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Riflessioni sul divieto alla circolazione dei veicoli storici (soprattutto a Torino)

Prodotti della creatività, le auto e le moto storiche sono un minimo numero di reperti; memoria di motori e tempi di un’altra età

31 Dicembre
09:30 2019

Dal 1º ottobre 2019 in Piemonte, come in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna è entrato in vigore il divieto di transito nei comuni con più di 20.000 abitanti di tutti i veicoli euro 0. Le misure si inseriscono in un progetto antismog che, nelle regioni padane, già limitava l’impiego dei mezzi più inquinanti.

Qualsiasi inasprimento dei provvedimenti era lasciato alle singole amministrazioni e Torino, dopo una iniziale deroga, ha visto il divieto applicato 7 giorni su 7 anche ai veicoli storici, poiché trentennali e appartenenti alla classe euro 0.

Pur essendo auspicata una solida lotta all’inquinamento, soprattutto analizzando anche gli effetti dei cambiamenti climatici, è necessario aprire una finestra di dibattito sul concetto di veicolo storico e sull’effettiva valenza di un provvedimento dalle poliedriche facce.

Il traffico di veicoli a combustione interna e altre fonti di inquinamento.

In primis occorrerebbe puntare il dito sull’immensità del numero di mezzi in movimento e, oltre al consistente rilascio di CO2 verso l'atmosfera, sul loro impatto di “particolatoPM10, meglio noto come “polveri sottili”, nanoparticelle sospese nell’aria la cui provenienza può essere sia naturale che antropica (di origine umana).

Quest’ultima, soprattutto nelle aree urbane è generata da numerose cause:

  • emissioni di motori a combustione interna;
  • emissioni da combustione per il riscaldamento domestico;
  • usura dei freni e delle pastiglie freni di tutti i mezzi di trasporto;
  • usura degli pneumatici circolanti su strada;
  • usura del manto stradale;
  • emissioni dell’industria e dei cantieri;
  • emissioni da attività agricole;
  • emissioni da inceneritori e da combustione nelle centrali termoelettriche.

I danni per l’apparato respiratorio, all’aumentare della percentuale di micro particelle, sono piuttosto importanti, sia a breve che a lungo termine, e in presenza di alcuni elementi, soprattutto il benzene, anche cancerogeni.

Altri danni si verificano nei confronti dell’ambiente:

  • danni su beni aggrediti dalla corrosione, compresi materiali da costruzione e monumentali;
  • danni alla salute della vegetazione;
  • diminuzione della limpidezza del cielo e schermo della radiazione solare che viene riflessa,

Mentre le quantità di “particolato” in zone disabitate sono per lo più di origine naturale (94%) nelle aree urbanizzate la percentuale si inverte e maggiore è la concentrazione umana, massima è l’emissione di PM10, più nota come smog. I maggiori responsabili, così come per le emissioni di CO2 (che per i motori a scoppio dipendono sempre dalla cilindrata), sono soprattutto due: il riscaldamento domestico e il traffico stradale.

Ma come descritto, l’impatto del traffico genera PM10 in molti modi e nel mezzo di trasporto vi è un colpevole dell’inquinamento a seconda della quantità in movimento, poi ovviamente è importante anche il tipo di motori attrezzati per la riduzione delle emissioni (le classificazioni da euro 0 in poi).

Possiamo affermare che in Italia esiste una dipendenza nei confronti dell’autoveicolo anche per movimenti di breve durata e per un singolo autista, mentre nei paesi nordici vi è più consapevolezza dell’impatto ambientale e l’uso del veicolo è meno frequente, e la bicicletta negli agglomerati urbani è una sana abitudine.

Occorre sottolineare poi che il mercato sta spingendo molto in direzione dei veicoli elettrici. Una scelta commerciale più che dettata da sentimenti ambientalisti, poiché l’elettrico è ottimo per mezzi di piccole dimensioni e un impiego urbano, ancor di più per le biciclette che, con una velocità minima di oltre 25 km/h sono più svelte della media del traffico nelle grandi città.

Invece, si sta assistendo allo sviluppo di potenti veicoli ibridi con molta autonomia. Tutto questo richiede che il mercato delle batterie al litio e similari materiali rari stia imboccando una strada ancora tutta da verificare, sia per la produzione di batterie in grande quantità, sia nel loro smaltimento, inoltre, nella necessità di aumentare la produzione di energia elettrica per il rifornimento. Aree di sviluppo ancora da verificare, legiferare, omologare.

I veicoli storici e il loro impatto ambientale

In questo intrecciato contesto, tornando sul divieto di circolazione dei veicoli storici che vede Torino come l’area più punitiva della pianura padana, è necessaria una riflessione. Le auto storiche, per loro stessa definizione, sono una memoria della creatività dell’uomo. Sono pochi prodotti salvati dall’oblio e amabilmente conservati dei loro possessori; auto e motocicli che sono state grandi & piccole opere dell’ingegno umano.

I veicoli storici sono un numero esiguo e nella filosofia dei loro possessori, non sono stati conservati per scorrazzare ogni giorno. Sono oggetti preservati con cura e adoperati con parsimonia, non solo  per partecipare a raduni. Sono mezzi che meritano di essere liberamente usati per qualche spostamento senza essere oggetto di caccia alle streghe; opere d’arte in circolazione a cielo aperto e, in quanto tali, patrimonio emotivo per chi li guarda.

C’è differenza tra i veicoli d’epoca compressi nei musei, immobili oggetti chiusi tra quattro mura, e quelli circolanti, ancora viventi. È il museo che si sposta senza far pagare il biglietto, fosse anche di un singolo mezzo. Vecchie signore che, pur emettendo alcune particelle in più, non meritano di essere confinate al fondo di un box, occultate per sempre.

Molte decisioni dovrebbero passare per il buon senso. Sebbene il divieto non sia tombale (i veicoli euro 0 possono svicolare in autostrada e fuori dai centri abitati), una volta certificata la valenza storica del mezzo, qualche diritto dovrebbe meritarselo. Non è una minima percentuale di veicoli che viaggiano di tanto in tanto, a inquinare la pianura padana. Sono invece pochi reperti di valore; testimonianze delle quali si dovrebbe incentivare la conservazione.

Ancor di più a Torino, città metropolitana ex capitale dell’auto che in questo 2019 ha visto trasferire il salone dell’auto a Milano, perdendo uno storico contatto tra automobile, visitatori e territorio. Torino città dove ha sede l’ASI, Club Italiano delle auto storiche.

Ecco dunque che qui si interpella Alberto Cirio, presidente della regione, persona di cultura innamorata del suo territorio, affinché valuti la severità delle misure ed esamini contromisure all’esagerata restrizione dell’attuale giunta pentastellata, caratterizzata da una frettolosa politica di divieti. Il proibizionismo a senso unico non ha mai portato buone cose, applicarlo nei confronti di opere artistiche è un controsenso.

Nel frattempo lo smog non diminuirà per questo divieto. Altre sono le possibilità e la prima è un contegno più consapevole di chi dei mezzi privati ne fa un abuso. L’istruzione e il buon senso valgono sempre più di ogni imposizione. Quindi, gli amanti delle auto e delle moto storiche si augurano un prossimo dibattito e l’entrata in vigore di una deroga che già era stata presa in considerazione a ottobre 2019 per un 2020 storicamente più maturo.

Foto: auto appassionati e reportage dell’autore

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