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L’uomo, i misteri e l’ignoto

Dialoghi sul senso della vita – 7.2 di n.

Interpretazioni, credenze; comunicazione e comprensione. Capacità veicolate dal sangue come caratteristiche ereditarie della coscienza.

5 Gennaio
11:00 2020

Prosegue dal precedente articolo dal titolo: A chi e a che cosa serve quello che stiamo facendo?

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Questo mondo è tenuto in piedi da regole ferree: per esempio il bene e il male sono due facce della stessa medaglia; l’uno non può esistere senza l’altro. Quindi qualunque cosa si faccia nel nome dell’uno, comporta anche la creazione della sua controparte quale reazione uguale e contraria. La saggezza popolare recita così: “non tutto il male vien per nuocere” oppure “non è tutto oro quel che luccica”!

 

L’equilibrio tra il bene e il male è l’elemento che domina ogni nostra espressione, dalla più sottile alla più grossolana; nessuno che viva sulla terra può agire senza coinvolgere tutti due gli aspetti, positivi e negativi, che formano le cose.

 

Molte volte ho ricordato quanto male facciamo agendo a fin di bene in buonafede. Questo non significa che bisogna astenersi dal fare qualsiasi cosa, ma fare solo quello che serve veramente e non fare a cuor leggero ciò che “tanto male non fa”, classificando azioni come innocue, incapaci di generare conseguenze, solo perché se ne ignorano le capacità di interagire, poco o tanto, con tutto.

 

Accettare di fare la propria parte è così difficile?

 

Parrebbe di sì, visto quanto pochi sono stati coloro che lo hanno fatto!

 

Ma agire “a capocchia”, come facciamo quasi tutti, sembra più facile solo perché non ci rendiamo conto delle conseguenza che provoca, abituati come siamo ad addossarne la colpa agli altri! Per una delle tante stupidaggini commesse sorridendo, continuiamo a cercare di porvi rimedio tutta la vita! Pensate a come vanno a finire la maggior parte dei matrimoni!

 

Tutti coloro che hanno accettato di fare la propria parte ne hanno testimoniato; hanno attraversato l’esperienza nel mondo accettando responsabilmente le sue regole senza diventarne schiavi!

 

Se avete voglia di fare delle ricerche troverete molte analogie tra questi personaggi: per esempio molti sono nati in modo particolare da una “madre vergine” e poi sono dovuti rinascere per diventare “esseri umani originali”.

 

Qui le cose si complicano un po’, non perché lo siano veramente, ma solo perché noi abbiamo qualche problema di comprensione; … siamo ancora un po’ duri di comprendonio!

 

Se pensate che non sia così, fate la prova pratica: scrivete una frase semplice composta da almeno sette elementi, poi distribuitela a quante più persone potete e chiedete loro di spiegarvene il significato per iscritto; infine confrontatele!

 

Vi stupirete nel vedere quante interpretazioni possono scaturire da una sola frase; figuratevi cosa riusciamo a comprendere da tutto ciò che sentiamo e vediamo! L’incapacità a comprendere il vero senso delle cose deriva dall’incapacità a comunicare con esse, chiusi come siamo nel nostro pregiudizio di conoscere già tutto ciò che è giusto o sbagliato.

 

Pensate a quante cose sono riportare dagli storici senza che veramente si sappia di cosa si stia parlando; pensate a quante cose non si sanno di tutti quegli individui la cui vita è stata presa in considerazione, anche solo per il periodo ritenuto importante per la storia da narrare. Tutte i nostri ragionamenti e considerazioni relativi sono basati su notizie frammentarie o addirittura false e tendenziose. Per conoscere veramente qualcosa o qualcuno occorre togliere tutti i preconcetti e i luoghi comuni …

 

… in questo modo eviteremo di prendere per vero ciò che sembra solamente vero perché chi lo ha detto gode di una certa autorità che noi gli accordiamo irresponsabilmente senza che se ne abbia diritto!

 

Questo vale anche per noi che solo in questo momento stiamo facendo attenzione a cosa ci sta accadendo; solo in questo breve lasso di tempo in cui ci stiamo sollecitando a vicenda siamo più o meno coscienti di quello che ci accade. Ma anche solo dopo pochi minuti dopo essere usciti da qui, tutto tornerà ad essere confuso nella nebbia delle cose quotidiane.

