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Di tutto un po'

Il «pantalone funzionale» dei Bersaglieri: la proposta originale di Alessandro La Marmora

Quando il concetto di «celeritą» doveva coinvolgere il Bersagliere e la funzionalitą del vestiario

29 Dicembre
10:30 2019

La storia della nascita del Corpo dei Bersaglieri (18 giugno 1836 a Torino) si basa su una documentazione indiscutibilmente certa, ma l’indagine archivistica riserva ancora delle sorprese sulle notizie accessorie dell’epoca che ha portato alla realizzazione di questo importante evento.

Il celebre “Decalogo” del fondatore del Corpo dei Bersaglieri – Alessandro La Marmora – prevedeva (e ancora prevede) particolari norme–raccomandazioni da rispettare rigorosamente per appartenere a pieno titolo a questa nuova specialità della fanteria.

In particolare permea il tutto il concetto della “celerità” di esecuzione delle azioni militari, nell’attività ginnico-addestrativa, nella caratteristica corsa bersaglieresca, situazioni queste che inevitabilmente potevano, di riflesso, condizionare addirittura il comportamento individuale e privato del Bersagliere.

D’altra parte Alessandro La Marmora aveva ben chiaro l’impiego di questa nuova e innovativa specialità militare, basata sulla celerità operativa, sulla capacità d’iniziativa autonoma, sull’esplorazione a piedi e sull’impiego, in situazioni tattiche critiche, in termini di potenza di fuoco, d’urto e di scompaginamento dello schieramento nemico.

Tuttavia all’epoca la “figura del Bersagliere” restava una persona che doveva esercitare sicuramente prestazioni particolari, ma a cui in ogni caso non si poteva pretendere che dovesse anche “condizionare” le sue naturali esigenze fisiologiche.

Invece dalla documentazione archivistica (capitolo ricavato dalla Proposizione per la formazione di una Compagnia di Bersaglieri e modello di uno schioppo per l’uso loro - 1835) emerge che Alessandro La Marmora proponeva di risolvere anche la problematica delle necessità corporali con la brillante idea di realizzare pantaloni ad hoc, con comoda apertura antero-posteriore, onde facilitare “celermente” una urgente funzione fisiologica, evitando pause eccessive per l’interessato con l’inevitabile rallentamento del reparto in marcia. Insomma il Bersagliere doveva essere “veloce in tutto”.

Tuttavia le buone intenzioni, specialmente se presentano innovazioni bizzarre e sorprendenti, non sempre trovano la possibilità di essere realizzate.

Infatti questa proposta, codificata nella relazione preparatoria “Proposizione per la formazione di una Compagnia di Bersaglieri e modello di uno schioppo per l’uso loro - 1835”, non fu mai realizzata, confermando che il concetto di “celerità”, tanto auspicato dal fondatore del Corpo dei Bersaglieri, aveva trovato ostacoli insuperabili a cui si dovette arrendere.

Al riguardo allego la breve e sintetica ricerca del dr. Michele D’Andrea – (Laurea in Lettere, storico, araldista, esperto in comunicazione istituzionale), www.micheledandrea.it, emmedandrea@gmail.it ; mda@micheledandrea.it che approfondisce l’argomento.

 

Spigolature bersaglieresche

Bersaglieri come gli Alpini prima degli Alpini? Probabilmente sì, almeno a leggere il documento istitutivo del Corpo del 18 giugno 1836, che parla espressamente dell’utilità, in caso di guerra, di «un corpo di ben addestrati ed esperti bersaglieri, singolarmente in un paese montuoso». Truppe specializzate di montagna, dunque, almeno nel disegno di Alessandro Ferrero della Marmora, il padre dei fanti piumati.

Peccato che nei decenni successivi in montagna non si combatté mai e il Corpo si adattò a quote meno elevate.

Sin dall’inizio i Bersaglieri indossarono un particolare copricapo, il celebre moretto, che nello stesso documento costitutivo è descritto

(...) di feltro impermeabile, ed avrà l’ala distesa, alquanto inclinata sul collo, ricoperta tutto attorno di tela incerata, e bordata di cuoio nero. Sarà ornato in fronte di una coccarda, sorretta da un trofeo in metallo giallo e sarà fregiato sul lato destro da un pennacchietto.

Finora non sono stati trovati documenti a sostegno dell’adozione del moretto, che non somiglia a nessun modello di copricapo in uso in quel periodo. Sappiamo però che era detto anche vaira, dal cognome del sergente che, completamente equipaggiato, venne introdotto alla presenza di Carlo Alberto per l’approvazione sovrana.

E poiché ben pochi comprimari hanno avuto il privilegio di entrare nella storia militare, il nostro sottufficiale merita qualche approfondimento biografico. La tradizione bersaglieresca lo ricorda come Vira o Vayra, ma in realtà sui ruoli matricolari compare come «Vajro Giuseppe Domenico, nato a Cortanze (AT) il 19 agosto 1813, proveniente dall’11° Casale e incorporato nei Bersaglieri già il 4 luglio 1836 e nominato sergente il 1° agosto 1836, sergente furiere il 1° maggio 1838.» Fu congedato per fine ferma il 15 febbraio 1839.

Dato a Vajro il giusto tributo, torniamo al moretto. La tesa posteriore abbassata verso la nuca serviva, probabilmente, a impedire che l’acqua piovana entrasse dal colletto della giubba, mentre il copricapo era inclinato a destra quando occorreva proteggere gli occhi dal sole o dalla pioggia o prendere più comodamente la mira. In seguito, forse per vezzo, il moretto si portò sempre inclinato, ma nelle prime illustrazioni del Corpo è sempre indossato in posizione orizzontale e gli ufficiali ne sono privi: lo adotteranno nel 1838.

Il caratteristico piumetto era in origine di piume di gallo cedrone, una specie oggi quasi estinta ma all’epoca assai comune sulle Alpi; nel 1848-’49, quando i Bersaglieri conobbero un significativo incremento numerico, la truppa ebbe provvisoriamente un pennacchietto di crine.

Mentre i guanti degli ufficiali erano in origine bianchi o in pelle scamosciata giallina, alla truppa ne furono distribuiti di turchini, che avevano però la tendenza a scolorirsi facilmente; fu così che nel 1838 tutto il Corpo ebbe i guanti neri. Al di là delle innumerevoli interpretazioni e in mancanza di fonti certe, la scelta del colore fu dettata con molta probabilità dal fatto che tutte le buffetterie dei Bersaglieri erano nere.

Due parole anche sulla cordellina verde che pende dalla spalla e che inizialmente serviva a trattenere il polverino in cui era contenuta la polvere da sparo di migliore qualità, destinata al bacinetto della carabina. Anche dopo l’introduzione di nuovi sistemi di caricamento, il cordone verde è rimasto come segno distintivo del Corpo.

Infine, una curiosità. Nella relazione descrittiva del nuovo corpo, i pantaloni erano descritti «grandi, ma non troppo, fatti in modo ad aprirsi in mezzo alle gambe per non perdere tempo nelle occorrenze». E in una nota La Marmora spiegava che quando faceva freddo «un Soldato in marcia perde un quarto d’ora per tale operazione, dovendosi spogliare di tutti gli arnesi, e non può più raggiungere la propria Compagnia. Come dire, la velocità prima di tutto!

Allego il frontespizio e le prime pagine della “Proposizione per la formazione di una Compagnia di Bersaglieri e modello di uno schioppo per l’uso loro - 1835” del generale Alessandro La Marmora (sempre fornite dal dr. Michele D’Andrea).

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