Reg. Stampa num.22 del Tribunale Ordinario di Torino - 11 Marzo 2011

redazione@civico20news.it

Di tutto un po'

I colori dell'autunno

la ricerca del bello e la comprensione della Natura

28 Novembre
16:00 2019

Ogni stagione firma con i propri colori il Pianeta sul quale viviamo da migliaia di anni, regalandogli una sorta di impercettibile movimento che lo fa apparire vivo e in continua trasformazione.

Gaia, così i Greci chiamavano la dea primordiale personificante la Terra, era una Entità vivente in equilibrio con il resto dell’Universo, in grado di modificarsi per rispondere alle mutate situazioni ambientali che si stavano creando.

Da un sito presente sul web, dedicato all’argomento in esame, http://www.di.unipi.it/optimize/Courses/MA/0304/lezioni/10_DaisyWorld.pdf, ricaviamo le seguenti informazioni:

L’ipotesi Gaia fu formulata negli anni ‘70 da James Lovelock, un chimico dell’atmosfera, che lavorava presso la NASA alla missione Viking per l’esplorazione di Marte. • L’idea di base è che non è tanto l’ambiente favorevole che ha permesso la nascita della vita, quanto piuttosto che è la vita che ha dato forma all’ambiente sulla base delle sue esigenze. • Secondo questa ipotesi la terra sarebbe un unico organismo vivente di cui l’uomo è solamente una delle sue componenti. • L’ipotesi Gaia suscitò un notevole dibattito, ma fu anche molto discussa e criticata. • Una delle accuse fu di “teleologismo”. La natura, fu detto, non guarda avanti né persegue degli scopi. • Per rispondere a queste critiche, Watson e Lovelock, nel 1983, costruirono il modello DaisyWorld, allo scopo di dimostrare come basti il concetto di Omeostasi per spiegare il complesso equilibrio raggiunto dalla natura, senza la necessità di ricorrere a spiegazioni di tipo teleologico.

Rimandiamo al sito: http://www.oceansonline.com/gaiaho.htm gli approfondimenti per coloro che desiderassero addentrarsi nei meandri di questa suggestiva teoria.

Gaia, secondo questa complessa ipotesi viene vista come un grande organismo vivente in grado di supportare gli effetti di una lunga evoluzione, consentendo la nascita di nuove creature sempre in lotta per la propria sopravvivenza.

Le considerazioni etiche, proposte da molti intellettuali di ogni epoca, hanno sempre cercato di comprendere se vi fosse una giustificazione al cosiddetto “male” che sembra dirigere dietro le quinte ogni momento e ogni fenomeno naturale.

La nostra proiezione, la nostra necessità di trovare sempre delle risposte convincenti ai fenomeni che forse non avrebbero necessità di essere giudicati, ha partorito delle false risposte, spesso creando miti e leggende che l’arte della Parola ha traghettato fino ai giorni nostri.

La Natura è stata così popolata da animali buoni o cattivi, da esseri angelici o demoniaci, da dei onnipotenti in grado di sconvolgere il Pianeta con vulcani e terremoti, con terrificanti tempeste e maremoti.

La necessità tutta umana di cercare delle spiegazioni convincenti o confortanti, ha generato quell’immenso Pantheon di personaggi che hanno popolato tanto i poemi classici quanto le più moderne favole o serie televisive, donando ai creativi di tutti i tempi la più ampia possibilità di raccontare, o di raccontarsi, attraverso l’invenzione o l’intuizione di Realtà, altre, presenti nella dimensione fantastica o forse onirica.

Miti, leggende, racconti fantasy, espressioni artistiche di pittori, scultori, musicisti e poeti, sono solo alcune delle realizzazioni di quelle potenzialità creative presenti in ogni essere umano, che, da quando è nato come essere cosciente e senziente, ha saputo e voluto condividere con i propri fratelli.

I primi colori che l’Uomo ha saputo utilizzare sono stati l’ocra dell’argilla e il nero del carbone, colori con i quali ha dipinto numerose pareti all’interno di caverne, visibili ancora oggi nei più noti siti archeologici.

I colori sono stati momenti di ispirazione e di contemplazione del bello, la cui esperienza diretta ha sempre avuto una concreta sacralità, catalizzando la nascita di quel senso del divino che unisce saldamente ciò che è bello a ciò che è buono.

Sulla percezione del bello si è già detto molto, determinate figure con le loro precise proporzioni possono far emergere una sensazione di grande benessere che percepiamo come buona e giusta, altre figure ci rimandano a disagio o paura.

Dovremo sempre tenere presente gli inquinamenti culturali che ci impongono di applicare parametri etici o intellettuali legati alla pessima abitudine, tutta umana, di giudicare ogni aspetto della realtà che ci circonda.

Forse dovremo esercitarci ad osservare quello che ci circonda con l’animo aperto e privo di pregiudizi, provando a cogliere nei colori e nelle forme della Natura quelle espressioni che ci potrebbero far percepire il senso del bello, unica vera arma contro il male dei nostri tempi, dove volgarità e inadeguatezza sembrano firmare ogni momento della nostra vita.

Fotografie di Giancarlo Guerreri

 

Condividi l'articolo

Autore dell'articolo

Commenti all'articolo