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Motori

Adolescenti e ciclomotori, un amore finito?

Riportato ieri sera dai telegiornali, un quesito che da anni si rinnova sulle riviste del settore.

10 Febbraio
14:00 2020

Negli Anni 70, 80 e 90 i ragazzi aspettavano con ansia il 14° compleanno per poter salire sul primo “cinquantino”, ambito mezzo di svago e di emancipazione. In quel tempo, sulle strade italiane circolavano 700.000 motorini, per lo più di costruzione italica, prodotti di un’industria variegata e fiorente, lentamente quasi scomparsa come tante altre in questo nuovo millennio di fine prosperità.

Oggi i ciclomotori in giro sono meno di 30.000; non più oggetto del desiderio dei più giovani, che ora si spostano in un’altra dimensione.

Pochi decenni addietro i parcheggi davanti alle scuole erano affollati di ciclomotori e di moto da 125 cm³. Ora si sono diradati tantissimo, soppiantati dai desideri del nuovo millennio; da cosa? E perché?

 

Dal dopoguerra, i ciclomotori hanno ricoperto un ruolo vitale per la mobilità di generazioni; ragazzi in primis, intenti a contare i giorni per poter cavalcare il primo oggetto di status, di svago, di libertà; lo sappiamo bene noi, diversamente giovani di una certa età. Intanto, qualcosa è cambiato. È questione di moda o di abitudini? I costi, l’assicurazione, il patentino, il casco obbligatorio o cos’altro?

 

Nel nuovo millennio l’interesse per il cinquantino è andato calando, così come sono cambiate le passioni e gli interessi dei più giovani, eppure i tempi sono più che mai maturi e le città sono intasate dal traffico; l’età di chi sceglie uno scooter si è spostata verso l’alto, verso utenti più adulti e consapevoli. Mancano i giovani allo storico appello con le prime due ruote.

 

Il nuovo oggetto del desiderio che ha scalzato il motorino, per la stirpe iGen è lo smartphone, magico mezzo che trasporta su altre, “ipotetiche” strade dell’evasione, dell’emancipazione e dell’appartenenza; un mezzo velocissimo per viaggiare stando accomodati a casa o a qualche tavolo di un centro commerciale, risucchiati nello schermo e nei suoi mondi paralleli, ognuno dentro al suo, e via! Fuga dalla uggiosa realtà.

 

Lo spostamento fisico e reale pare aver perso ogni seduzione, ogni valore d’avventura, così come la voglia di caricarsi una ragazza sul sellino e filarsela via. Anche gli sguardi innamorati sembrano appartenere a un’altra era. Col cellulare si è ovunque; ci si conosce, ci si fidanza, si fa all’amore; infine, magari si litiga e ci si lascia senza essersi incontrati mai. 

 

Per certi versi si potrebbe pensare che con un iPhone si rischia di meno, evitando di infilarsi nel traffico bestiale e dribblare le vetture, ma forse non è così. Sono subentrate altre tentazioni, altri tipi di “viaggio” al posto del motore, dell’equilibrio fisico, della presa di coscienza dei propri limiti; l’alcol e le droghe hanno abbassato le età della clientela e i pusher sono più frequentati dei concessionari. Fenomeni che sono argomento di sociologia dunque, a trovar postulati e risposte qui non ci si proverà.

 

 

Nella seconda metà del secolo scorso il compimento del 14º anno di età & il primo motorino erano più di un mezzo di trasporto, si diventava di colpo tutti un po’ ribelli e liberi, alla “Marlon Brando o Peter Fonda”. Altri miti, di quando lo schermo era uno per tutti, e sovente in bianco e nero.

 

1970, un cinquantino era una ragazza sul sellino, Lucio Battisti cantava “Motocicletta 10 Hp” e una Benelli 125 valeva quanto una fuga d’amore; le canzoni parlavano molto di sentimenti e poco di birra o di sballo. Il bullismo e la violenza di gruppo su coetanee stordite (e abietti film del gesto), erano argomenti ancora da venire (lo sappiamo noi, ex liceali d’allora, talvolta persino timidi).

 

I nati negli anni 50-60 sviluppavano la manualità, smontando il carburatore, lucidando i condotti di piccoli cilindri. I nati negli anni 70 sono stati più viziati, mai avrebbero sporcato le Timberland e i Montclair (qualcuno, ma con stile, praticava motocross). Il Bravo Piaggio & la Vespa PX, garantivano mobilità urbana “pulita” e signorile ai teenager d’ambo i sessi, mentre al cinema, Tom Cruise (Maverik in Top Gun) e il suo Kawasaki 900, tracciavano il marketing per la prossima moto. Era il tempo di «casco in testa ben allacciato e prudenza, sempre!» Visiera bassa e via!

 

In quel quarto di secolo che separa il ‘68 dalla Seconda Repubblica, molto è cambiato nelle abitudini italiche, nelle sue contraddizioni, nelle sue realtà, ma se in quel primo periodo di slogan e cortei, magari ci si menava, ma poi ci si ritrovava al bar per sfide tra Morini e Gilera. Dieci anni dopo, la Vespa Primavera prendeva un piede chic, e se la moto restava tale, i giovani iniziavano a staccarsi dalle classiche passioni di amanti e carbonari che si hanno solo una certa età. Il benessere e la paghetta addormentano gli animi?

 

Oggi la moto ce l’hanno sempre gli stessi: un po’ più in carne, capelli bianchi, molti in pensione, solita passione. Narrano ai figli di pieghe e di pistoni, ma il sogno non si tramanda. Dato del 2017: venduti poco più di 22.000 cinquantini l’anno (il Liberty 4T in 3000 pezzi), per adulti compresi. I ragazzi mancano in massa e se i genitori sono più tranquilli perché un SMS di telefonino rasserena, è anche vero che diventa un’impalpabile alibi per tirar tardi al sabato sera. Sempre più adolescenti finiscono al pronto soccorso in coma etilico; non è bella cosa.

 

Dunque lo smartphone è al primo posto nei desideri e nelle necessità già dalle elementari, e nel secondo millennio, con l’espandersi di Internet e dei social, diventa strumento didattico e oggetto ipnotico-compulsivo dentro al quale si sconfina un cosmo senza limiti apparenti, invece si è imbrigliati in pochi cm² di miraggi in schermo piatto. Messaggi, musica, giochi, pubblicità; chi ci indottrina? Chi controlla i giovani cervelli?

 

La rete diventa il Luna Park dell’appartenenza al tutto, le faccine rimpiazzano frasi e sentimenti, non ci si tocca, ma si raggiunge l’altra parte del mondo con un dito. È la realtà di una nuova era, ma i parcheggi delle scuole, privi di scooter e motorini piangono tempi più cinguettanti e dinamici, anni di quando i sogni non erano ancora bruciati all’istante dal loro scrigno portatile. Servono i pollici liberi per pilotare l’iPhone; impossibile farlo se si stringe il manubrio del nuovo Fantic Caballero, e per farne cosa poi?

 

https://www.meetingrimini.org/comunicati-stampa/adolescenti-e-ciclomotori-fine-di-un-amore/

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