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Di tutto un po'

Quando il terrore del contagio epidemico da coronavirus alimenta la «sindrome del complotto»

Una realtą ricorrente di cui ancora si ignora il meccanismo

Il complotto
20 Marzo
11:30 2020

In tempo di dilagante pandemia da Coronavirus, che nell’inconscio collettivo resta ancora un agente misterioso che incute paura, pensare che la collettività non possa essere assalita dal panico, sarebbe una pretesa fuori posto.

In realtà la sensazione di essere in balia di eventi non governabili e che potrebbe essere solamente la fortuna della sorte a risparmiarci, circola come un’ossessione che ci sovrasta inevitabilmente, creando le più incredibili reazioni emotive e comportamentali.

Le voci, più o meno rassicuranti della scienza e della pratica medica, non sempre sono sufficienti a calmare le paure inconsce che, ad ogni notizia di estensione del contagio, riemergono impetuose e che aumentano l’ansia e l’insicurezza delle persone più fragili e pertanto maggiormente suggestionabili.

In questo continuo turbine e alternanza di emozioni il nostro inconscio tende a trovare a tutti i costi un colpevole (o più), responsabile di questo grave evento epidemico. È questa la tentazione che si insinua silenziosamente, come un tarlo, in tante persone.

D’altra parte in queste circostanze particolari non manca il proliferare sui mezzi d’informazione (o meglio di disinformazione) il peggio del campionario “trash” e della fantasia malata.

L’elenco delle supposte cause misteriose di questa pandemia sarebbe lunghissimo e fantasioso: dalla fuga accidentale del virus dai laboratori di ricerca militare, alla volontà di  “stati-grandi potenze” di attuare una guerra biologica nella strategica finalità di dominio mondiale.

Tra questi estremi esiste ancora un notevole contenitore che continua ad ospitare incredibili deliri e assurdità.

Pertanto, piaccia o meno, il duello tra la necessità di trovare un colpevole e la difficile realtà dei fatti verificabili, trova spazio il sospetto della presenza del “complotto”, del “Grande Vecchio”, dell’attore diabolico del male che accompagna costantemente l’esistenza umana.

Il “complotto”, che in assoluto la logica non può escludere, resta comunque la comoda via di fuga liberatoria che tende ad alleviare parzialmente la sensazione d’incertezza che l’evento infausto ha scatenato.

In pratica se il “complotto” non ci fosse (e quasi sempre non esiste) sarebbe necessario inventarlo o darlo per scontato.

Infatti offre sollievo poter attribuire a “qualcuno”, in mancanza delle cause vere dell’epidemia, la responsabilità dell’evento contagioso.

Il meccanismo psicologico che induce a questo comportamento non ci è noto, ma di certo risiede nelle profondità antropologiche dell’ homo sapiens che, in particolari circostanze, dimostra di esserlo sempre meno, evidenziando una profonda fragilità e impotenza davanti agli eventi di natura ignota.

E’ la storia che ci conferma l’esistenza e la continuità di questo comportamento che trova, in una consistente parte della collettività, attenzione e condivisione.

A conferma di quanto sopra è utile e curioso prendere in considerazione il sommario dello studio storico  di Adriano Prosperi “Manzoni, la peste, il terrore. Il complotto e la storia nel capitolo XXXI dei Promessi Sposi” - ANNO 59 2018 - N. 1, GENNAIO-MARZO - pp. 23-45 della Fondazione Gramsci, che riporto integralmente:


“Il processo milanese contro gli untori del 1630 ci è noto attraverso la lettura illuministica di Pietro Verri e la rilettura cattolica e romantica di Manzoni. È rimasta ignota finora la fortuna che quel processo aveva avuto nell’età della Controriforma.

Ma perché Manzoni dedicò tanto interesse a quella vicenda? La tesi di questo lavoro è che dietro la peste del Seicento Manzoni vedeva in realtà un’altra peste, quella che aveva infettato le menti di un popolo intero nella Francia del Terrore.

Lo mostra una citazione poi scomparsa del Fermo e Lucia, della cui importanza stranamente nessuno si è accorto.  

Rileggere da questo punto di vista la Storia della colonna infame permette di capire perché questa seconda opera fosse per Manzoni strettamente legata al romanzo.

Le sentenze dei giudici della Colonna infame e quelle dei tribunali parigini del Terrore erano legate per l’autore da uno stesso filo. All’origine di tutto c’era quella che possiamo definire la «sindrome del complotto», l’ossessione del nemico nascosto come una forza capace di scardinare la società e le regole del diritto.

Un tema attuale nell’Europa della metà dell’Ottocento, un problema che inquietò a lungo la riflessione di Alessandro Manzoni davanti al fenomeno della rivoluzione come grande movimento di popolo”.

 

Pertanto se in questo lungo percorso storico dove la peste, il terrore, l’esplosione sanguinaria della rivoluzione francese, hanno sempre avuto come costante la presenza del “complotto”, non deve sorprendere se anche nella nostra attuale drammatica circostanza dell’epidemia-pandemia da Coronavirus faccia insistentemente capolino questa ricorrente “sindrome ossessiva”, subdolamente contagiosa.

Domanda: che questa sia un’automatica via di fuga per trovare capri espiatori o un meccanismo ancestrale per depotenziare la paura?

La risposta la lasciamo agli studiosi e agli scienziati ai quali sollecitiamo anche un’auspicabile risposta efficace e pronta per la terapia del Coronavirus.

 

Fonte delle immagini: Il complotto: teorias conspirativas - www.alosanluis.com - Colonna Infame a Milano: rospiescheletri.altervista.org

 

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