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L’uomo, i misteri e l’ignoto

Dialoghi sul senso della vita – 6.10 di n.

Mal comune, mezzo gaudio!

19 Dicembre
11:00 2019

Prosegue dal precedente articolo dal titolo: quanti tentativi, quante battaglie.

 

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Nessuno sceglierebbe di soffrire volontariamente se non per qualche situazione patologica!

 

Torniamo al discorso della scelta tra due lavatrici: non ci chiediamo più se la lavatrice ci serve davvero per lavare l’unico panno che ci serve per quella settimana; tuttavia se la lavatrice si rompe, non laviamo più il panno a mano, ma prima chiamiamo il tecnico che ci ripara la lavatrice a pagamento e poi laviamo il panno con la lavatrice! Poveri noi se facciamo così con tutto! Diventiamo una multinazionale delle cose inutili e costose per lavare un panno!

 

IDP… torniamo a parlare di un genitore con un bambino ammalato … vedi telethon … di questo bambino di due anni … genitori giovani con questo figlio che adorano … che in questo momento devono sperare soltanto che attraverso la ricerca si trovi un rimedio alla malattia del figlio …

 

Ma vi rendete conto!

 

IDP… lo so! … mi rendo conto! …

 

Ma vi rendete conto!

 

IDP… quando si ha un figlio piccolo … si arriva a dire delle cose che non oso neppure pensare …

 

Dunque, vi rendete conto? Vi rendete conto che noi facciamo tutto questo per una ragione! Non per il figlio, ma per quello che comporta a noi ciò che ha nostro figlio! Solo che non vogliamo prendere in considerazione questa possibilità. Del figlio di un altro che è nella stessa situazione non ci interessa neanche un po’ (o almeno non nello stesso modo!).

 

IDP… ah, no! non è vero!

 

IDP… non è vero! …

 

IDP… non come per il mio, sicuramente! …

 

IDP… io sono tre giorni che sto male perché è morta una signora che salutavo appena … sono tre giorni che la penso prima di andare a dormire …

 

IDP… e allora torniamo al discorso dell’aborto … quando da una ecografia si vede che il proprio bambino ha delle cose che quando nascerà sarà menomato allora arrivi al punto di dire … preferisco abortire prima che questo avvenga … così non soffre perché non c’è più … ma quello …

 

Non il bambino, ma il genitore! …

 

IDP… no! …

 

Non il bambino, ma il genitore! Sotto sotto, il genitore vuole evitare per prima la propria sofferenza, poi semmai quella del figlio.

 

IDP… no! Perché poi un domani quando non ci sarò più … chi baderà a lui?

 

Su queste cose abbiamo subito un lavaggio del cervello al punto tale che non sappiamo quello che diciamo; eppure cerchiamo di spiegare perché abbiamo un tale punto di vista!

 

Su questi presupposti distorti è stata fondata la società dalla quale dipendiamo! È su questo che noi siamo chiamati a riprenderci la nostra responsabilità! Non è vero che il bambino soffre quello che noi diciamo; certo soffre come chiunque di fronte alla situazione che il destino gli sottopone, ma è diverso da quello che noi diciamo!

 

Per chiunque di noi la nascita di un bambino che necessita di cure per tutta la vita vuol dire un impegno che nessuno si prenderebbe se fosse libero di scegliere; accettiamo la situazione per mettere a tacere il nostro senso di colpa e tutte le implicazioni del pensare borghese alle quali siamo abituati. Certo non lo ammetteremo mai, neanche sotto tortura! Infatti piuttosto ci faremo, e ci facciamo, torturare tutta la vita! Ormai siamo talmente omologati a pensare e comportarci in un certo modo che non possiamo fare altro se non giustificarci!

 

Cerchiamo il sostegno emozionale degli altri per scacciare il chiaro senso di colpa che un pensiero diverso ci farebbe nascere! Ci infettiamo l’un l’altro, così … mal comune, mezzo gaudio! Così partecipiamo ad associazioni, andiamo a trasmissioni televisive, scriviamo al ministro che per altre ragioni non ci avrebbe degnato di risposta, perdiamo il lume della ragione, quel poco che ci è rimasto!

 

Diventiamo preda del business delle emozioni condito da buonismo e condivisione, stimolati sempre più dalla facile comunicazione attraverso i mass media come amplificatori. Ma alla fine delle vere esigenze del figlio handicappato nessuno si è mai veramente interessato!

 

Diventa qualcosa che caratterizza la nostra vita di società come l’ostentazione di una fuoriserie rossa! Lo so che non siete d’accordo, però non sono qui a cercare consensi, solo a mettere in mezzo a noi un altro modo di veder le cose per chi vuole e può farlo!

 

Pensate a quante cose noi costringiamo gli altri a fare per soddisfare le nostre esigenze emozionali e comportamentali e capirete come si fa in fretta a trasformare un paradiso in un inferno!

 

Le maggiori tensione e le peggiori violenze accadono in famiglia! Inutile tentare di nasconderci come gli struzzi! Se per la malattia rara di un bambino (ma sull’argomento malattia rara ci sarebbe molto da dire come nuovo business della sanità e della ricerca rispetto al fatto che da qualche decennio tutte le malattie sono di tipo personale) si mette in piedi tutto l’ambaradan della ricerca e della sanità e si sovvenzionano le loro attività ( torniamo a rivedere lo schema a blocchi utilizzato per comprendere come sia la società che per giustificare i propri bisogni ha necessità che esistano i malati, ad esempio malati di Alzheimer). Non voglio dire che sia solo tutto così, ma se ci riflettete su e osservate, vedrete cose che non avevate mai visto anche se sono sempre state sotto gli occhi di tutti!

