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L’uomo, i misteri e l’ignoto

Dialoghi sul senso della vita – 7.5 di n.

Come mai se tutti sappiamo cosa è giusto fare non lo facciamo? È una anomalia che si deve risolvere.

15 Gennaio
11:00 2020

Prosegue dal precedente articolo dal titolo: Vivere secondo la propria regola interiore.

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Quando si diventa coscienti si possono compiere le cose che ci sono proprie, quelle che dobbiamo fare, volenti o nolenti, sapendo quali conseguenze comportano, senza tentare di separare le parti di cui esse sono costituite; per questo quelli che sembrano errori possono essere perdonati! Perché non sono mai errori, sono compimento di processi che ogni volta contengono gli aspetti opposti!

 

In questi contesti a ciascuno di noi viene chiesto di fare ciò che serve a tutti e non solo a noi; facendo ciò che serve a tutti lo facciamo anche per noi stessi!

 

Ciò che serve a noi dipende da quello che facciamo perché serve agli altri!

 

Vi ricorda qualcosa?

 

(fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te!)

 

Come abbiamo detto le parole e le cose sono state travisate!

 

Noi abbiamo dentro questa caratteristica vitale che è ancora collegata all’origine, ma non parla più, non può più farsi sentire perché è messa a tacere, sepolta sotto tutte le sovrastrutture e convenzioni che noi abbiamo in qualche modo accettato in sua sostituzione! Era più comodo così!

 

Ma questa anomala situazione che si è creata non costituisce colpa dell’essere umano biologico poiché è solo uno strumento! Semmai è l’intero sistema che ha qualche responsabilità in merito, ma anche qui … tutto da provare!

 

IDP… è qui che ci sta la famosa frase di Gesù “perdona loro perché non sanno quello che fanno!” …

 

Certamente!

 

IDP… adesso mi torna in po’ tutto! … è difficile capire tutte queste cose … non è semplice! …

 

No, è molto più semplice di quanto crediamo se vogliamo farlo accettandone le conseguenze!

 

Guardate quanti libri intorno a noi; quanto lavoro è stato fatto da così tante persone. Quando saremo disposti a comprendere, potremo prendere un libro qualsiasi e trovare quello che ci serve!

 

Poi però dovremo fare la nostra parte di lavoro che avremo scoperto di dover fare! Se no continueremo a fare la parte dei criceti sulla nostra piccola ruota; “sempre a far girare le stesse cose” (a noi e agli altri).

 

Sì, anarchia … così se prima dovevo finire sul rogo come eretico, ora devo finire in galera come anarchico; tuttavia pragmaticamente conto sul fatto che nessuno si metta d’accordo su chi deve procedere per primo, se chi deve mettermi al rogo o in galera o darmi fuoco direttamente nella cella!

 

Il solito salvifico conflitto di competenza scaricabarile tra autorità, che qualche volta torna utile, non si sa per quali tortuose vie, perfino agli innocenti (ovvero coloro che non hanno colpe, semmai ne esistano ancora!)

 

IDP… però come ha detto lei è una cosa insita in ognuno di noi perché ognuno di noi ha pensato che l’anarchia sarebbe la cosa più bella del mondo … senza regole imposte fare le cose giuste … il discorso è come si fa … questo è l’inganno, no? … ecco perché dobbiamo mettere le regole perché voi siete così incivili … che altrimenti andiamo tutti a scatafascio … 

 

Questo è vero, perché in tutta questa bella storia, manca un elemento chiave: come mai se tutti sappiamo cosa è giusto fare non lo facciamo?

 

Semplice!

 

Perché non si può fare!

 

Non c’è ancora alcuno fra noi in grado di poterlo fare perché, come ci è stato mostrato dai diversi personaggi che lo hanno fatto, per poter arrivare a quel momento topico e riuscire a vivere in quel modo occorre prima … morire e rinascere!

 

A morire e rinascere non è questo corpo come noi lo conosciamo; muore una cosa e ne nasce un’altra; muore l’immagine che abbiamo di noi stessi e rinasce la nostra vera essenza! E ciò che rinasce non ha bisogno delle regole; è essa stessa la REGOLA che le contiene tutte perché è la VITA!

 

Non avendo più idea di cosa sia la Vita, abbiamo sostituito la Vita con delle regole assurde!

 

IDP… questo non si fa, quello non si fa … perché altrimenti …

 

IDP… le regole ci limitano … limitano la mia libertà … ma se io porto avanti la mia libertà a cozzare contro la libertà del mio vicino di destra o di sinistra … l’unica alternativa è che ci siano delle regole!

