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Voci e cose dal Piemonte

Oggi avvenne, il 4 Gennaio 1334, a Chambery nasceva Amedeo VI di Savoia, detto il Conte Verde

La storia leggendaria di un eroe dimenticato

4 Gennaio
10:00 2020

Oggi avvenne, era il 4 Gennaio 1334, e a Chambery nasceva Amedeo VI di Savoia, detto il Conte Verde.

Amedeo VI di Savoia fu una delle personalità di maggior spicco della storia sabauda e la più nobile espressione della cavalleria medievale.

Torino gli ha dedicato un monumento davanti al Municipio, in Piazza Palazzo di Città (mia foto in copertina), eretto in suo onore e in memoria della crociata in Oriente a cui partecipò nel 1366.

Ma spesso la sua storia leggendaria non è così conosciuta, e per questo cogliamo l’occasione di riassumerla in questo articolo.

Salvo alcune rievocazioni storiche locali, ormai si racconta troppo poco di alcune figure storiche che hanno fatto la storia del Piemonte, ma in questo caso, permettetemi di dire, dell’Europa cristiana.

Nato dal cinquantaduenne Aimone il Pacifico e dalla diciannovenne Jolanda del Monferrato, successe al padre nel 1343, ed ebbe come tutori il cugino Luigi II di Vaud ed Amedeo III di Ginevra nel periodo in cui il Delfinato era sotto il controllo della Francia, e la peste stava dilagando anche nella Savoia.

Portatore di una complessa personalità, fino dall’età di nove anni rispettò il voto di digiuno al venerdì e al sabato, nonché di astensione da carne e pesce al mercoledì, lavando ogni venerdì santo i piedi a dodici poveri, piegandosi a dure penitenze, compiendo frequenti pellegrinaggi ed elargendo doni ai monaci.

Pur avendo questo lato spirituale e religioso, amava la caccia, il gioco d’azzardo e gli scacchi, e pretendeva a Corte la presenza di menestrelli, giocolieri e giullari, tessendo romantiche e appassionate avventure sentimentali.

In definitiva, malgrado le contraddizioni, egli fu personaggio di prima grandezza nel panorama politico del tempo e tenne sempre ben separate le inclinazioni mondane dalle derive mistiche che non gli impedirono, nell’aprile del 1354, di costringere all’obbedienza il Signore di Domolieu e gli insorti del castello di Agliè, uccidendone i ribelli, legando i sopravvissuti l’uno all'altro e trascinandoli, a monito, in tutti i borghi contigui.

Riuscì così a restaurare l’ordine con la vittoriosa battaglia di Abrèts, contraendo la pace nell’anno successivo sulla base di ampie concessioni alla Monarchia franca, cui cedette le terre del conteso Delfinato in cambio del controllo della Provincia del Faucigny e della Signoria di Gex.

Tra l’altro, gli anni del suo regno scorsero paralleli con una serie di importantissimi eventi europei.

La guerra dei Cento Anni, la cattività avignonese, la peste nera, gli umilianti smacchi subìti dai Francesi a Crécy e Poitiers, le gesta di Cola di Rienzo, l’amministrazione boema ed austriaca di Alberto  d’Austria, gli effetti della Bolla d’Oro emanata da Carlo IV, la presa di possesso della Borgogna da parte dei Valois, la crociata antiturca, lo Scisma d’Occidente seguìto alla cessata presenza dei Papi in Avignone.

In quel periodo, lungi dall’interessarsi alle incalzanti circostanze politiche internazionali, Amedeo VI s’infiammò per Giovanna di Borgogna il cui padre Pietro, respingendo già la sola ipotesi d'imparentarsi coi Savoia, la fece rinchiudere in convento.

Successivamente, mutato il quadro delle alleanze, il Conte Verde ne sposò la sorella minore Bona che, consolidati i legami con la Francia arginandone le pretese sulla Contea sabauda, per ben otto lustri svolse un ruolo importante nella Savoia.

La coppia mise al mondo quattro figli di cui sopravvisse solo Amedeo VII, designato erede universale.

Nel 1356 un lungo conflitto impegnò Amedeo VI contro i cugini Principi di Acaja, discendenti di quel Filippo, Signore di Pinerolo, cui Amedeo V aveva impedito di diventare Sovrano.

Solo dopo tre anni, tratto prigioniero, Giacomo d’Acaja recedette dalle sue velleità ed accettò di giurare fedeltà, ottenendo a titolo di feudo la Signoria del Piemonte.

Della conflittualità familiare approfittò il Marchese di Saluzzo Federico II, sottraendosi agli oneri vassallatici ma, Primo Signore, il Conte scese lealmente in campo in difesa di Giacomo e nel 1365 ridusse all'obbedienza il ribelle confermando anche insospettate doti di Statista.

Nel 1362 aveva compilato gli Statuti di Savoia e fondato la Compagnia del Collare costituita da quindici Cavalieri vestiti, nei tornei, rigorosamente di verde.

Il colore verde divenne il suo emblema assieme al collare d’argento dorato su cui era impresso il motto dei Savoia FERT, chiuso in un cerchio con tre lacci d’amore a doppio intreccio.

Non a caso l’appellativo di Conte Verde gli era stato attribuito a Bourg-en-Bresse nel 1348, in una giostra cui aveva partecipato abbigliato di quella tinta.

