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Cronaca

Il restauro degli edifici antichi che rendono belle e nostre cittą, richiedono competenze non comuni: intervista all'architetto Rita Binaghi.

21 Maggio
11:00 2020

Il restauro degli edifici antichi che rendono belle e nostre città e la loro riqualificazione, è un lavoro delicato tale da richiedere competenze specifiche non comuni. Il recupero di monumenti storici  richiede infatti la conoscenza di tecniche sofisticate, oltre a una corretta analisi di laboratorio capace di identificare la composizione degli elementi che compongono le superfici stuccate e delle componenti lapidee che fungono da supporto. Questo è indispensabile al fine di poter individuare le tecniche migliori per riportare antichi manufatti al loro splendore originale. Nel panorama torinese, una figura di spicco in questo campo è Rita Binaghi, laureata in Architettura (Statica) presso il Politecnico di Torino,in possesso inoltre di  laurea in Materie Letterarie (Estetica) conseguita presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Torino. Ricercatore confermato  presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università degli Studi di Torino (Corso di studio in Scienza e Tecnologia dei Materiali per i Beni Culturali) dove ha tenuto l'insegnamento di Storia dei beni costruttivi,  ed è Membro della Società Italiana di Storia delle Matematiche. Indaga da alcuni anni il tema della decorazione pittorica ad affresco, denominata quadratura, dal XVI al XVIII secolo; oltre a studiarne il rapporto con i modelli dell’architettura effettivamente costruita, oggetto specifico di indagine è il substrato matematico cui erano - e sono - indissolubilmente legati da una parte il dipingere a trompe d’oeil, quando la resa prospettica richieda anche effetti anamorfotici, e dall’altra il realizzare architetture reali che si avvalgano di parametri di illusionismo prospettico (prospettive materiali).

In senso più ampio la ricerca si focalizza sullo studio del processo che, partendo dall’interpretazione della realtà tradizionale, basata sul senso della vista e supportata dal sapere geometrico euclideo, si evolve verso quella solo mentale, resa possibile dall’evoluzione in analitica dell’arte cossica, oggi alla base dell’interpretazione computerizzata del mondo. Questo processo, che parte dalla collaborazione tra matematici ed artisti in periodo barocco, vede tra i suoi protagonisti appartenenti alla Compagnia di Gesù e figure che si sono scolasticamente formate nei suoi Collegi, come dimostrano le ricostruzioni prosopografiche di moltissimi architetti europei tra Seicento e Settecento. L’indagine, a base documentaria, presta particolare attenzione ai modi ed ai contenuti della didattica della matematica, indissolubilmente legata a quella dell’architettura. Un ulteriore campo di studi è costituito dalla ricerca ed interpretazione preventiva della documentazione, riguardante edifici storici su cui si siano decisi interventi di restauro, alla luce di quella che la critica tedesca chiama Baugeschicthe distinguendola dall’Architecturgeschicthe.  

Architetto, quale è stato il percorso che l'ha condotta ad occuparsi di una materia così importante, volta a preservare inestimabili ricchezze artistiche?

"Da anni indago il tema della decorazione pittorica ad affresco, specie quella che va dal XVI al XVIII secolo denominata quadratura; oltre a studiarne il rapporto con i modelli dell’architettura effettivamente costruita, oggetto specifico di indagine è il substrato matematico cui erano - e sono - indissolubilmente legati da una parte il dipingere a trompe l’oeil, quando la resa prospettica richieda anche effetti anamorfotici, e dall’altra il realizzare architetture reali che si avvalgano di parametri di illusionismo prospettico (prospettive materiali). In senso più ampio la ricerca si focalizza sullo studio del processo che, partendo dall’interpretazione della realtà tradizionale, basata sul senso della vista e supportata dal sapere geometrico euclideo, si evolve verso quella solo mentale, resa possibile dall’evoluzione in analitica dell’arte cossica, oggi alla base dell’interpretazione computerizzata del mondo. Questo processo, che parte dalla collaborazione tra matematici ed artisti in periodo barocco, vede tra i suoi protagonisti appartenenti alla Compagnia di Gesù e figure che si sono scolasticamente formate nei suoi Collegi, come dimostrano le ricostruzioni prosopografiche di moltissimi architetti europei tra Seicento e Settecento. L’indagine, a base documentaria, presta particolare attenzione ai modi ed ai contenuti della didattica della matematica, indissolubilmente legata a quella dell’architettura. Un ulteriore campo di studi è costituito dalla ricerca ed interpretazione preventiva della documentazione, riguardante edifici storici su cui si siano decisi interventi di restauro, alla luce di quella che la critica tedesca chiama Baugeschicthe distinguendola dall’Architecturgeschicthe".  

"In particolare mi occupo di quelle conoscenze di natura matematica che sono alla base, ad esempio, del dipingere con la tecnica del tromp l'oeil, in particolare del quadraturismo, cioè la resa dell'architettura pittorica  illusoria per costruire un disegno  in modo che inganni bene l'occhio. E' una tecnica particolare, ma per padroneggiarla, sono necessarie solide basi matematiche. Una parte di questi pittori quadraturisti  hanno una formazione anche architettonica, anche se poi non esercitano da Architetto, perché emergono dai documenti studiati negli ultimi anni che, mentre nel passato si è sempre ritenuto che le figure professionali si formassero in cantiere, quindi nel pratico, in realtà, è emerso che si dedicavano a studi teorici che andavano dalla matematica applicata alla fisica, cioè alla meccanica, alla statica e a tutto ciò si evolve nel tempo ed è agevolmente rintracciabile nella documentazione di cui possiamo disporre".

