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Scricchiola l段mpero mass mediatico della famiglia De Benedetti

Sic transit gloria mundi

5 Dicembre
12:30 2019

Ha contorni sempre più precisi il contratto di vendita alla Exor dei discendenti Agnelli, da parte della GEDI, l’impero dei De Benedetti che gestisce Repubblica, l’Espresso, La Stampa, il Secolo X!X, Huffington Post, moliti altri giornali locali ed alcune emittenti radiofoniche.

Il gruppo GEDI, nelle mani dei figli di De Benedetti, è stato costretto alla cessione a causa di un eccessivo indebitamento, prodotto soprattutto dal giornale partito (di una volta), Repubblica, che avevano a loro volta acquistato da Eugenio Scalfari al modico prezzo di cento miliardi di lire.

Le copie, tra quelle vendute e quelle distribuite gratuitamente, sono scese sotto le 150mila, e soprattutto si è persa gran parte della sintonia che era stata stabilita per anni con il popolo di sinistra, con l’assunzione di fatto del ruolo che in passato era stato rivestito da L’Unità.

Cosa ha realmente rappresentato l’impero editorialfinanziario dei De Benedetti, ce lo descrive, in modo icastico, Giancarlo Lehner nel suo libro “Storia di un processo politico” da lui pubblicato nel 2003.

Dopo averlo definito “l’impero del male”, l’autore scrive che è “una presenza costante e influente, regia militante degli snodi più drammatici della recente storia italiana, dalla caccia mediatica a Bettino Craxi sino alla martellante campagna contro Berlusconi”.

L’anomalia-prosegue- sta nel fatto che si tratta da oltre venti anni di giornali partito, “La Repubblica” e “l’Espresso,” ai quali si aggiunge, a mò di organo di partito delle procure, il bimestrale MicroMega.

“Pur presentandosi come fogli di informazione e di opinione, fungono da centri di agitazione, propaganda, aggregazione, tesi soprattutto a dettare linee politiche e strategie alla sinistra comunista ed a quella cattolica, ai sindacati, alla Confindustria, alle Procure al CSM, all’universo mondo sociale, politico, finanziario, imprenditoriale.

Vi sono stati momenti nei quali gli editoriali di Scalfari hanno dettato insuperabili veti o indicato la retta via alle procure, a Palazzo Chigi, al Quirinale, talvolta anche al Santo Padre e ….a nostro Signore.

“Il messaggio scalfarista, a goccia d’acqua, divide sempre: da un lato l’élite di coloro che insegnano, gli “onesti”, i “giusti”, i “buoni”, gli “esperti”,gli agrimensori dei bisogni reali, tutti di purissima razza: sul lato opposto gli “altri”, ignoranti, malvagi, maledetti, i levantini, i disonesti, insomma la massa degli italiani: o gli stolidi da correggere o pedagoggizzare ovvero il Nemico da battere, incriminare, arrestare, condannare, eliminare e, nell’attesa, da esporre, giorno o dopo giorno, alla gogna mediatica.”

Ora, con la vendita del gruppo editoriale debenedettino alla Exor, c’è da sperare che il vento, almeno in parte, cominci a soffiare in una direzione meno sinistra e meno scalfariana.

Il vecchio Scalfari smetterà probabilmente di colloquiare con il Bergoglio e quindi anche di spiegare al popolo credulo dei suoi lettori il significato recondito delle parole di questo argentino che oggi fa il papa.

Il decrepito ex direttore di Repubblica non ci divertirà più con visioni profetiche da vero guru, come quella che recitava:  “il cavallo sovietico si trova ormai a poche incollature di distacco dal cavallo americano. Nel 1972, l’URSS sarà addirittura passata in testa (SIC!) non soltanto come potenza industriale, ma anche come livello di vita media della sua popolazione”…...

La notizia, come era prevedibile, ha sollevato grande subbuglio tra gli attuali servili opinionisti e redattori dei giornali del gruppo. Non tutti sono sicuri di conservare le cariche ed i privilegi acquistati in tanti anni di assoluta obbedienza, proni od in ginocchio davanti alla vecchia direzione.

Anche perché circola insistente la notizia dell’arrivo di un nuovo Direttore.

Mario Calabresi, in ottimi rapporti con John Elkann, dovrebbe essere il successore di Carlo Verdelli e si dice che abbia da togliersi molti sassolini dalle scarpe.

(immagini Le Figaro - gosch.pl)

 

 

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