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Cronaca Internazionale

Ma il mondo arabo sta affrontando il coronavirus?

Stati dittatoriali che sanno come controllare la popolazione e sopprimere informazioni e rivolte, sembrano per lo più non avere idea di come combattere un virus invisibile

La moschea Al-Haram e la Kaaba alla Mecca, in Arabia Saudita, ora sotto quarantena
22 Marzo
08:30 2020

L’Iran si è rivelato il principale focolaio della maggior parte delle infezioni da coronavirus nel mondo arabo. Quasi ogni singolo caso ufficialmente registrato in Iraq, Siria e Libano ha avuto origine in Iran. Il regime iraniano non ha idea di come contenere l’epidemia. Il paese ha affrontato terremoti, guerre e rivoluzioni, ma sta trovando impossibile far fronte alla rapida diffusione del coronavirus.

 

Sui social network arabi circolano alla grande foto e video (difficili da verificare) di sepolture notturne e di morti che giacciono nelle strade. Dieci membri del parlamento iracheno sono stati infettati dal virus. La gente che segue la diffusione del morbo nel mondo arabo afferma che, di fatto, solo l’Arabia Saudita è riuscita a gestire l’epidemia e a prevenire il diffondersi dell’infezione tra la sua popolazione.

 

Alcuni paesi arabi negano semplicemente l’esistenza del virus. Decine di persone sono tornate infette al Cairo su voli dagli Stati Uniti e dall’Europa, ma il governo egiziano continua a insistere sul fatto che non ci sono casi di coronavirus nel paese, classificando coloro ne hanno i sintomi come affetti da “normale influenza”.

 

L’Egitto non ha ancora sospeso i voli in arrivo dalla Cina, a differenza di quanto hanno fatto da tempo la maggior parte dei paesi del mondo. Anche dopo che il Ministro della sanità egiziano si è recato in Cina per conoscere il nuovo virus, le morti ad esso collegate hanno continuato a essere definite come “infezioni polmonari”.

 

L’Arabia Saudita è riuscita a prevenire una grave insorgenza locale chiudendo i suoi confini e bloccando i voli dal Libano, dall’Egitto, dall’Algeria e dall’Iraq. L’Iraq non ha ancora chiuso i suoi confini con l’Iran, che è infestato dal corona virus. Anche il Libano continua a effettuare voli commerciali da e per l’Iran, sebbene quel paese sia stata la fonte dei primi casi libanesi. Più o meno sommessamente circolano storie relative a molti Guardiani della Rivoluzione iraniani che starebbero fuggendo in Libano con le famiglie per evitare il contagio e trovare cure mediche. Il Libano è diventato l’approdo degli iraniani malati o atterriti.

 

Nei territori sotto Autorità Palestinese, l’intera città di Betlemme è sotto coprifuoco a seguito dell’infezione di sette residenti locali, che avrebbero contratto il contagio attraverso il contatto con un gruppo di pellegrini greci in seguito risultati infetti. A nessuno è permesso entrare o uscire dalla città. I residenti di Betlemme sono in preda al panico e accaparrano scorte, causando una grave carenza di generi alimentari. Un hotel nella vicina Beit Jala è pieno di palestinesi infetti che vengono tenuti in isolamento, insieme a 15 turisti americani contagiati. Si stima che in tutti i territori controllati dall’Autorità Palestinese siano in circolazione migliaia di individui potenziali trasportatori del virus.

 

Intanto, paesi come la Giordania e l’Egitto censurano la pubblicazione dei dati relativi al numero di vittime colpite dal coronavirus. Sui social network circolano video che mostrerebbero che le autorità egiziane spostano i pazienti da un posto all’altro sotto la copertura dell’oscurità.

 

Alcuni stati arabi hanno colto il pericolo del coronavirus e hanno iniziato abbastanza presto a prendere provvedimenti per prevenirne la diffusione, chiudendo i confini e impedendo i voli da Cina, Thailandia, Corea del Sud e Italia. Altri cercano di isolare i sospetti portatori o coloro che sono venuti in contatto con un portatore, e cercano di impedire grandi assembramenti, a cominciare dalle preghiere di massa del venerdì. Per la prima volta nella storia moderna, l’Arabia Saudita ha chiuso i luoghi santi della Mecca.

 

Altri stati arabi, tuttavia, sopprimono e distorcono le informazioni e negano l’esistenza stessa del problema all’interno dei loro confini. Un comportamento che può comportare conseguenze estremamente gravi non solo per gli stati stessi e le loro popolazioni, ma per l’intera regione.

 

Edy Cohen

 

israele.net

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