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Cultura e Spettacolo

“Storie del vecchio Piemonte” alla Biblioteca civica Natalia Ginzburg

Il ciclo di incontri si conclude con la storia della Scuola Veterinaria di via Nizza

25 Marzo
11:00 2014

A Torino, presso la Biblioteca civica Natalia Ginzburg, in via Cesare Lombroso n. 16, si conclude il ciclo di incontri a cura di Juri Bossuto, Pietro Cappè, Milo Julini, Ivano Leonzio e Angelo Toppino, intitolato “Storie del vecchio Piemonte. Appunti sulla vita, l’arte e la cultura dell’Ottocento di Torino e del Piemonte”. 

L’ultimo incontro si terrà nella Sala Mario Molinari, nel giorno di mercoledì 26 marzo, alle ore 15.00. 


 

L’incontro di mercoledì 26 marzo sarà intitolato “La Scuola Veterinaria di Torino, dal 1859 al 1997 in via Nizza 52, nel Borgo San Salvario” ed avrà come relatore Milo Julini. 

La Scuola Veterinaria torinese, sorta a Venaria Reale nel 1769, prima in Italia e quarta nel mondo, ha avuto la sua sede in via Nizza 52, nel Borgo San Salvario, dal 1859 al 1997. Nel 1934 è diventata la Facoltà di Medicina Veterinaria che, dal 2001, si è trasferita a Grugliasco. 


 

Nell’ormai lontano 1769, la Scuola Veterinaria di Venaria Reale rappresentava un primo tentativo di razionalizzare la cura degli animali. La Scuola era sorta per volere del re di Sardegna Carlo Emanuele III quando, a seguito della Pace di Aquisgrana  del 1748, in Europa si viveva un lungo periodo di tranquillità. 


 

Per la creazione della Scuola Veterinaria, il re aveva inviato quattro chirurghi a Lione a studiare presso quella scuola che esisteva dal 1762. 

Il chirurgo Giovanni Brugnone (Ricaldone, 1741 - Torino, 1818), il migliore dei quattro chirurghi, tornato in patria, ebbe l’incarico di costituire un istituto come quello francese. Ricevette alcuni locali nel padiglione di caccia del castello reale della Venaria. Brugnone era il direttore e l’unico insegnante della Scuola, che dipendeva dal ministero della guerra ed era finalizzata alla cura dei cavalli per l’esercito. 


 

Nel 1793 iniziò una lunga serie di trasferimenti della Scuola in vari comuni del Piemonte. La Scuola Veterinaria ebbe addirittura un periodo di sospensione dell’attività, dal 1814 al 1818. 


 

La Scuola Veterinaria riaprì, di nuovo a Venaria Reale, sotto la direzione di Carlo Lessona (1784-1858), indicato come il “Rifondatore” della Scuola. Carlo Lessona, nel 1838, diede vita al primo giornale italiano di scienza veterinaria. Il figlio di Carlo Lessona, Michele, è stato uno zoologo, scrittore, politico e divulgatore scientifico. È stato nominato senatore del Regno d'Italia, nel 1892, ed è assai più noto del padre. 


 

Dal 1859 al 1997, la Scuola Veterinaria ha avuto sede in via Nizza 52. Nel 1860 è diventata Regia Scuola Superiore di Medicina Veterinaria, un Istituto parificato all’Università con gestione autonoma. Nel 1934 nacque la Facoltà di Medicina Veterinaria, integrata nell’Ateneo torinese. 


 

Tra il 1999 e il 2001 la Facoltà si è trasferita nella nuova e moderna sede di Grugliasco. In via Nizza 52, oggi si trova il Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze per la Salute. Gli antichi locali della Facoltà di Medicina Veterinaria sono stati completamente demoliti e sostituiti da avveniristiche strutture.


Molti docenti della Scuola Veterinaria meritano di essere ricordati.

In particolare, nel corso dell’incontro, il relatore si soffermerà su alcuni professori, per sottolinearne il particolare spessore scientifico e il loro impegno nella sanità pubblica e nel settore agricolo e zootecnico.


Nell’Ottocento ricordiamo Edoardo Perroncito e Domenico Vallada.

Edoardo Perroncito (Viale, 1847 – Pavia, 1936), professore di patologia, ebbe vasta fama perché ottenne la prima cattedra al mondo di Parassitologia.

Perroncito riuscì a debellare l’anchilostomiasi, malattia gravissima e molto diffusa, dovuta ad un verme parassita del duodeno dell’uomo.

Domenico Vallada (Dogliani, 1822- Monforte, 1888) insegnò patologia, igiene e zootecnia e fu autore di importanti e preveggenti trattati. Si occupò anche dei tartufi con lo studio “I tartufi delle Langhe in Italia, in vernacolo triffole” (1865).


Nel periodo compreso tra Ottocento e Novecento, spicca Giovanni Mazzini (Mortara, 1862 – Torino, 1930). Mazzini si prodigò, in collaborazione con l'onorevole Conte Eugenio Rebaudengo, presidente del Comizio Agrario di Torino, per la fondazione nel 1913, in via Bologna, della “Stazione sperimentale per la lotta contro le malattie infettive degli animali in Piemonte e Liguria”, che oggi ha preso il nome di “Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta”. La “Stazione sperimentale” doveva fornire un supporto scientifico a veterinari e ad allevatori in modo che potessero adeguatamente combattere le malattie del bestiame e contenerne i gravi danni sanitari ed economici.


Ricordiamo infine per il suo impegno nella Resistenza portato fino all' estremo sacrificio, Paolo Braccini (Canepina, 1907 – Torino 1944), laureato in agraria e in veterinaria, docente presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Torino. Braccini, antifascista e partigiano col nome di “Verdi”, venne fucilato nel poligono di tiro del Martinetto di Torino il 5 aprile 1944. È insignito di Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

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