Da allora, malgrado la casata avesse per simbolo un'aquila nera in campo oro e malgrado fosse già stata insignita dal Papato della croce bianca in campo rosso per la partecipazione alle crociate, egli impose il verde dall’arredamento di Corte all’armatura, vestendone cavalli, scudieri e servi.

Ancora negli anni intensi dal 1362 al 1365, succeduto nel 1347 a Ludovico il Bavaro, l’Imperatore Carlo IV, in transito da Chambéry verso Avignone ove avrebbe raggiunto Urbano V, dopo avergli già concesso alcuni privilegi, investì Amedeo VI del Vicariato imperiale in Savoia, con giurisdizione estesa anche ai suoi successori sull'Università di Ginevra e nelle Diocesi di Sìon, Losanna, Ginevra, Aosta, Ivrea, Torino e con diritto d’intervento negli affari locali.

Durante questo periodo, nello strategico castello di Rivoli, il Conte insediò un “Consilium Principum” che dipanasse le questioni con i feudatari e vi fondò l’Ordine Cavalleresco dell’Annunziata.

Acquistò il borgo di Vaud, fece celebrare, ancora a Rivoli le nozze della sorella Bianca con Galeazzo Visconti, nell’occasione istituendo anche l’Ordine del Cigno Nero.

Inoltre, neutralizzò i Conti di Saluzzo e sollecitò il cugino Giacomo d’Acaja ad impalmare Margherita di Beaujeu, di trent’anni più giovane.

Fra il 1366 ed il 1367, il Sultano turco Amurat I aveva elevato Andrinopoli a capitale del suo Impero minacciando la sopravvivenza della vicina Costantinopoli, capitale dell'Impero greco.

Nell’imminenza del pericolo, il Basileus Giovanni Paleologo sollecitò aiuti dall'Europa, ed Urbano V, sedotto dalla possibilità di riunificare le Chiese Greca e Latina, invitò le potenze continentali ad armarsi per la causa religiosa.

Alla Crociata, tuttavia, aderirono solo Giovanni II di Francia, il Signore di Cipro Pietro di Lusignano ed il Conte Verde.

I progetti furono sconvolti dalla morte del Sovrano francese e dalla sconfitta del Re cipriota, a margine della conquista di Alessandria.

Ma con efficiente decisionismo, salpato da Venezia nel maggio del 1366, Amedeo VI invitò amici ed alleati a condividere il peso della spedizione noleggiando a proprie spese galee veneziane, genovesi e marsigliesi per il trasporto delle truppe, affidandone la guida a Cesare Visconti e a Federico Corner e delegandone l’assistenza spirituale ad un gruppo di religiosi capeggiati dai frati Bertrando da Milano e Gregorio da Brescia.

Il risultato dell’impresa consistette nel recupero di Gallipoli, con un eroico assalto dell’estate del 1366 alla liberazione dei Dardanelli, alla riconquista della costa del mar Nero sottoposta al controllo dei Bulgari e alla presa di Sozopoli, Anchialo, Mesembria e Varna, riconsegnate all’Impero.

Il 23 gennaio del 1367, la campagna si concluse con la liberazione di Giovanni Paleologo, figlio di Giovanna di Savoia, prigioniero dei bulgari, e la reputazione di Amedeo VI aveva ormai assunto caratteri leggendari.

Nel luglio del 1367 egli sbarcò a Venezia, proseguì verso Roma e raggiunse il Papa a Viterbo, ricevendovi grandi lodi e onori.

Tuttavia, dopo qualche anno, per proteggere gli interessi familiari, fu costretto a battersi con i Visconti il cui espansionismo minacciava di estendersi al Monferrato.

Eletto Capitano supremo della Lega cui aderirono anche Chiesa ed Impero, contro la proterva ambizione di Galeazzo, il Conte Verde riportò una serie di trionfi enfatizzati dalla battaglia di Gavardo dell’8 maggio del 1373.

In quegli stessi anni, contraendo alleanze di comodo, consolidò il suo prestigio e i suoi possedimenti acquisendo Biella, Cuneo e Santhià.

Ricorse ad azioni diplomatiche e militari utili a compattare i confini e ad estendere la propria giurisdizione da Chatillon a Ginevra, da Aosta e Ivrea a Torino, dalla valle di Susa alla Moriana e allungò il suo dominio fino a Cuneo.

Il felice esito delle sue iniziative lo investì della fama di potente Signore e di audace combattente, accendendo attorno alla sua figura un’aura epica tale da incunearlo nel duro conflitto che da un triennio impegnava le Repubbliche di Venezia e di Genova per la supremazia in Oriente.

Nel 1381, esse ne invocarono l’arbitrato ed egli lo pronunciò con una sentenza condivisa dai belligeranti e ritenuta un capolavoro di saggezza politica.

La pace solennemente conclusa fra le due parti, portò Amedeo VI di Savoia all’apogeo della gloria.

La sua ultima impresa fu una spedizione nell'Italia meridionale, come alleato di Lodovico d'Angiò esigente sostegno per la conquista del Regno di Napoli.

Ma la campagna fu vanificata dal decesso dei due alleati.

Il Conte Verde si spense di peste, fra atroci sofferenze, il 1° marzo 1383, in Santo Stefano del Molise e le sue spoglie imbalsamate furono trasportate per mare da Pozzuoli a Savona, per essere definitivamente composte nell’Abbazia di Altacomba.

Ma ormai la sua esperienza di Condottiero e di Legislatore lo aveva collocato nel mito.

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