Reg. Stampa num.22 del Tribunale Ordinario di Torino - 11 Marzo 2011

redazione@civico20news.it

Politica Nazionale

Mordere le caviglie a chi arriva per darti aiuto: è normale per una certa sinistra

E poi scappare con la coda tra le gambe

8 Aprile
11:00 2020

Non è affatto chiara la storia innescata dall’attacco de “La Stampa” contro gli aiuti giunti in Italia dalla Russia di Putin. Ricalca un vizio della sinistra italiana che si riproduce durante gli anni e sempre con gli stessi caratteri.

A cominciare dalla cosiddetta liberazione, considerata ancor oggi da stantie associazioni come l’ANPI il risultato di una lotta combattuta solo da partigiani rivestiti da casacche rosse. Ignorando quelle formazioni liberali, monarchiche e non comuniste che avevano versato il loro tributo di sangue per liberare il nostro paese. Ed ignorando e dimenticando del tutto quei cimiteri di guerra, disseminati nelle nostre terre, che ancor oggi sono lì a testimoniare il decisivo apporto alla guerra di liberazione di molti caduti, che erano arrivati da nazioni anche lontane .

Un identico comportamento era stato tenuto, nel dopoguerra, dai nonnetti di coloro che il 25 aprile di ogni anno organizzano cortei irti di bandiere rosse con falce e martello. Erano scesi in piazza a contrastare gli aiuti generosi che ci venivano inviati con il piano Marshall dagli Stati Uniti. Solo perché non ci provenivano dalla loro amata URSS.

Non stupisce pertanto che la storia si ripeta anche oggi,

Con un inviato de “La Stampa”, aizzato dal suo direttore Maurizio Molinari, che non si fa alcun scrupolo di mordere alle caviglie i membri di una delegazione russa giunta in Italia per portare aiuti medici e contribuire con loro tecnici alla lotta contro il corona virus. Pubblicando articoli, stilati da un certo Jacoboni, che insinuano seri dubbi sugli scopi e sugli intenti della delegazione.

Non era sufficiente la lotta condotta contro Putin con l’applicazione di inutili sanzioni inflitte a Mosca dall’ Europa di quella allampanata Mogherini, estratta con un cavatappi dalle viscere di Cinecittà ed infilata dal Renzi tra i commissari dell’ente.

Accusare di spionaggio politico e scientifico chi era giunto in Italia per aiutarci era, secondo la sinistra, dignum et iustum.

In difesa del quotidiano, oggi nelle mani degli elkanidi, (gli ultimi discendenti della dinastia  Agnelli),  si sono levate le voci concitate di tutto l’apparato che milita a sinistra. I soliti Renzi, Letta, Pina Picierno, Cangini, Calenda, Fratoianni, tutti i radicali insieme a +Europa, ed anche quel Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, che da qualche mese cerca di arrampicarsi nei vertici della ciurma zingarettiana. C’è anche chi, come la povera Carfagna, che anni or sono era una bella donna, che ha proposto di convocare l’ambasciatore.

In Italia, hanno detto, c’è la libertà di stampa e quindi anche quella di temere chi ci porta doni e di insultarlo.

E di adombrarsi se qualcuno, come il generale della difesa russa Igor Konishenkov afferma che “bad penny always come back”, che vuol dire “la moneta cattiva torna sempre indietro.”

Ora tutti sanno, e più di tutti sa chi ha morsicato le caviglie della delegazione, ossia il Molinari e lo Jacoboni, che da oggi non verranno più accolti nella terra di Putin con grandi onori. Hanno messo la coda tra le gambe e non parlano più. E si tratta di un inconveniente non trascurabile per una redazione che ama discettare di politica internazionale.

Ma prima di finire in padella gatto Jacoboni e volpe Molinari dovranno raccontarci per filo e per segno perché hanno condotto questo attacco. Gli editori insediati in Olanda, una società inglese semisconosciuta, spifferi sfuggiti per distrazione o con qualche preciso intento da organi transnazionali che si sono serviti di loro?

 

 

 

Condividi l'articolo

Autore dell'articolo

Commenti all'articolo