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Cronaca

In una settimana, possibile il vaccino contro il Coronavirus 2019-nCoV, il virus della sindrome cinese?

L’ipotesi, forse un po' ottimistica, sembra concreta secondo la voce di un celebre microbiologo italiano, direttore della GSK di Rosia

23 Gennaio
08:10 2020

Mentre giungono notizie che riportano di 25 decessi e nuovi casi di persone infettate dal focolaio di Wuhan, anche fuori dai confini cinesi, nel mondo si moltiplicano le contromisure per arginare l’espansione della pandemia, un autorevole parere autorizza un pacato ottimismo.

Teoricamente, secondo uno dei maggiori esperti internazionali di vaccini: Rino Rappuoli, direttore scientifico e responsabile dell’attività di ricerca & di sviluppo della GlaxoSmithKline  Vaccines,  in una settimana sarebbe possibile creare un vaccino contro il virus 2019-nCoV, che ha messo in allarme il mondo.

Sembra che la sequenza genetica sia già nota e che la Cina si stia mobilitando per la messa a punto dell’antidoto, anche se Rino Rappuoli, microbiologo, medaglia d’oro al merito della sanità pubblica 2005, ha aggiunto di non avere ancora una conferma ufficiale.        

Infatti, come descrive Rappuoli, il virus 2019-nCoV, appartiene al ceppo dei coronavirus  responsabili della Sars (Severe Acute Respiratory Syndrome) comparsa nel 2002. Allora si riuscì a ottenere in vaccino in tempi rapidi, senza poi doverlo utilizzare poiché l’emergenza non fu di lunga durata.

Rappuoli spiega che, siccome la sequenza genetica del virus è stata pubblicata sul sito della GeneBank, è accessibile a tutti i gruppi di ricerca del mondo. Questo vuol dire che, in teoria, è possibile sviluppare un vaccino come se si avesse già il virus in laboratorio.

La notizia pubblicata dall’Ansa, è in grado di alleggerire il forte allarmismo che, vista l’aggressività e l'abilità nel contagio attribuite al nuovo virus, si è rapidamente diffuso nel mondo?

Infatti, Rino Rappuoli ha proseguito spiegando che per ottenere in modo rapido un vaccino, tra le varie tecniche, una è quella utilizzata contro il virus responsabile di Ebola, prendendo un vettore virale e inserendo al suo interno un gene sintetico del virus che si vuole combattere.

Inoltre, possedere la sequenza genetica del virus consente di mettere a punto strumenti molto specifici per la diagnosi, utili per controllare l’espansione del virus. Conoscere le proteine che aiutano il virus a replicarsi, ha spiegato il microbiologo, permette di capire se farmaci già esistenti sono efficaci contro il virus e di poter lavorare su farmaci antivirali specifici.

Si tratta indubbiamente di un’ottima notizia che al momento non risulta ancora essere ufficiale. Sta facendo comunque il giro del Web, dove irriducibili diffidenti ipotizzano che non sia frutto del caso il virus che al mercato del pesce di Wuhan è "saltato" nell’uomo; così come la possibilità di realizzare in tempi rapidi un vaccino, sembri un progetto studiato a tavolino da qualche multinazionale farmaceutica.

Malelingue di sicuro o quasi, ma l’industria cinematografica più volte ci ha incollati alla poltrona con pellicole ad alta tensione che proiettano intrighi biologici e virus cagioni di olocausti infettivi; e la storia dell’uomo racconta di quanto, troppe volte, certe realtà siano andate oltre ogni fantasia.

Di certo, “speriamo” non sarà questo il caso, e che vaccino molto presto sia, anche se qualche dubbio in un così breve lasso di tempo, ahimè rimane, mentre la pandemia al momento si diffonde.

Immagini Swisinfo

http://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/biotech/2020/01/21/contro-il-virus-cinese-e-gia-possibile-un-vaccino-_3e9e5968-9165-4800-8648-89f8678bf0ad.html

 

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