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Musica

Il duo Cameristico Violino – pianoforte attraverso i secoli

Creusa Suardi tratteggia la breve storia di una titanica battaglia.

Creusa Suardi
16 Maggio
11:30 2020

Come in ogni ambito della vita umana, anche nel campo musicale non sono mancate, nel corso dei secoli, le lotte per il primato, spesso combattute strenuamente e senza tregua. In ambito strumentale, una delle più appassionanti è stata quella che ha visto contrapposti – con alterne fortune – il violino e gli strumenti a tastiera, dai clavicembali settecenteschi ai pianoforti moderni. Di questo rapporto dai toni fortemente dialettici ci offre una illuminante disamina Creusa Suardi, giovane musicologa pavese, nonché cantante e pianista, alla quale cedo con piacere la parola.

 

 

“La Titanomachia combattuta tra Zeus e Crono per il predominio di Dèi o Titani sul mondo allora conosciuto, ha un particolare e curioso corrispettivo musicale. Il campo di battaglia si presenta un po’ più intimo e meno sanguinoso rispetto al modello della mitologia greca ed è quello della musica da camera. Zeus e Crono sono i due strumenti virtuosi per eccellenza, il pianoforte e il violino.

 

La “strumentomachia” tra i due durò per secoli prima di arrivare a una pace e a una parità di trattamento da parte dei compositori. Senza esclusione di colpi, violino e pianoforte ebbero un’alternata supremazia dovuta a diversi fattori storici, sociali e artistici.

 

Eppure l’idea di affiancare due soli strumenti per la performance musicale era nata con le migliori intenzioni. Glareano all’interno del Dodecachordon, datato 1547, adottò il modello di studio del bicinium, termine coniato dal polacco Janz Lublina in un trattato che precedeva di sette anni quello del teorico svizzero. Con questa espressione si intendeva definire una composizione didattica a due voci, generalmente pensata per essere cantata o suonata da due studenti della stessa età e capacità, piuttosto che da un allievo e da un insegnante. L'equilibrio sembrava allora l’aspetto primario da mantenere nel giustapporre due esecutori, i quali avrebbero dovuto avere medesimi oneri e onori.

 

Fino all’inizio del Seicento questa pratica cameristica veniva infatti espressa tramite strumenti considerati simili per natura sulla base del modo di emissione del suono, dell’estensione e del materiale. Insospettabile seme della discordia fu l'avvento di quello che è considerato cifra caratterizzante del periodo barocco: il basso continuo.

 

Nato con la monodia accompagnata, era costituito da una linea di sostegno alla composizione che il continuista aveva il compito di armonizzare con il proprio strumento, fosse esso liuto, tiorba, chitarra, arpa, organo o clavicembalo. Quest’ultimo presto divenne il miglior servitore della “causa violinistica”.

 

In Italia tra il 1610, data di edizione della Partitura delli concerti ecclesiastici...con sei sonate per stromenti di Giovanni Paolo Cima, e il 1631, data dell’apparizione delle prime sonate per violino e basso in una raccolta di Giovanni Battista Fontana (Sonate per 1,2,3, per violino o corno, fagotto e chitarrone, cello e altri stromenti), un gran numero di compositori scelse la sonata per affiancare a un solista (flauto dolce, cornetto, violino) il basso continuo.

 

Il duo nasce quindi principalmente legato a questa forma, e nelle diciture delle varie opere che si susseguono poi nel Settecento di Veracini, Tartini e tanti altri, il violino viene affiancato da un «basso numerato da eseguirsi abitualmente sul cembalo», come testimonia Arnaldo Bonaventura nella sua Storia del violino, dei violinisti e della musica per violino. Qualcosa però sta cambiando e proprio in Italia.

 

Alla corte dei Medici di Firenze, Bartolomeo Cristofori, tra prototipi e sperimentazioni, crea uno strumento “di nuova invenzione”, come egli stesso lo definisce, ovvero il gravicembalo col piano e col forte. Da quel momento l'ascesa dello strumento – definito “fortepiano” prima e poi definitivamente pianoforte – fu continua e inarrestabile: lo testimonia la sempre crescente importanza conferitagli dai compositori.

 

Nel secondo Settecento abbiamo l'inequivocabile riprova del fatto che la tastiera stia diventando sempre più protagonista nel panorama della musica galante: nelle edizioni musicali le indicazioni dei due strumenti si ribaltano. Sono di Joseph Haydn le Tre Sonate per il Clavicembalo o Forte Piano con un Violino e Violoncello op. 57, pubblicate da Artaria. Nelle composizioni di Wolfgang Amadeus Mozart, che per i due strumenti scrisse ben quarantacinque numeri tra variazioni e sonate, oltre a essere fissata la formula «Klavier und Violine», spesso l’arco è segnalato ad libitum.

 

Con Beethoven l’ordine di apparizione rimane il medesimo (la sonata a Kreutzer è intitolata Sonata per il Pianoforte ed uno violino obligato in uno stile molto concertante come d’un concerto), nonostante il trattamento dei due strumenti cominci a essere tendenzialmente paritario. Se al grande maestro di Bonn va il merito di aver iniziato a riconciliare i due colossi del panorama strumentale, a Mendelssohn va quello di aver riportato il violino alla ribalta come solista virtuoso nel suo famoso concerto dedicato a Ferdinand David. I grandi solisti si impongono ed era già comparso sulle scene quello straordinario, affascinante personaggio che fu Niccolò Paganini. Da quel momento le sonate tornarono a essere “per violino e pianoforte”, per rimanere poi tali nel corso del tempo.

 

Brahms, con esecutori come Clara Schumann e Jòzsef Joachim, non dovette scegliere a chi conferire, se a Zeus o a Crono, il ruolo di maggior valore. Il duo rimane nel repertorio anche del XX secolo (basti pensare a Prokofiev o a Ravel) come esempio di una dialettica fondante il meraviglioso mondo che definiamo “musica da camera”.

 

Creusa Suardi

Diplomatasi nel 2012 e conseguito il Diploma accademico di II livello nel 2015 in Pianoforte con il massimo dei voti e la lode sotto la guida del Maestro Andrea Turini presso il Conservatorio “Franco Vittadini” di Pavia, si laurea in Discipline storiche, critiche e analitiche della musica presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano con la votazione di 110/110 e lode. Consegue inoltre il Diploma in Canto lirico nell’ottobre 2019.

Collabora in qualità di musicologa con la Società del Quartetto di Milano, con il Teatro alla Scala, con l’etichetta discografica torinese Elegia Classics e con il RILM.

Relatrice in occasione di diversi convegni e concerti sia in Italia sia all’estero (Lusaka-Zambia, Milano, Genova, Torino), affianca all’attività musicologica quella concertistica, in qualità di solista o in formazione da camera.

Svolge l’attività di bibliotecaria presso il Conservatorio “Franco Vittadini” di Pavia e ha portato a termine di recente un master in Giornalismo presso il Corriere della Sera.

 

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