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Cronaca

L’EDITORIALE DELLA DOMENICA DI CIVICO20NEWS - Francesco Rossa: il tormentone del voto anticipato. Bufala o realtà?

Emerge lo spauracchio della riduzione dei parlamentari

24 Novembre
09:00 2019

Qualcosa di grosso e di risolutivo starebbe covando sotto la cenere in modo particolare all’interno del M5S. La rivolta dei gruppi parlamentari e di molti “militonti” nei confronti di Di Maio sta uscendo fragorosamente allo scoperto, Nelle ultime ore, con il ritorno di Grillo a Roma, si attendevano dichiarazioni roboanti da parte del comico, ma la vera resa dei conti, dopo le dichiarazioni distensive e di facciata del duetto Grillo – Di Maio, è assai probabile che sia rimandata all’indomani del voto del 26 gennaio per il rinnovo del consiglio regionale dell’Emilia Romagna.

Il “caso Di Maio”  potrebbe rappresentare la goccia che fa traboccare il pitale dell’indecenza di questa governo, già incagliato nell’affaire Ilva, nella dispendiosa inconsistenza dimostrata nel gestire la crisi Alitalia, per non parlare dell’assenza della Politica Estera.

Mai come in questo periodo ci possiamo fregiare della prerogativa di Paese burletta sullo scenario internazionale, con la Magistratura che ce la sta mettendo tutta per gareggiare con la Politica nel contendersi il primato delle contraddizioni tra le Procure e l’inaffidabilità.

Da alcuni giorni, nella maggioranza rossogialla si è incominciato a parlare di elezioni anticipate, vuoi per minacciarle (Zingaretti e settori dei 5Stelle) vuoi per esorcizzarle (Renzi  e altri).

Quale è la situazione maggiormente attinente?

La minaccia di elezioni anticipate rivela anzitutto lo stato di tensione e lo sfilacciamento crescente dei rapporti in una alleanza che non ha mai saputo trovare un comune sguardo sul futuro, nè una prospettiva condivisa da proporre agli elettori.

 E l’emergere di problemi nuovi ed enormi come la già citata crisi dell’ ex ILVA, o l’incancrenirsi di problemi vecchi come la crisi di Alitalia (siamo ormai certi dell’ennesimo finanziamento pubblico da 300 milioni) suggeriscono ai maggiori partiti al Governo, di calcolare se sia preferibile sfidare oggi le urne sapendo di uscirne sconfitti, ma cercando di limitare le perdite, o trascinarsi per anni verso il mitico ‘23 che garantisce l’elezione del Presidente della Repubblica, ma rischia di azzerare i consensi.

Non è un caso che il discorso sulla possibilità di elezioni anticipate sia uscito con più forza dalla bocca del segretario del PD Zingaretti. I quadri dirigenti del Nazareno sono stufi di fare la parte dei responsabili nel governo, quelli che cercano soluzioni condivise e un linguaggio unitario rinunciando alle proprie ragioni di parte, mentre gli altri di maggioranza inseguono i propri obiettivi di bandiera e se ne fregano di avvalorare l’immagine di un governo diviso per bande.

Si vagheggia di un’intesa già stipulata tra Zingaretti e Giorgetti, a nome della Lega, per andare alle urne dopo le elezioni in Emilia Romagna. È vero che un accordo Salvini-Zingaretti per andare al voto ci fu già ad agosto, ma allora fallì perchè Zingaretti non controllava i gruppi PD che si ribellarono alla fine anticipata della loro legislatura.

Oggi invece, dopo la scissione di Renzi, Zingaretti e i suoi hanno in mano il partito, e i sondaggi non sono affatto negativi, tanto che tutti o quasi i parlamentari potrebbero essere rieletti.

Idem tra i grillini, c’è chi non vedrebbe di cattivo occhio le urne con l’obiettivo di risolvere il problema della leadership, facendo fuori Di Maio, e di sognare un nuovo inizio all’opposizione dopo la disastrosa prova nei due governi di questa legislatura e l’inevitabile  bagno di sangue elettorale.

E’ invece contraria “Italia viva” che non riesce a decollare nei sondaggi e rimane bloccata a meno del 5%. Per Renzi, le elezioni a primavera segnerebbero la fine dei sogni di gloria, da qui l’accorato appello  perchè l’alleanza non dimentichi che occorre arrivare al ‘23 per non consegnare a Salvini anche il Presidente della Repubblica.

Renzi si rivela un omuncolo da avanspettacolo che è passato da punzecchiatore e provocatore quotidiano nei confronti di Conte a suo massimo sostenitore, che gli fornisce idee e piani per governare “tutto il tempo a Conte finchè Italia viva riuscirà a decollare”.

Bisogna comunque tener presente almeno altri tre fatti. Anzitutto Mattarella non concederà comunque le  elezioni finchè la manovra non sia approvata anche dalle autorità europee, che già hanno preannunciato osservazioni.

Poi c’è l’intreccio costituzionale provocato dall’approvazione della legge che cancella 345 parlamentari. Le firme per chiedere il referendum confermativo sono pronte. Appena saranno presentate, dovrà essere fissato il giorno della consultazione popolare entro 70 giorni, e poi ci vorranno due mesi per disegnare i nuovi collegi, e solo dopo potranno essere fissate le elezioni entro 70 giorni. Se si facesse così c’è il rischio concreto di scavallare l’estate.

Oppure prevarrà la tesi, caldeggiata dalla stragrande maggioranza degli eletti, di lasciare al suo destino la riduzione dei parlamentari, unico vero successo dei 5Stelle visto il fallimento del reddito di cittadinanza, così si andrebbe a votare per il numero tradizionale dei parlamentari. 

Già (terzo fatto), ma con quale legge, quella vecchia tanto amata dalla Destra? o con una nuova su cui non c’è ancora nessun accordo? In ogni caso, per capire a cosa andremo incontro, dovremmo attendere  fine Gennaio. Intanto Conte continuerà a galleggiare ed i politicanti ad esibirsi in scenette di pessimo gusto.

Francesco Rossa

Direttore Editoriale

 

 

 

 

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