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Politica Nazionale

Caso Gregoretti: non vedo, non sento e non parlo

L’insensatezza di un processo fazioso (e costoso)

14 Febbraio
07:30 2020

Niente di nuovo sul fronte politico italiano: per noi – ahinoi – è abbastanza normale che si voglia “far fuori” (o inteso nel senso letterale del termine o come sinonimo di “mettere dentro”, insomma la stessa differenza che passa fra “ammazzare politicamente” e “ammanettare”) l’avversario ricorrendo all’arma bianca della Giustizia. Questo in misura tanto maggiore se il contendente politico in questione gode del consenso del Paese.

Del resto, che cosa strana e pericolosa la Democrazia: una parola pesante, impegnativa, il cui etimo significa “potere del popolo”, popolo libero di scegliere in maggioranza se una delle priorità della Nazione possa essere quella di preservare i confini da un’immigrazione fuori controllo. Dando mandato a rappresentanti democraticamente eletti di formare un Governo che, vivaddio, porti finalmente a compimento quanto promesso in campagna elettorale.

E si prenda tutte le responsabilità del caso, nel bene e nel male, per meritare l’alto onere e onore di ricoprire cariche pubbliche. Già, perché il famoso quadretto della scimmietta che non vede, non sente e non parla si presta certo a un circo ma – almeno sulla carta – non a Palazzo Chigi. E se a detta del Presidente Conte gli Italiani non possono esigere da lui che il Primo Ministro sia un “fenomeno” (ma allora, sempre guardando all’etimologia, che “Primo Servitore” dello Stato sarebbe?), è senz’altro un fenomeno da baraccone chi ora sproloquia di aver assistito a un possibile reato (il presunto sequestro di persona per i migranti della Gregoretti) senza porvi rimedio o almeno opporvisi.

Lo affermava anche Seneca: chi non impedisce un’ingiustizia ne è complice. Dunque (se il processo è sensato) davanti al Giudice dovrebbe comparire tutto il Governo corresponsabile di una certa decisione e non solo un Ministro, Salvini, a cui Conte, volendo, poteva anche revocare le deleghe.

Questo suggerirebbe il buonsenso che però, citando il Manzoni, se ne sta purtroppo nascosto per paura del senso comune (oggi si chiama politically correct oppure mainstream o ancora radical chic).

Il punto, meglio dire un altro punto, è che i processi costano: fanno spendere denaro e fanno sperperare tempo, con conseguente ulteriore perdita di denaro. Questo peraltro in un momento durante il quale la produzione industriale del Paese è crollata, gli indicatori ci danno fanalino di coda in Europa per quanto concerne la crescita e ai Cittadini viene spesso rifiutata la prescrizione di abituali farmaci mutuabili (perché le risorse sono talmente esigue da dover fare austerity anche sulla pelle delle persone).

Sì, l’impressione è proprio che avvenga l’opposto di quanto ci si dovrebbe aspettare, che le medaglie diventino onte e le onte (tipo lo speronare una motovedetta della Guardia di Finanza, Carola Rakete docet) fulgide testimonianze di benevola umanità.

Eppure il buonsenso è scritto nei geni stessi dell’essere umano, è implicito e istintivo, e non si può fermare.

Eppur si muove…

 

 

(Immagine in copertina tratta da finanzaelambrusco.it)

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