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Politica Locale

Coronavirus in Piemonte. Gli impegni e le richieste di Cirio in Consiglio regionale

AGGIORNAMENTO DEL 1 APRILE. Salgono i pazienti guariti, ed i positivi. I decessi stazionari. Il dato nazionale

1 Aprile
08:00 2020

Ieri è stata una giornata particolarmente intensa per la Giunta Regionale, nella lotta al Coronavirus e per arginare le emergenze che ogni giorno si affacciano e che qualcuno, stante la latitanza del Governo, deve per forza risolvere. Si è riunito in videoconferenza il Consiglio regionale e sono stati affrontati e dibattuti alcuni argomenti di stringente attualità, dall’emergenza sanitaria ai risvolti economici, al dopo Coronavirus,.

Il presidente Alberto Cirio si è soffermato su un’istanza che da più parti si eleva, tenuto conto delle difficoltà ed i ritardi con i quali la burocrazia statale e di conseguenza quella regionale, sta rallentando lo slancio e la determinazione con la quale a Torino si intenderebbero produrre fatti e non parole per sopperire alle emergenze.

Cosi, ha dichiarato nel corso della seduta di ieri in videoconferenza del Consiglio regionale che occorrono poteri straordinari per il Piemonte, per gestire l'emergenza Coronavirus: "Con le regole vigenti tra due anni saremmo ancora qui. Per agire in tempi rapidi, come è assolutamente necessario, abbiamo bisogno di poteri straordinari, come è stato fatto per la ricostruzione del Ponte Morandi. Al sindaco di Genova è stato concesso di derogare a una serie di norme, il che gli permetterà presto di inaugurare il nuovo ponte”.

"Chiedo dunque al Consiglio regionale - ha aggiunto - di valutare l'approvazione di un documento (ancora non presentato) perché io possa chiedere al Governo poteri straordinari. Senza di essi rischiamo che tutto il lavoro venga ritardato, ma i tempi sono di grande urgenza. Se non allentiamo le regole, soprattutto in vista della ricostruzione post emergenza, rischiamo di trovarci pericolosamente impantanati nella burocrazia". Esigenza che la parte sana della Regione, dalle forze produttive e del lavoro, sino alle componenti politiche di maggioranza accoglie, ad eccezione del parassitismo congenito dei grillini che con i loro presupposti dissennati son i primi responsabili dello sfacelo romano.

Staremo a vedere il seguito, soprattutto con lo sguardo al “dopo Coronavirus”, non dimenticando che se camici, mascherine ed altri mezzi di protezione tardano ad arrivare, mettendo a repentagli o la vita e la salute di medici ed infermieri, è perché il presidente del Consiglio non ha proposto ed approvato misure di emergenza, pur nello stretto controllo della Corte dei Conti.

A conclusione dell’intervento in Consiglio regionale, il presidente Cirio ha affermato che “da questa emergenza abbiamo imparato quanto sia importante la medicina di territorio e abbiamo appreso lezioni sui tagli: sono risorse che vengono a mancare, e te ne rendi conto solo nell'emergenza. Eravamo la penultima Regione italiana per posti in terapia intensiva in rapporto al numero di abitanti, oggi siamo la seconda. Il sistema sanitario piemontese si sta ingegnando, ogni sala operatoria che si chiude con grande sacrificio si traduce in due, tre o quattro posti letto in terapia intensiva. Nella gravità il sistema ha risposto, perché con persone di valore abbiamo una sanità di valore”.

I Piemontesi non avranno certo dimenticato la decimazione operata dall’ex Assessore Saitta nella precedente  legislatura regionale,  di posti letto, reparti e strutture sanitarie, dall’Oftalmico all’Amedeo di Savoia ed oggi si raccolgono i cocci e se si riesce a sopperire postazioni Covar 19, è grazie agli sforzi nell’attrezzare Verduno, le OGR ed altri locali in cliniche reparti ospedalieri.

Per quanto concerne le misure adottate ed in vigore sulla limitazione  della libera circolazione delle persone  e l’operatività degli esercizi commerciali, Il presidente Alberto Cirio ha anticipato in Consiglio regionale che la sua ordinanza sulle misure di contenimento del Coronavirus sarà senz’altro prorogata oltre il 3 aprile. La nuova scadenza potrebbe essere fissata al 14 o al 20 aprile e sarà decisa probabilmente giovedì dopo un incontro con i capigruppo: "Abbiamo fatto una scelta di rigore fin dall'inizio, e così siamo andati avanti adottando misure più restrittive di quelle nazionali ancorate tutte al 3 aprile, ma ora è evidente che questa data non potrà essere rispettata. Tornare a normalità il 3 aprile sarebbe una follia. Si tratta ora di vedere per quanto tempo prorogare".

Il blocco in essere determina  anche l’insorgere di mancanza di liquidità a sostentamento delle famiglie piemontesi. Il presidente Cirio ha poi annunciato di aver chiesto agli assessori competenti di predisporre delle misure per dare a chi non ha uno stipendio o un reddito le risorse necessarie per fare la spesa: “Abbiamo l’obbligo di aiutare le famiglie bisognose. Deve essere il primo dei nostri impegni. Chiediamo a tutti di stare a casa, così assisteremo a un graduale rallentamento del contagio del quale abbiamo già i primi segnali. Ma questo vuole dire che molte persone si troveranno senza soldi, e si arriverebbe presto a un rischio davvero difficile da gestire. C'è uno sforzo che dobbiamo fare con urgenza, studiare misure sociali straordinarie: o diamo i soldi direttamente alle famiglie o presto tante non avranno più i soldi per fare la spesa".

