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UN BON BICER D VIN Cera una volta la Pila

Il libro di Massimo Centini descrive le innumerevoli sfaccettature delle pile, tra l'amarcord e il desiderio di salvare dall'oblio una parte importante della cultura piemontese

25 Novembre
12:00 2019

La recensione di questo recentissimo libro di Massimo Centini, “UN BON BICER ËD VIN… C’era una volta la Piòla” (Editrice Il Punto - Piemonte in Bancarella – Torino – 2019) è stata inizialmente l’occasione per una malinconica riflessione sui cambiamenti della città di Torino: fino agli anni Settanta di piòle ce n’erano ancora tante, in centro e in periferia.

 

Oggi, quelle autentiche, sono scomparse, lasciando il posto ad attività d’altro tipo, trasformandosi in bar anonimi, o al massimo in birrerie alla moda.

 

Ricordo bene anch’io, pur non frequentandole, la loro struttura abbastanza costante che prevedeva un bancone sontuoso e massiccio con dietro la stagera, le sedie impagliate, credenze addossate alle pareti e pesanti tavoli di legno scuro. Il pavimento era fatto di massicce assi di legno, disposte a “tolda di nave”, oppure coperto da vecchie mattonelle esagonali. Il riscaldamento proveniva dalla stufa con accanto il cestone della legna e il tubo per il fumo, detto canon, che attraversava tutta la stanza, solitamente appeso con il fil di ferro.

 

E poi tutta la fauna dei frequentatori...

 

Ecco perché si può considerare benemerito questo libro per la conservazione di almeno qualche barlume della nostra cultura tradizionale: nelle sue pagine le piòle sono descritte nelle loro innumerevoli sfaccettature, tra l’amarcord e il desiderio di salvare dall’oblio una parte importante della cultura piemontese.

 

 

Massimo Centini

 

UN BON BICER ËD VIN… C’era una volta la Piòla

 

Editrice Il Punto - Piemonte in Bancarella – Torino - 2019

 

Pagine 256 - Formato 15×21 - € 15:00

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