"Ora è interessante notare che succede che nasca per prima la scuola che verrà riconosciuta come la Scuola che forma gli architetti e gli ingegneri anche da un punto di vista teorico; si tratta della "École Polytechnique" di Parigi. Questo significa che personalmente mi occupo del pittore quadraturista, come mi occupo dell'ingegnere o dell'architetto quando è impegnato a realizzare qualcosa di strutturale, di scientifico. Non analizzo se usa uno stile Dorico o Corinzio, ma valuto se e quando si occupa di qualche tecnica nuova, quando compie alcune innovazioni su architetture che abbiano una base scientifica strutturale e, in più,  seguo proprio l'evoluzione di questi saperi esaminando le testimonianze che ci sono rimaste".

 Questo mi ha portato anche a prendere in considerazione chi si occupava di questi argomenti: si tratta  soprattutto  di persone appartenenti a ordini religiosi, soprattutto Gesuiti. Mi sono occupata anche dell'ambiente torinese perciò, quando  all'inizio del 700 si formano all'università, gli insegnamenti che vengono ammessi nell'Università di Torino, dove vi sono   cattedre di Matematica e di Chimica, ho dimostrato pubblicati nel testo "Piazza San Carlo a   Torino", come di fatto tali insegnamenti fossero diretti agli Architetti e agli Ingegneri; non esistevano i Matematici. Questo stato di cose rimane così fino alla metà del secolo successivo, cioè la metà dell'ottocento, quando nasce la Scuola di Applicazione degli ingegneri, che sarà la base di partenza del Politecnico di Torino. La Scuola di Applicazione non nasce dal nulla, ma praticamente scelgono docenti, che  conoscono la metodologia didattica che possedevano nell'Università e inaugurano questa nuova scuola, ma con punto di vista che origina dal passato. Siccome mi occupo dell'applicazione delle conoscenze di tipo teorico matematico fisiche per gli ingegneri e gli architetti della scuola Politecnica, intendo affermare che mi occupo  anche di come costruivano; in pratica esamino le tecniche costruttive del passato, oggi diremmo di Scienza delle Costruzioni, applicata al costruire" 

 

"Quando si eseguono  restauri di un certo livello, ci sono anche alcuni  specialisti che esaminano  documenti tecnici;  specialisti che si impegnano nella lettura e nell'esame dei documenti prodotti nei  cantieri sei-settecenteschi.  Nel testo:  "Quando l'Egitto venne a Torino" nel palazzo che lo ospita, l'ex collegio dei gesuiti, dei nobili esamino fra l'altro, anche i documenti presenti in cantiere. Mi sono inoltre occupata di altri due importanti lavori di restauro a Torino,  quello di Piazza San Carlo alcuni anni orsono e del palazzo dell'Università di via Po, utilizzando materiale trovato negli istituti torinesi destinati alla conservazione di tali beni per ricostruire la storia di quell'edificio, peraltro molto complicata". 

 

Come ha iniziato ad occuparsi di questi argomenti?  

 

"Nella facoltà di Architettura ho subito sviluppato una profonda avversione nei confronti degli Storici dell'Arte e dell'Architettura, così ho cominciato a frequentare insegnamenti specifici, relativi all'ambito della Scienza delle Costruzioni, mantenendo però un interesse di natura storica e da lì è iniziato il mio percorso lavorativo. La tesi di Laurea l'ho preparata su Lagrange, sul principio dei lavori virtuali, alla base della Meccanica Razionale e anche della Scienza delle Ccostruzioni ed in più di mi sono dedicata al calcolo della Statica Grafica su base teorica del ponte Mosca sulla Dora a Torino, occupandomi di architettura storica, cercando di capire, dov'era possibile risalire alle logiche applicate, che cosa sapevano, quali fossero i concetti che applicavano,  provando a ripetere l'intervento, rifacendone i calcoli. Ho esercitato alcuni anni al DAMS di Torino dove ho insegnato storia dell'architettura in cui era compresa anche la componente tecnica, ovviamente. In seguito, quando hanno inaugurato il corso di laurea di Scienza e Tecnologia di Materiali dei Beni Culturali all'interno del corso di laurea di Chimica  della facoltà di Scienze Matematiche e Fisiche Naturali, mi sono iscritta a quel corso perché era un esame obbligatorio per i chimici che volevano occuparsi di restauri".

Restauri che hanno permesso alla città di Torino  di riacquistare l'antico splendore, restituendo quelli che in passato furono teatri di eventi storici di cui non deve andare perduto il ricordo. Un operazione resaa possibile grazie agli studi e alle competenze di personale altamente specializzato a compiere una professione molto delicata e di cui l'Architetto Binaghi  è un ammirevole esempio. 

foto da :Piazza San Carlo a Torino   M.P Dal Bianco - Carlo Marenco i Santarosa edizioni Lybra immagine 

Annali di Storia delle Università Italiane CLUEB, Anno 5, 2001 

 

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