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Politica Locale

Coronavirus in Piemonte: apre Verduno. Crescono decessi, contagi e guariti

AGGIORNAMENTO DEL 30 MARZO. La regione estende test anche ai medici di famiglia e operatori 118. Continuano i disagi nei reparti ospedalieri per carenza mezzi protettivi. Dura presa di posizione del Nursind. Dato nazionale

30 Marzo
08:00 2020

Lospedale di Verduno, a partire da oggi inizia la sua operatività, con 30 pazienti ricoverati, così da migliorare l’operatività della Regione.

Per quanto concerne gli accertamenti, l’Unità di crisi e la regione hanno deciso l’estensione dei test virologici.

Infatti, accanto al personale sanitario della Regione Piemonte, per il quale sono già in corso i test virologici sul coronavirus, anche i medici di famiglia convenzionati del territorio  e gli operatori del 118 saranno sottoposti al tampone per verificarne lo stato di salute.

La decisione è stata assunta dall’Unità di crisi della Regione Piemonte: “La forza e la dedizione del nostro personale sanitario e dei nostri medici è ciò che sta reggendo da settimane una situazione senza precedenti - sottolineano il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte Luigi Icardi -. Prenderci cura e sostenere chi da più di un mese senza sosta si sta prendendo cura degli altri è più che mai fondamentale.” 

Il protocollo per l’esecuzione dei tamponi è stato definito in accordo con le rappresentanze istituzionali e sindacali dei medici e degli infermieri e, oltre ad ampliare i test ai medici di famiglia convenzionati e agli operatori del 118, potenzia il meccanismo di controllo per garantire, alla luce della delicatezza del loro ruolo, la massima rapidità nei tempi di esecuzione e riscontro.

Il modello condiviso prevede per gli operatori sanitari e i tecnici della Regione Piemonte l’esecuzione del tampone su coloro che presentano sintomi riconducibili al Covid-19 o che abbiano avuto contatti stretti con soggetti positivi e, in parallelo, anche per tutti i medici di famiglia convenzionati che siano sintomatici. Analoghe disposizioni anche per gli operatori del 118.

Ieri pomeriggio l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che il numero complessivo di pazienti virologicamente guariti, cioè risultati negativi ai due test di verifica al termine della malattia, è salito a 75 (+21 rispetto a ieri), cosi suddiviso su base provinciale: 5 in provincia di Alessandria, 10 in provincia di Asti, 1 in provincia di Biella, 11 in provincia di Cuneo, 7 in provincia di Novara, 26 in provincia di Torino, 9 in provincia di Vercelli, 3 nel Verbano-Cusio-Ossola, 3 provenienti da altre regioni.

Altri 212 sono “in via di guarigione”, cioè risultati negativi al primo tampone di verifica dopo la malattia e attendono ora l’esito del secondo.

Sono 72 gli ulteriori decessi di persone positive al test del “Coronavirus Covid-19” e cioè, 14 in provincia di Alessandria, 2 in provincia di Asti, 4 in provincia di Biella, 9 in provincia di Cuneo, 10 in provincia di Novara, 23 in provincia di Torino, 4 in provincia di Vercelli, 4 nel Verbano-Cusio-Ossola, 2 provenienti da fuori regione.

 

Il totale complessivo è ora di 734 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi su base provinciale: 155 ad Alessandria, 32 ad Asti, 68 a Biella, 50 a Cuneo, 103 a Novara, 236 a Torino, 32 a Vercelli, 45 nel Verbano-Cusio-Ossola, 13 residenti fuori regione ma deceduti in Piemonte

 

Sono 8.461 le persone finora risultate positive al “Coronavirus Covid-19” in Piemonte: 1.266 in provincia di Alessandria, 385 in provincia di Asti, 467 in provincia di Biella, 613 in provincia di Cuneo, 715 in provincia di Novara, 4.012 in provincia di Torino, 442 in provincia di Vercelli, 363 nel Verbano-Cusio-Ossola, 80 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 118 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

 

I ricoverati in terapia intensiva sono 446, in crescita..