… oppure bisognerebbe vivere in un mondo diverso dal nostro! …

 

No, no!…”perdona loro perché non sanno quello che fanno!” … ma se lei sa cosa sta facendo, non costringe il suo vicino a fare quello che lei ritiene giusto; prende semplicemente atto che il suo vicino in quel momento non può ancora comprendere ciò che lei ha compreso. Ma se lei ha veramente compreso deve tollerare che colui che non ha ancora compreso si comporti di conseguenza …

 

IDP… perdonalo … perché non sa cosa sta facendo …

 

IDP… non è perdono, questo?

 

IDP… non è perdono! …

 

No, non è perdono perché non c’è colpa da perdonare e non c’è colpa perché egli non conosce altra possibilità che quella di agire così! …

 

IDP… la mia libertà finisce dove incomincia quella di un altro …

 

IDP… (i presenti si scambiano molte opinioni incrociate che si accavallano confondendosi) …

 

Capite bene che stiamo parlando dei presupposti errati su cui si fonda la nostra società?                                   

 

IDP… se tutti ragionano così allora ognuno rispetta l’altro … e allora le cose si inquadrano … però purtroppo arrivare a quel punto …

 

Attenzione: c’è un risvolto estremamente importante da tenere in considerazione … nel momento in cui noi non desideriamo far cambiare l’altro, l’altro è comunque obbligato a cambiare perché continuerà ad andare per la sua strada sulla quale non potrà fare a meno di cambiare, con i suoi tempi e modi, ma inevitabilmente! Per cui non sarà più colui che ci ha dato fastidio come invece continuerà ad essere se noi lo identificheremo sempre con quella etichetta di disturbatore anche quando non lo sarà più.

 

In un certo senso siamo noi che vogliamo che sia e continui ad essere così, che non lo lasciamo libero di uscire da quella identificazione e che non sappiamo guardare realmente la sua nuova identità senza aggrapparci a quella che ricordiamo!

 

Non ci credete?

 

Allora pensate a quante volte non riconosciamo persone che ben conosciamo quando le incontriamo fuori dal solito ambiente e vestite diversamente! Per riconoscerle e non sentirci imbarazzati dobbiamo sovrapporre l’immagine che vediamo in quel momento a quella che ci ricordiamo e che in quel momento non c’è!

 

Siamo diventati abbastanza contorti, vero?

 

IDP… ma noi dobbiamo adeguarci agli altri? …

 

No, non adeguarci, ma rispettarli per quelli che sono!

 

Rispettare la differenza tra ognuno di noi è una esigenza vitale per il buon funzionamento dell’insieme. Anche nel nostro corpo tutto funziona così: non ci sono cellule del tutto uguali! La differenza tra ognuna di loro permette il funzionamento di organi diversi e adeguati ad ogni esigenza del corpo! Il loro insieme costituisce l’intero sistema e la loro diversità gli permette di funzionare correttamente! Se il corpo fosse costituito da cellule tutte uguali funzionerebbe limitatamente alle caratteristiche e possibilità di un solo tipo di cellula! Per fortuna non è così altrimenti saremo solo una grande ameba … con tutto il rispetto per l’ameba!

 

IDP… ma una cosa del genere quando si potrebbe … non si può iniziare e dire … adesso comincio …

 

IDP… non c’è soluzione!

 

IDP… pensiamo a tutti quelli che ci stanno attorno … impossibile che noi possiamo cominciare … non c’è soluzione! …

 

IDP… non è facile! …

 

IDP… non è una vita un po’ … animale? … che non hanno regole! …

 

IDP… come no! … gli animali seguono solo regole! …

 

IDP… non hanno regole scritte! … sono le regole del sistema! …

 

Questi interventi hanno ragione di essere!

Però noi, per certi versi, un cammino diverso dall’animale lo abbiamo compiuto e quindi dovremo essere coscienti che se abbiamo ancora bisogno di regole è perché siamo ancora troppo animali!

 

E visto che rispettiamo gli animali, che ci portiamo persino in casa, e le loro caratteristiche ed abitudini, quanto più dovremo estendere anche ad uomini che sono ancora animali lo stesso rispetto?

 

Così come il nostro gatto domestico non può diventare un pesce rosso, il nostro vicino di casa non può diventare il nostro gatto domestico, ma tutti gatto, pesce e vicino hanno diritto ad essere rispettati per quello che sono!