 

Figuratevi se già è così dopo pochi minuti per argomenti che ci interessano, come questo che stiamo trattando, quale può essere la qualità del ricordo delle cose avvenute migliaia o milioni di anni fa e arrivate a noi attraverso molte traduzioni e interpretazioni! 

 

IDP… quello che è avvenuto prima e dopo la predicazione che Gesù ha fatto è stato raccontato da coloro che lo hanno eletto a simbolo della cristianità …

 

… ma non è detto che chi lo ha fatto abbia veramente compreso il senso di ciò che ha riportato! …

 

IDP… infatti molte cose sono state travisate! … perché prima bisogna poterle comprendere …

 

… va di pari passo con quanto appena detto!

 

Voi potreste essere tutti dei Gesù ma io potrei non accorgermene neppure; solo se fossi come voi potrei riconoscervi! Per poter riconoscere un avaro, occorre essere un avaro; per poter riconoscere un Gesù occorre essere un Gesù; se no si rischia, quasi certamente, di prendere abbagli!

 

Per riconoscere quali opere siano proprie ad un dio occorre essere in grado di fare lo stesso, altrimenti chi garantisce che non siano solo capacità di un illusionista?

 

Forse è ora di fare la nostra parte anche in questo, cioè smetterla di credere a tutte le cose che vengono dette senza averle provate noi stessi; solo così potremo risvegliare in noi una vera fede che non sia credulità più o meno raffinata, più o meno cosciente, più o meno interessata; ne va della nostra vita e della nostra salute!

 

Ecco l’efficacia delle parole: “va’, la tua fede ti ha salvato”, e della pericolosità dell’illusione della fede che ti vende tizio o caio, o della fede in tizio o caio.

 

Questa è la differenza tra perseguire la religione (dal latino re-ligio = ri-legare - legare nuovamente qualcosa che si è slegato, e quindi, per estensione e analogia, perseguire il ritorno all’origine da cui ci si è separati) e cercare la soddisfazione dei sensi religiosamente!

Questa è la ragione dell’esiguo numero di coloro che perseguono “la religione” e della moltitudine che segue “religiosamente”, in modo subdolo e sottile, la soddisfazione del senso religioso, allo stesso modo di quella degli altri sensi!

 

Nel secondo caso non c’è grande differenza tra un flacone di pillole miracolose e i miracoli dovuti ai pellegrinaggi o ai gruppi di preghiera; solo questi ultimi si pagano molto, molto più cari; anzi, non si finisce mai di pagarli neanche dopo morti!

 

E quando non possiamo pagarli noi, lasciamo questa bella eredità ai nostri discendenti, attraverso il legame del sangue!

 

IDP… però a qualcosa si deve credere … se no non si può …

 

Certo! Tutto lo sforzo che stiamo facendo insieme è proprio quello di riattivare la capacità di credere, di aver fede in qualcosa di vero, riconoscibile in quanto lo abbiamo già conosciuto all’origine, non in qualcosa che ci è stato raccontato e che dobbiamo accettare come un dogma o perché ci fa comodo!

 

Quella verità, la cui essenza è unica per tutti, è con noi fin dall’origine; per questo possiamo dire che, più che fratelli, siamo molteplici diverse espressioni di un’unica entità. Nella nostra essenza profonda non esiste il senso di separazione che caratterizza la nostra esistenza corporea; tutto è uno!

 

Per questo si dice erroneamente, non avendone compreso il vero senso, che dopo morti ritroveremo i nostri cari, cioè ci ricongiungeremo ad essi! Perché nessuno è parte a sé indipendentemente da tutto il resto! Ognuno di noi, completamente isolato, morirebbe all’istante non potendo produrre energia vitale da sé stesso!

 

Purtroppo queste informazioni vengono interpretate in modo distorto e si fa di tutto perché diventino fatti reali a qualunque costo, anche diventando parassiti di vita e di esseri viventi!

 

Il principio vitale, cosa che ancora nessuno ha scoperto cosa sia, che ci rende animati e ci sostiene fin dall’origine, non viene mai preso in considerazione. Consideriamo invece le cose che grazie ad esso possiamo fare durante il periodo della nostra esistenza; non sappiamo perché le facciamo e non ce lo domandiamo neppure; ci accontentiamo di fare così perché tutti fanno così!

 

Ma del principio vitale non vogliamo sentirne parlare!

 

Prosegue nel prossimo articolo 7.3 di n dal titolo:

Quella dimensione ignota che è la vera vita.

 

foto e testo

pietro cartella

 

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