Non si placa la protesta di medici ed infermieri  impegnati nei reparti ospedalieri per la carenza di dispositivi protettivi. Il fallimento del coordinamento dello Stato nel supporto alle Regioni particolarmente colpite dal virus, nell’invio di materiale  e dispositivi di protezione per gli operatori e di respiratori per i reparti di terapia intensiva che stanno creandosi od ampliandosi ogni giorno, ha avuto risonanza ieri pomeriggio per una polemica tra il tracotante ed insulso ministro Boccia ed il governatore della Lombardia Fontana.

 

Alle carenze pubbliche in Piemonte sopperiscono i privati cittadini ed Enti che riescono ,a differenza dello Stato a reperire ed acquistare celermente il materiale mancante sul mercato internazionale.

C’è sta una presa di posizione particolarmente incisiva dal parte del Nursind che riflette anche la gravità delle disposizioni emanate dal Governo Conte, ed applicate dalla Regione Piemonte, nei confronti del personale sanitario. In considerazione dell’articolazione delle denuncia e delle ricadute innegabili che questo tipo di gestione potrà avere sull’incolumità degli addetti, pubblichiamo integralmente il documento in questione;

 

“OPERATORI SANITARI Servono regole, indicazioni e responsabilità precise che tardano ad arrivare.

Con una lettera, inviata ieri 28 marzo a firma del direttore regionale alla sanità Dott. F. Aimar e indirizzata alle aziende sanitarie regionali, la regione Piemonte ricorda di attenersi a quanto disposto dall’Art. 7 del DL n. 14 del 9 marzo. Nello specifico di non applicare la quarantena agli operatori sanitari che hanno avuto contatti stretti con casi confermati. Ricorda inoltre alle aziende che gli operatori sospendono le attività solo in caso di sintomatologia respiratoria e di tampone positivo.

Ci sorprende la solerzia della direzione regionale alla sanità del Piemonte nel ricordare questo piccolo particolare alle aziende sanitarie frutto di una norma che lascia molti dubbi e ancora brucia. Ci aspettiamo che con la stessa solerzia e rapidità visto che i giorni e le settimane continuano a passare che si indichi anche quale sia la strategia dei tamponi da eseguire sugli operatori sanitari tenuto conto che ogni azienda , ogni direzione di presidio e addirittura ogni direzione di dipartimento usa le sue regole commenta Francesco Coppolella, Segretario Regionale del Nursind.

E’ vero che per decreto legge la quarantena agli operatori sanitari è concessa solo in caso di sintomatologia respiratoria ed esito di tampone positivo, ma se i tamponi non li facciamo almeno a coloro che hanno avuto un contatto stretto con persona positiva accertata e hanno sintomatologia, continueremo ad avere operatori contagiati che lavorano, diffondono e che invece andrebbero isolati. Abbiamo tante situazioni che non trovano risposte o situazioni simili trattate in maniera differente.

Servono regole, indicazioni e responsabilità precise che tardano ad arrivare nonostante gli annunci, le video conferenze e le nostre segnalazioni continua Coppolella. Siamo consapevoli che questa comunicazione alle aziende è frutto della preoccupazione di svuotare gli ospedali ma è altrettanto preoccupante il numero di operatori che si ammala e che potrebbe determinare lo stesso risultato, ricordando che l’età media negli ospedali supera i 50 anni.

Servono inoltre, se vogliamo evitare migliaia di contenziosi, indicazioni chiare alle aziende che dispongano il riconoscimento dell’ infortunio a tutti gli operatori sanitari che risultino positivi, poiché in alcuni casi si sta mettendo in dubbio anche questo. Si allega lettera della direzione regionale alla sanità alle aziende.”

 

 Francesco Coppolella Segreteria Regionale Nursind Piemonte

In Italia il bilancio giornaliero registra 3.815 malati in più (totale 73.880) e un incremento di 756 vittime, che porta il bilancio sempre più pesante a 10.779 morti (sabato l'aumento era stato di 889). Mentre in terapia intensiva si trovano ora 3.906 malati, solo 50 in più rispetto a ieri. Un dato ritenuto significativo come quello dei guariti, che non sono aumentati come sabato ma hanno comunque subito un incremento significativo di 646, che porta il totale a 13.030.

 

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