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Scontri tra due Italie

Da quello generazionale a quello tra dipendenti e autonomi sino al classico Nord-Sud: l'eterna sfida tra due Italie

17 Novembre
11:30 2019

Che la politica si divida tra destra e sinistra, perché ormai del centro si sono perse le tracce da un pezzo, è una realtà che vige in qualsiasi Nazione, o quasi, perché in fondo vi sono sempre delle profonde divisioni tra la concezione di Stato e società; tuttavia, negli ultimi anni, si fa sempre più marcata la divisione sociale tra altre Italie.

La crisi che ci portiamo dietro da quasi dieci anni, cui si aggiunge una quasi ventennale incapacità dei nostri governanti, indipendentemente dal colore politico, di avere una visione di lungo respito sul futuro del Belpaese, sta creando sempre più divisioni di diveso tipo.

L'ultima in ordine temporale è quella tra lavoratori dipendenti e autonomi, due suddivisioni che la politica tende a inasprire ulteriormente, passando dalle proposte di destra di una flat tax di cui beneficierebbero maggiormente gli autonomi, per arrivare alle proposte di sinistra tese a promuovere un forse esagerato assistenzialismo (naspi, cigo, cigs, reddito di cittadinanza, reddito di inclusione, ...) cui si affianca l'idea che chi è libero professionista è un evasore.

Tutto ciò non fa che creare dissaporti tra le due categorie, benché la vera cosa che le accomuna sembra essere la crisi, soprattutto in un Paese come il nostro in cui la stragrande maggioranza delle imprese ha meno di dieci dipendenti e quindi fatica ad andare avanti tra tassazioni e burocrazia, un grande esercito di piccole partite iva che avrebbe bisogno di essere aiutato contro l'assalto delle multinazionali.

C'è poi l'eterna questione Nord-Sud, che recentemente ha visto anche la polemica aperta su quanto dichiarato dal Ministro Provenzano che sostiene come Milano non restituisca quasi nulla all'Italia e che faccia incetta di risorse umane nelle proprie Università e imprese.

Invece di demonizzare chi crea sviluppo e formazione, chi Governa dovrebbe avere in mente un progetto per l'intero Paese, perché se la Lombardia oggi vanta un PIL di gran lunga superiore a qualsiasi altra parte del Paese ciò è soprattutto legato al fatto che quella capacità imprenditoriale non si è mai potuta e voluta sviluppare in altre parti della penisola.

Infine, c'è l'Italia dello scontro generazionale, lo scontro tra una buona parte di pensionati fatto anche di baby pensionati, di pensioni d'oro, ma più semplicemente di pensionati contro quei giovani che rischiano di non vederla nemmeno una pensione dignitosa e allora anche lì bisognerebbe rivedere meccanismi, invece di scannarsi su APE, esodati, quota 100, fondi privati di integrazione; il vero quesito è come mai non si riescano a creare le condizioni affinché i giovani di oggi possano avere un lavoro stabile, dignitoso e con prospettive.

Di Italia, dunque, ce n'è una sola e le forbici sociali, economiche e generazionali sono solo il frutto di una cattiva politica che non riesce a dare speranza a un Paese che trova in una lotta tra poveri la scappatoia per rintanarsi in questo o quello status sociale, salvo poi comprendere che la barca che affonda è sempre la stessa, che ci si trovi a poppa o a prua.

 

 

 

 

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