ma è quella interiore, la rinascita del sistema dell’essere umano che può avvenire solo dopo quella biologica! Una rinascita di ciò che è Originale e può nuovamente manifestarsi nella materia!

 

Si chiude un ciclo di vita incosciente e si apre un ciclo di vita cosciente!

 

Dobbiamo recuperare la capacità di vedere nelle cose di cui disponiamo i segni indicatori della loro vera ragione di essere! Che senso ha pensare all’inizio di un nuovo anno, se non avviene un cambiamento rispetto al precedente? Se non c’è cambiamento è solo la continuazione di quello vecchio! Vale lo stesso per noi ad ogni nostro compleanno; cosa è veramente cambiato che valga la pena di notare, che non sia semplicemente il riprodurre questo o quel modello di comportamento in relazione al tempo trascorso? Per quanto ci siano molte persone che hanno festeggiato molti compleanni si vedono ben pochi adulti!

 

Certe situazioni non sono solo occasione di ricerca di una mera felicità o il ricordo di una felicità originale andata perduta o di un qualcosa di cui neppure sappiamo se è realmente esistito o a cosa si riferisce; pensate all’aumento dei casi di depressione durante le festività!

 

La spiegazione corrente di questo fatto è che durante i periodi in cui “tutti sono felici”, chi non si ritiene tale sente ancora di più la sua infelicità! C’è chi si accontenta di questa possibile spiegazione; ma c’è anche ci cerca una soluzione al problema ponendosi alcune domande essenziali! Che cosa è la felicità? C’è qualcuno che può dirsi veramente felice in modo durevole?

 

È per questo che è stato impiegato cosi tanto lavoro di ideazione ed evoluzione dell’essere umano da una parte, e insieme dell’intero universo? Perché questo essere possa per un istante sentirsi felice come pensiamo sia giusto? Mi sa che sarebbe un ben scarso obiettivo! Tutta questa complessità e potenza concentrata in un essere che interagendo con tutto l’universo giunga per un istante ad una condizione di appagamento sensoriale?

 

Mi sa che qualcosa ci sfugge!

 

 

 

Prosegue nel prossimo articolo 6.3 di n dal titolo:

conviene assaggiare il contenuto del barattolo prima della scadenza

 

Foto e testo

Pietro Cartella

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