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Cultura

1937. Come l'Italia costruiva le strade in Africa

Primo volume della collana storico coloniale "Romanamente". Un documento del 1937 che testimonia la costruzione in Somalia della strada asfaltata Baidoa-Lugh.

11 Novembre
11:00 2019

Centinaia di migliaia di km di strade sono state realizzate dall’Italia nelle colonie: dalla Libia all’Eritrea e dall’Etiopia alla Somalia, per fini commerciali, politici e militari.

Perché? Perché è sufficiente analizzare la storia dei grandi imperi dell’antichità per constatare come con lo sviluppo della rete stradale di un popolo sia andata di pari passo la fase di espansione territoriale e di progresso culturale.

Il testo che segue è estratto dal dossier “Romanamente – Come l'Italia fascista costruiva le strade in Africa” ordinabile via mail a ilfarodimussolini@libero.it. Questo primo volume fa parte della collana storica "Romanamente".

È sufficiente analizzare la storia dei grandi regni nell'antichità per constatare come con lo sviluppo delle rete stradale di un popolo sia andata di pari passo la fase di espansione territoriale e di progresso culturale. Infatti se osserviamo il sistema stradale delle colonie italiane noteremo che ebbe uno sviluppo direttamente collegato all'occupazione territoriale, alle necessità di garantire un'ottima circolazione commerciale e ai fini politici.

Infatti la possibilità o meno di sfruttamento di un territorio, sia esso coloniale o metropolitano, dipende quasi sempre soltanto da una buona organizzazione delle vie di comunicazione che permettono il collocamento dei prodotti sui mercati.

Realizzare favorevoli vie per i prodotti, assicurando loro i mercati, vuol dire stimolare l'incremento della produzione e a sua volta del consumo per la prosperità della colonia e della Stato.

Nei primi decenni della presenza italiana in Somalia, risalente al 1889, la rete delle strade realizzate a fondo naturale percorribili da automezzi raggiungeva i 3.300 km., con uno sviluppo annuale medio di 135 km.

Con l'avvento del governo fascista, durante il governatorato di Cesare Maria de Vecchi di Val Cismon (8 dicembre 1923 - 1º giugno 1928), lo sviluppo medio annuale raggiunse nel periodo 1922-1926 la media di 350 km. e nel periodo 1926-1927 i 1.000 km., cifra che si mantenne costante anche negli anni successivi.

Nel 1930, con il governatorato di Guido Corni (1º giugno 1928 - 1º luglio 1931), fu raggiunto il massimo sviluppo annuale della rete stradale con la cifra di 1.180 km.

In totale nel primo decennio fascista la rete stradale venne implementata di altri 7.000 km., raggiungendo alla fine del 1931 la cifra globale di 10.100 km.

La dorsale principale correva da Bender Cassim (oggi Bosaso) sul Golfo di Aden, fino a Chisimaio passando per Mogadiscio (1.395 km.), solcava tutta la Colonia per 1.500 km. A questa strada si collegavano numerose vie radiali che si staccano per collegarla ai punti più vitali, dai centri di produzione a quelli di scambio, dai mercati minori dell'interno a quelli maggiori della costa.

Sulla Mogadiscio-Bender Cassim venne messo in funzione un servizio mensile di corriere per il trasporto di passeggeri e di posta in coincidenza con il servizio marittimo Bender Cassim-Aden e col postale delle Indie (della Compagnia Marittima Italiana); inoltre erano stati attivati due servizi trimestrali, l'uno per trasporto passeggeri e merci, l'altro per trasporto sole merci con autocarri pesanti.

Essendo l'impostazione della rete stradale in Somalia stata basata essenzialmente su criteri militari di difesa del territorio (presa di possesso dell'Oltregiuba nel 1925 e pacificazione dei Sultanati di Migiurtinia e Obbia tra il 1926 e il 1927), e su criteri di natura politica e commerciale, il sistema viario della colonia rivelava un'armonica articolazione che lo rendeva atto a molteplici compiti cui doveva servire: facilitare e stimolare l'attivazione del traffico verso i preesistenti mercati somali e verso la frontiera per facilitare gli scambi con le popolazioni d'oltre confine con un'ampia organizzazione di servizi automobilistici.

Così la rete stradale somala, negli anni 30, poteva attuare sia il principio della difesa sia quello non meno importante del commercio, entrambi espressioni “romane” di progresso e di civiltà.

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