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Stradario torinese: via Giovanni Destefanis

Si conclude il nostro esame dei garibaldini piemontesi della Barriera di Lanzo: Castellammare o Castellamonte?

6 Aprile
10:00 2020

Si conclude il nostro esame dei garibaldini titolari di vie alla Barriera di Lanzo parlando di Giovanni Destefanis, come appare indicato sulle targhe viarie, o meglio De Stefanis come scritto nei documenti.

L’identificazione di Giovanni De Stefanis come “garibaldino piemontese” è sofferta, e per certi aspetti persino divertente.

La già più volte citata «Gazzetta Ufficiale» del 12 novembre 1878 così lo inserisce al n. 391 dell’elenco ufficiale: «DE STEFANIS Giovanni Antonio di Modesto, nato a Castellammare il 18 luglio 1832, residente a Vicenza, maggiore nell’esercito».

Qualche benemerito studioso si è evidentemente attivato per chiarire che quel Castellammare doveva essere rettificato in Castellamonte. E a questa versione corretta ha evidentemente fatto riferimento il Municipio di Torino per scegliere i nominativi dei garibaldini ai quali intitolare le vie del nuovo quartiere.

Secondo l’elenco ufficiale, dei 1.089 volontari, i “piemontesi” erano trenta, dei quali sei erano nati a Torino e provincia.

Appare a questo punto poco chiaro il criterio adottato, perché se Paris e De Stefanis sono nati in provincia di Torino, Michele Berrino proveniva dalla provincia di Cuneo.

Oggi si possono trovare in rete diversi elenchi dei Mille di Garibaldi, a cominciare da quello pubblicato dal «Corriere della Sera» nel 2011 che riprende l’elenco ufficiale del 1878 dove il nostro Giovanni De Stefanis risulta ancora nato a Castellammare.

Altri elenchi riportano correttamente Castellamonte come luogo di nascita ma sono comunque incompleti. In realtà, vari storici locali del Canavese si sono occupati di Giovanni De Stefanis e la biografia più completa e documentata del Nostro è stata pubblicata da Flavio Chiarottino sulla rivista Canavèis n. 8 (2005-2006).

Da questa apprendiamo che Giovanni Antonio De Stefanis nasce a Castellamonte il 18 luglio 1832 da un’antica famiglia borghese originaria di Ronco Canavese. Abbandona gli studi umanistici all’Università di Torino per arruolarsi nel reggimento Piemonte Reale cavalleria. Partecipa alla campagna del 1859 e improvvisamente, il 15 novembre, si dimette. Nello stesso periodo altri soldati dell’esercito regio risultano congedati e li ritroviamo volontari nei Mille.

Erano agenti del governo Cavour per controllare le mosse di Garibaldi? – si chiede Flavio Chiarottino - O erano uomini inviati dal re come aiuto tecnico al generale per “legittimare” le imprese garibaldine in caso di successo?

I veri motivi forse non si sapranno mai.

Quasi certamente Giovanni De Stefanis parte da Quarto. Garibaldi lo assegna al reparto Carabinieri Genovesi (militi armati di carabine) perché la sua condizione agiata gli ha permesso di procurarsi un buon fucile a canna rigata. Un’arma molto precisa che il Nostro usa con coraggio e maestria dato che, per i fatti di Calatafimi e Palermo, gli viene assegnata una medaglia d’argento per merito di guerra e una decorazione della città di Palermo.

Sempre per meriti è promosso sottufficiale poi tenente e infine capitano. Terminata la spedizione viene inquadrato nell’esercito regolare e come capitano dei Lancieri di Firenze partecipa alla campagna del 1866 dove, ancora una volta, può dimostrare il suo valore.

In località Torre di Versa (Friuli), De Stefanis con il suo squadrone di lancieri carica più volte le batterie austriache impedendo loro di aggiustare il tiro e salva così una nostra colonna di fanteria che si è trovata in posizione sfavorevole.

È il 26 luglio 1866 e per questa azione gli viene assegnata una seconda medaglia d’argento al valor militare. Prosegue la sua carriera nell’esercito e, col grado di colonnello, nel 1882 torna a Firenze per assumere il comando del reggimento dei lancieri.

Partecipa anche alla prima guerra coloniale in Africa; nel 1894 passa nella riserva col grado di maggiore generale diventando infine tenente generale nel 1903.   

Vive gli ultimi anni a Torino dove muore, a 87 anni, il 12 settembre 1919.

È sepolto a Castellamonte nella tomba di famiglia.

Questa l’intensa vita del Nostro che non possiamo certo immaginare dalla lettura di una targa viaria priva di indicazioni.

Vogliamo a questo proposito ricordare alcune affermazioni del professor Enzo Caffarelli, direttore della “Rivista Italiana di Onomastica”, che riprendiamo da un nostro precedente articolo dedicato alla «Toponomastica e onomastica urbana»: «Troppi personaggi sono conosciuti solo per il nome della via: il toponimo svolge dunque a metà la sua funzione, perché mantiene vivo un nome, che però i cittadini non fanno corrispondere a nessun volto e a nessuna storia.

Sarebbe necessario che ogni comune pubblicasse, almeno in rete, un dizionario dei propri personaggi celebri, con le motivazioni delle intitolazioni. Oggi esistono pochi repertori dei nomi di strade e piazze, anche per le grandi città».

Sono affermazioni pienamente condivisibili e devo confessare che nel 2017, quando ho iniziato a occuparmi delle intitolazioni di questo quartiere a proposito di Giuseppe Macherione, dopo una ricerca in rete ho pensato che si trattasse di questo personaggio: Giovanni De Stefanis (Castellinaldo, Cuneo, 1915 - Agliano Terme, Asti, 2006), ciclista su strada, professionista tra il 1938 ed il 1948!

 

Resta ancora da evidenziare un’ultima particolarità della via Giovanni Destefanis: il suo tratto finale appartiene al comune di Venaria Reale ed è dedicato al partigiano Aldo Salva. Il confine tra i due comuni è però indistinguibile perché gli edifici si susseguono lungo le due vie e il cambio di nome non avviene come di solito in corrispondenza di una traversa ma dei muri di due diverse costruzioni.

Elenchi dei Mille disponibili on line: del Comandante Ramius (2004); di Wikizero.

Ringrazio Flavio Chiarottino e la Direzione di Canavèis per la disponibilità e la fattiva collaborazione.

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