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Parole e Cuore

Sentire la realtà creata dal linguaggio

2 Dicembre
08:45 2019

Parlare non vuol dire comunicare. Scrivere non significa necessariamente trasmettere. Spiegare non implica in automatico il far comprendere agli altri.

Troppo spesso del linguaggio si abusa, convinti che le parole siano solo un modo per trasmettere le idee, e non già parte delle idee stesse. Invece, come del resto suggerito dall’Etimologia (parola deriva dal Latino parabola, ovvero similitudine-accostamento), il linguaggio svolge una funzione plastica: esso crea infatti un campo di sensazioni che agiscono sul cervello emotivo, influenzando la nostra percezione della realtà. E i pensieri così stimolati generano altri pensieri, facendosi materia tangibile nel momento del passaggio dalla dimensione cognitiva a quella dell’azione concreta. “Penso dunque sono” affermava il Filosofo e Matematico Cartesio, introducendo una sequenza logica che fa dell’introspezione (il pensiero) la base fondativa dell’essere (ovvero della nostra proiezione al di fuori di noi).

Nondimeno, a differenza del numero (statico e “neutro” nel trasmettere un significato meramente quantitativo), la parola comunicativa ha un colore e un suono e vibra secondo armonici che sanno toccare le corde del sentimento.

Non vuole far ragionare ma sentire. Non è funzionale a credere bensì all’accorgersi, nell’accezione di agire con il cuore.

Non si limita a trasportare energia cognitiva senza spostare materia, così come accade per il moto ondoso sulla superficie del mare: la parola che si fa comunicazione crea direttamente la materia, liberando e dando forma all’energia che in essa è contenuta. E questo non vìola alcuna legge empirica: nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Basta sapere che non si capisce e sente bene che col cuore, perché ciò che risulta fondamentale per l’esistenza, ovvero l’essenziale, è invisibile agli occhi.

 

(Illustrazione in copertina tratta da Le Petit Prince, di Antoine de Saint-Exupéry)

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