 

Il problema semmai sussiste nel fatto che noi li vediamo diversi da quelli che sono e in qualche caso ci riusciamo; il gatto diventa il sostituto di un figlio (che non ci fa mai le fusa); il figlio il sostituto di un pesce (che sta zitto e vive dentro una bolla che ricorda l’utero materno) e il vicino il sostituto del gatto (che corre da noi in modo ruffiano solo per fare le fusa o per avere protezione e cibo)!

 

C’è un po’ di confusione, non credete?

 

Se ancora non ci credete allora insisto:

ricordate la storia dell’imperatore Caligola che fece console il suo cavallo?

 

Oggi noi siamo riusciti a fare di meglio: nelle ultime modifiche della legislazione sui condomini si sono messi dei punti fermi a protezione degli animali domestici che di fatto sono diventati i veri condomini mentre i condomini umani sono diventati di fatto gli animali domestici!

 

Sia chiaro che rispetto gli animali e anche quegli animali umani che si esprimono con tali leggi a propria tutela!

 

Però non posso far finta di non notare che c’è evidentemente qualcosa che non va: prima leviamo gli animali dal loro habitat; poi li costringiamo a vivere secondo delle regole che riteniamo giuste, ma non lo sono, infine costringiamo noi stessi ad adeguarci a tali regole!

 

E chiamiamo questo diventare civili!

Diventare civili in questo modo coincide con diventare paranoici!

 

Vorrei potervi raccontare tutto quanto osservo della vita dei gatti che gestiscono il mio condominio ma, se ho qualche possibilità di scampare al rogo o alla prigione, non potrei in alcun modo sfuggire alle reazioni dei loro “padroni”!      

 

Seppure con grande difficoltà e quasi del tutto in modo inconscio, un certo percorso dalla condizione animale lo abbiamo compiuto, per cui dovremmo essere in grado di comprendere la differenza tra reazioni istintive, reazioni indotte dall’ambiente e reazioni indotte da noi stessi.

 

IDP… io penso che dipenda anche dalla propria sensibilità! … cioè non siamo tutti sensibili allo stesso modo e alle stesse cose e quindi c’è chi agisce d’istinto … per questo dicevo noi ci dobbiamo adeguare agli altri … cioè dobbiamo cambiare noi stessi per poter sopravvivere … perché c’è sempre quello più forte …

 

Per quanto noi facciamo, non possiamo, e questo lo sottolineo in maniera categorica, cambiare le regole del gioco!

 

Per molti anni, e in questi ultimi trenta in modo particolare, alcune persone, che hanno scoperto alcune leggi e regole insite in quello che è il modo di porsi nella vita, le hanno estrapolate da essa per utilizzarle a scopi impropri per non dire illeciti.

 

Per esempio far crescere la nostra capacità di influire sugli altri, di soggiogarli, oppure di estraniarsi dalla vita, per vivere in maniera pseudobeata, oppure cercare di adeguarsi al più forte per non scatenarne le ire.

 

Tutti questi tentativi, come si può facilmente osservare, ci sono e non hanno mai funzionato; però permettono di poterne comprendere la ragione che li genera. Pur sbagliando nel modo di reagirvi, però ci aiutano ad accedere alle cause e al senso dei fatti a cui cercano di rispondere.

 

Possiamo viverli, sbagliare, ma anche comprendere, allo stesso tempo. Solo che, nella maggior parte dei casi, reagiamo troppo in fretta e automaticamente, impedendoci di viverli davvero, di comprenderli, e quindi reiteriamo il modello senza mai comprenderne il senso!

 

Per quanto sia scomodo, secondo la nostra radice ed essenza più profonda, è sempre meglio tentare di fare e sbagliare, che spendere la vita in cose che non capiamo, come se fossimo ancora e solamente animali!

 

Il distinguo più generale è smettere di ragionare secondo i criteri che ci sono stati insegnati, come se fossimo animali ammaestrati, da coloro che hanno studiato nello stesso modo, e cominciare a “sbagliare da soli”!

 

Non seguire più indicazioni di chi dice “fai così perché te lo dico io” ma solo quelle che provengono dal proprio interno. Anche queste ultime possono essere ingannevoli, perché dentro di noi c’è qualcosa di molto forte in grado di spacciarsi per originale, pur essendo invece l’essenza dell’egocentrismo!

 

Oppure possiamo volerci ingannare nonostante esse siano corrette!

 

In ogni caso avremo raggiunto un primo grande obiettivo; smetteremo di dare la colpa agli altri per quello che è successo e limiteremo il campo di indagine a noi stessi e al nostro destino.

 

Prosegue nel prossimo articolo 7.6 di n dal titolo:

Ecco come eseguire un perfetto autoritratto!

 

foto e testo

pietro cartella

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