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Cronaca

La marcia nuziale di Vittorio Emanuele III: un capolavoro

L’incarico per la parte musicale fu affidato a Marco Enrico Bossi, celebre organista e compositore. Che idẹ una Missa pro Sponso et Sponsa di grande bellezza.

15 Novembre
10:30 2019

L’11 novembre di 150 anni fa nasceva a Napoli da Umberto I e da Margherita di Savoia il terzo re d’Italia, il cui regno durò 46 anni, dall’inizio del Novecento a poco dopo la fine della seconda guerra mondiale: Vittorio Emanuele III (1869-1947).

 

La sua figura, la sua clamorosa virata e le sue implicazioni con Mussolini, la conseguente fine della monarchia, come pure l’ascesa dei Savoia lungo la storia dalla contea fino al regno, i re divenuti poi costituzionali di Piemonte e d’Italia, Umberto I autoritario e «buono» e così via sono temi di polemiche mai del tutto risolte.

 

Ma lasciamo ad altri queste discussioni e limitiamoci a profittare di questo anniversario per parlare di rito di matrimonio, anzi di musica e canto durante la liturgia nuziale. Lo spunto è suggerito proprio dalle nozze che il principe ereditario Vittorio Emanuele di Savoia celebrò con la principessa Jelena [Elena] Petrovic del Montenegro il 24 ottobre 1896.

 

Cinquemila invitati, tra cui montenegrini in costume nazionale, egiziani e arabi, cosacchi e scozzesi, dame del Giappone e ambasciatori europei. Dove raccoglierli dopo il rapido atto civile celebrato al Quirinale?

 

I liberali propongono una cappella interna al Quirinale o al Pantheon, ma re Umberto preferisce chiederlo alla Santa Sede con la quale, ancora «prigioniera della questione romana», desidera ripristinare un buon rapporto. Il profumo d’arancio si spanderà nella Basilica minore di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri alle Terme di Diocleziano, addobbata dall’architetto Giuseppe Sacconi, autore del Vittoriano (cfr. Cristina Siccardi, Elena, la regina mai dimenticata, Paoline Editoriale Libri, 1996, pp. 63-64).

 

E la musica? Poiché manca un organo proporzionato alla basilica michelangiolesca, si incarica un organaro cremonese, Pacifico Inzoli, del trasporto d’andata e ritorno e delle revisioni di un organo (trainato da 12 buoi) dato in prestito dalla Basilica di San Paolo fuori le Mura.

E chi chiamare a organizzare e dirigere la parte musicale?

 

Il ministro della Pubblica Istruzione, Emanuele Gianturco, giurista e musicista (rara avis: nel luglio 1879 si laureò brillantemente in giurisprudenza e si diplomò in composizione con lusinghieri risultati), affida subito l’incarico ufficiale a Marco Enrico Bossi (1861-1925), celebre organista e compositore.

Ne era divenuto amico personale tra il 1890 e il 1895, anni che il musicista trascorse insegnando armonia e organo al conservatorio di Napoli, prima di trasferirsi al Liceo Musicale «Benedetto Marcello», a Venezia, per diventarne direttore, nonché docente di organo e di composizione (cfr. G. Fronzuto, Organi di Roma. Gli organi delle quattro basiliche maggiori, Leo S. Olschki Editore, 2008, p. 48).

 

Compositori di fama ricevono spesso la commissione di scrivere musica per nozze illustri; come nel 1981, per citare un caso popolare, quando il compositore gallese William Mathias (1934-1992) scrisse Let the People Praise Thee, O God, op. 87, per il matrimonio di Carlo d’Inghilterra con Diana Spencer.

 

Nel 1896, per le fauste nozze del principe di Napoli (titolo del futuro re) con Elena del Montenegro, Marco Enrico Bossi compone la Missa pro Sponso et Sponsa, op. 110, che comprende i seguenti numeri:

Graduale, a quattro voci e organo, con l’insuperabile poesia del Salmo 127,3: «Uxor tua sicut vitis abundans in lateribus domus tuæ. Filii tui sicut novellæ olivarum in circuitu mensæ tuæ», cioè «La tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa; i tuoi figli come virgulti d’ulivo intorno alla tua mensa»;

Offertorio, a cinque voci e organo, con testo desunto dal Salmo 30,15-16: «In te speravi, Domine: dixi: Tu es Deus meus: in manibus tuis tempora mea», cioè «Io confido in te, Signore; dico: “Tu sei il mio Dio, i miei giorni sono nelle tue mani”»;

Communio, a sei voci e organo, il cui testo è tratto ancora dal Salmo 127,4-6: «Ecce, sic benedicetur omnis homo, qui timet Dominum: et videas filios filiorum tuorum: pax super Israel», cioè «Ecco com’è benedetto l'uomo che teme il Signore. Possa tu vedere i figli dei tuoi figli! Pace su Israele!»;

Marcia Nuziale «Savoia-Petrovic» per organo, nobile pezzo, trascritto in seguito per orchestra da Karl Müller-Berghaus e per banda da Alessandro Vessella.

Completano il programma musicale (Introito, Kyrie, Gloria, Alleluia, Sanctus, Benedictus e Agnus Dei) brani di canto gregoriano e di Giovanni Pierluigi da Palestrina.

 

Le cronache del tempo (I. Valetta ne La vita italiana: Rivista illustrata, fasc. 12, 1896, p. 542), che ci segnalano anche la Benedizione nuziale, op. 30, per organo di Giovanni Sgambati dopo la comunione, elogiarono le pagine di Bossi:

All’altezza dell’ispirazione palestriniana: tanto il Graduale, che l’Offertorio, che il Communio hanno di quella meravigliosa musica antica, sempre rifulgente di severa bellezza, la maestria dell’impianto, il tipico andamento, il colore: non è piccola soddisfazione il constatare come abbiamo oggidì artisti di polso, i quali predicano verbis et operibus [con parole e opere, ndr], come il Bossi, che dell’alta opera della restaurazione della musica religiosa è uno dei più convinti, laboriosi ed autorevoli fautori.

 

Parimenti del Bossi è la marcia nuziale, eseguita dall’autore stesso alla fine della cerimonia a Santa Maria degli Angeli, ed è composizione che alla serietà del carattere sacro unisce una simpatica idealità, una freschezza di contorni, una fluidità di condotta che di rado si riscontrano in questo genere, dove il convenzionalismo ha imperato spesso, anche quando gli autori hanno avuto di mira l’obiettivo lodevole di allontanare tutto ciò che sapesse di teatrale e di mondano.

 

Ad accompagnare musicalmente la benedizione nuziale ha pensato Giovanni Sgambati, e lo ha fatto con quell’eleganza che è insita nel poderoso compositore romano: una soave serenità è la nota di questo breve lavoro, che in tutti i suoi particolari dimostra l’unghia del leone, un’unghia che all’occasione sa diventare une patte de velours (una zampa di velluto, ndr).

 

Se oggi ci rattrista il degrado musicale nella liturgia del matrimonio, ci consola la musica di Bossi.

 

Massimo Scapin

 

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