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Economia e finanza

GIACHINO: ”Se il Lavoro non riparte presto, Torino non recupererà più i livelli di lavoro e di benessere del 2006. Non possiamo aspettate metà Maggio”.

Le motivate preoccupazioni di Mino Giachino sull’immediato futuro della nostra Economia

9 Aprile
08:30 2020

Seguiamo ogni giorno l’andamento del contagio, con la speranza che la curva possa scendere e non rimanere altalenante. Pur con la dovuta attenzione alla salute nostra e di chi ci circonda, non dobbiamo dimenticare che da un mese ogni attività commerciale e produttiva è bloccata.

Per i comparti industriali più importanti e che possono generare occupazione, ciò può significare rischiare di perdere  importanti mercati esteri, ove potrebbero subentrare forniture da Paesi che sono rimasti attivi. Ma chi sta pensando alla ripresa, in termini fattivi, sinergici e, soprattutto con l’impegno di farci perdere i lacci e lacciuoli che da sempre frenano la nostra economia? Anche il terziario sta pagando prezzi altissimi, con scarsa probabilità di recupero.

Ospitiamo il contributo fattivo di Mino Giachino, che ringraziamo.

 

“Se l’economia torinese  non riparte presto, Torino non recupererà più i livelli di lavoro e di benessere del 2006 sino almeno al 2030.

Ho approvato senza riserve la linea severa di CIRIO sul Coronavirus ma la situazione economica torinese sta diventando pesante. Penso che i dati sulla perdita di fatturato delle Associazioni Commercianti torinesi siano sottostimati. 

Questa sera Goldman Sachs prevede un calo del PIL del 9% a livello mondiale e del 11,6 a livello italiano. Per il Piemonte perdere 11,6 punti vuol dire perdere 15 miliardi di cui il 52% nella provincia di Torino. 

Ripartire dopo la metà di Maggio sarebbe un suicidio economico e sociale per Torino. 

Già oggi molte aziende che erano aperte ai primi di marzo causa il grave ritardo dei provvedimenti governativi rischiano di non aprire .

Se qualcuno pensa che la ripartenza vada collocata a metà Maggio il disastro sarà di proporzioni inimmaginabili. 

Le aziende che operano sul mercato mondiale privilegeranno sempre di più gli stabilimenti esteri dove la classe politica ha più coraggio. Il vuoto lasciato dalle 70.000 aziende perse dopo la crisi del 2008 e 2012 non è stato assolutamente colmato, ora a causa del blocco e del mancato ristoro da parte del Governo rischiamo di perderne altre per Torino già in difficoltà con il settore auto sarebbe un altro grave salasso.

Si diano direttive precise e severe sulla sicurezza da rispettare nei luoghi di lavoro e sui mezzi di trasporto da casa alla azienda, ma si usino questi giorni per chiedere alle aziende grandi e piccole cosa sono in grado di fare per garantire il massimo di sicurezza al lavoro in caso di riapertura.

Io credo che la sicurezza che garantiscono oggi i supermercati cittadini siano in grado di garantirlo gli altri negozi, bar e ristoranti. Inspiegabile mi appare la lentezza del Governo nel predisporre un Piano di Investimenti nelle infrastrutture di trasporto, dalla Gronda di Genova , agli interventi per la sicurezza della rete autostradale che valgono 7 miliardi e che riguardano in modo particolare Piemonte e Liguria, al completamento della tangenziale Est, alla Linea 2 della Metro, alla Asti-Cuneo e alla linea ferroviaria Savona Torino Lione oltre agli interventi sulla linea ferroviaria Torino Genova. 

Torino riprenda il coraggio e la Vision delle nostre Manifestazioni SITAV perchè se stiamo ancora fermi dovremo aspettare la Torino Lione per il rilancio come con acume e grande dote di preveggenza aveva previsto l’ultimo studio della Fondazione Rota a Ottobre dello scorso anno.

Sono preciso come mi ha detto un grande imprenditore che ha letto in anteprima questo articolo, perché in questi anni ho visto tante sottovalutazioni e tanti ritardi tutti pagati dalle nostre aziende e dal lavoro. 

Se non salviamo aziende e lavoro che pagano i contributi pensionistici  andrà in crisi anche l’INPS e le pensioni”.

Mino Giachino 

Sitav SILAVORO 

 

 

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