 

Ci stiamo costringendo reciprocamente a tenere in vita questo inferno solo perché non vogliamo neppure fare la fatica di concepire che non sia l’unica possibilità che abbiamo! Preferiamo perseguire abitudini mortali!

 

IDP… a chiudere gli ospedali ci sta pensando il governo! … poi vedremo che succede …

 

IDP… torniamo indietro! … alla vecchia situazione di cinquanta anni fa!

 

Scusate, ma se tutto questo fosse avvenuto come cinquanta anni fa senza che voi lo sapeste attraverso i mass media che cosa sarebbe realmente cambiato per voi?

                            

IDP… niente! …

 

Perfetto!

 

IDP… volevo riprendere una affermazione fatta poco fa … rispetto al fatto che vivere così, è vivere in modo superficiale! … per me non è così … il modo superficiale può proprio farsi prendere dalle emozioni … e rimanere su quelle emozioni! … questo non vuol dire non vivere le emozioni, eh … tu le vivi, puoi arrabbiarti, magari … per una cosa …

 

Certamente!

 

IDP… anche appassionarmi …

 

IDP… ma se tu … almeno a me succede … se tu ti rendi conto perché ti arrabbi … che cosa mi scatena quella cosa … allora diventa un conoscere se stessi su quella roba che ti ha fatto arrabbiare … perché se non te ne rendi conto continuerà a succederti mille volte … se non capisci che cosa è che ti fa arrabbiare … non è che non vivi l’emozione … capisci perché a te fa quell’effetto … perché non c’è nessuno al mondo che può fare qualcosa che ti fa arrabbiare … quando ci succede è perché è legato a qualcosa di nostro … ma se conosci te stesso … è possibile che la prossima volta te ne rendi conto pur vivendone l’emozione …

 

IDP… forse mi avete fraintesa, eh! … meglio fare un esempio! … prendiamo Madre Teresa di Calcutta … che ha fatto quello che ha fatto … ma quella donna lì, pur vivendo in oriente … e pur avendo una cultura, se non sbaglio era Albanese, una cultura simile a quella del nostro relatore … sto scherzando … era una battuta, eh! (risate)…per fare quello che ha fatto ha dovuto metterci tutta la sua passione, tutta la sua … cioè veniva sì da un qualcosa … riesce a capirmi? … se io … anche la rabbia … penso che se non mi arrabbio nel vedere uno che muore per la strada non riuscirò a reagire e a fare qualcosa … 

 

Questo è corretto!

 

IDP… meno male perché cominciavo a pensare di essere un pochino … visto che venerdì scorso sono venuta qui e ho trovato tutto spento … pensavo alla demenza senile … sono venuta apposta dalla campagna per una serata che non c’era!

 

Questo è corretto!

 

IDP… però io penso che lei abbia capito quale fosse il compito che doveva svolgere …

 

Questo è corretto! Ciò che è errato, non necessario, inutile o perfino dannoso, è attaccarsi a questo! È continuare a vivere di questo come se il tempo si fosse fermato a quell’episodio!

 

IDP… senza attaccamento non si riesce a far bene una cosa! … io nella mia vita ho fatto tante cose … ma se non ci mettevo tutta me stessa e mi attaccavo … le cose non venivano mai bene! …

 

Ha detto due cose che sono l’antitesi una dell’altra! ….

 

IDP… ma io sono tutta un’antitesi! … non so se l’avete capito! …

 

Mettere tutto se stesso è giusto per tutto il tempo che serve, solo che poi l’attaccamento ci tiene incollati oltre il tempo necessario anche quando non serve più; così la giusta dose di medicina si trasforma in enorme dose di veleno! Madre Teresa di Calcutta ha detto una cosa molto interessante alla fine dei suoi giorni; ha detto: “ho fatto tutto questo perché credevo in Dio; però l’ho cercato tutta la vita ma devo dire che è stato un fallimento”!

 

IDP… sì, ricordo di aver letto questa intervista! …

 

IDP… anch’io!

 

Non mi ritrovo in alcuna persona in particolare, ma in tutte le persone, altrimenti non sarei qui. Se dico voi siete me e viceversa sembra che voglia fare la barba a qualcuno; però è così!

 

IDP… volevo chiederle una cosa … non le è mai capitato di sentirsi solo nell’universo? …

 

No, io non mi sento solo … sono solo! Io sono solo!

 

IDP… e pensare che tutti quelli che ci sono intorno a lei sono finti … pensare che lei è finto … non esiste! …

 

Io sono solo … fino a quando continuo a pormi questa domanda!

Non lo sono più quando non me la pongo. Infatti solo quando con gli occhi di questo strumento che sta parlando guardo davanti a me e non vedo me, ma vedo voi dico: io non sono voi, perché vi vedo mentre non vedo me!

 

 

Prosegue nel prossimo articolo 6.11 di n dal titolo:

chi vedo quando mi guardo allo specchio?

 

Foto e testo

Pietro Cartella

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