Così per quanto concerne l’economia, Nel suo intervento in Consiglio regionale il presidente Cirio ha anche ricordato che è stato costituito un gruppo di lavoro e un meccanismo di dialogo continuo con tutte le categorie produttive che produrrà le misure per realizzare gli effetti del Piano per la Competitività in tre-quattro mesi anziché nei due previsti prima dell’emergenza, “in modo da dare una liquidità reale alle imprese. Aspettiamo di capire quali saranno le misure del Governo per integrarle". L’aspetto che ha dominato la seduta dal Consiglio Regionale e coinvolto in modo particolare i consiglieri di tutti i gruppi, riguarda l’emergenza sanitaria.

L’assessore alla Sanità, Luigi Icardi,  ha dichiarato che “la sanità è la seconda linea, la prima sono i comportamenti delle persone. Se ci sono falle, rischiamo di essere travolti”.

Ha poi fornito alcuni dati nel merito della morbilità: la classe di persone più colpita è quella dai 40 ai 70 anni, mentre tra gli ultra70enni si registra il maggior numero di decessi; i primi 500 decessi sono stati tutti di persone pluripatologiche tranne 28, e solo 9 erano in buono stato salute, e quindi il Covid è concausa e non causa della morte.

Ogni giorno si sta combattendo la lotta contro l’avanzare dei contagi e di come poter sistemare degnamente le persone ricoverate.  Una delle iniziative di rilievo riguarda l’estensione e le modalità di rilevazione dei test.

«Convocheremo i pazienti clinicamente guariti e in convalescenza per eseguire il test di conferma virologica della guarigione in ambulatori appositamente predisposti, per garantire la sicurezza dei pazienti e degli operatori».

Lo annuncia l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi, individuando una nuova modalità di gestione dei pazienti covid in convalescenza.

«In questo modo – osserva l’assessore Icardi –, si tratta di velocizzare e aumentare le prestazioni di esecuzione dei tamponi rino-faringei, alleggerendo il carico di lavoro degli operatori sanitari che altrimenti dovrebbero recarsi a domicilio dei pazienti. Il servizio non riguarda tutti, ma solo i pazienti clinicamente guariti e in isolamento domiciliare che debbano accedere ai tamponi di controllo per tornare in piena attività. Queste persone saranno convocate dal Servizio di Igiene e Sanità Pubblica della loro Azienda sanitaria locale e verranno informate sulle modalità da seguire. Verrà chiesto loro di recarsi, muniti di mascherina, in appositi ambulatori o camper, mentre, in altri casi, potrebbero ricevere la prestazione rimanendo a bordo della propria automobile, secondo la modalità “drive-through”. Tutto ciò, con un notevole risparmio di tempo, energie e utilizzo di dispositivi di protezione individuale da parte degli operatori sanitari, oltre che a vantaggio di una migliore razionalizzazione del servizio».

Per quanto concerne l’andamento del contagio, ieri sera, l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che il numero complessivo di pazienti virologicamente guariti, cioè risultati negativi ai due test di verifica al termine della malattia, è salito a 127 (+39 rispetto a ieri), cosi suddiviso su base provinciale: 10 in provincia di Alessandria, 10 in provincia di Asti, 6 in provincia di Biella, 15 in provincia di Cuneo, 8 in provincia di Novara, 59 in provincia di Torino, 13 in provincia di Vercelli, 3 nel Verbano-Cusio-Ossola, 3  provenienti da altre regioni.

Altri 257 sono “in via di guarigione”, cioè risultati negativi al primo tampone di verifica dopo la malattia e attendono ora l’esito del secondo.

Sono 59 i decessi di persone positive al test del “Coronavirus Covid-19” comunicati stasera dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte: 14 in provincia di Alessandria, 2 in provincia di Asti, 5 in provincia di Cuneo, 4 in provincia di Novara, 32 in provincia di Torino, 1 nel Verbano-Cusio-Ossola, 1 proveniente da fuori regione,

Il totale complessivo è ora di 854 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi su base provinciale: 170 ad Alessandria, 37 ad Asti, 69 a Biella, 58 a Cuneo, 108 a Novara, 303 a Torino, 46 a Vercelli, 48 nel Verbano-Cusio-Ossola, 15 residenti fuori regione ma deceduti in Piemonte.

Sono 9.418  le persone finora risultate positive al “Coronavirus Covid-19” in Piemonte: 1.347 in provincia di Alessandria, 438 in provincia di Asti, 494 in provincia di Biella, 751 in provincia di Cuneo, 797 in provincia di Novara, 4.512 in provincia di Torino, 473 in provincia di Vercelli, 393 nel Verbano-Cusio-Ossola, 87 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 126 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 458.

A livello nazionale, con più di 105mila contagiati, oltre 77mila italiani tuttora positivi e quasi 12mila e 500 morti, l'Italia raggiunge il picco del contagio per il coronavirus

 

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