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Di tutto un po'

“L’ uomo vestito di grigio”, di Arnould Galopin

Il romanzo poliziesco del prolifico autore francese è uno dei primi pastiche holmesiani apparsi in Francia ed ha avuto un grande successo anche in Italia

28 Dicembre
10:00 2016

Arnould Galopin, nato a Marbeuf (Eure) in Normandia il 9 febbraio 1863 (varie fonti, indicano il  1865!) e morto a Parigi il 9 dicembre 1934, è uno scrittrice francese, ufficiale della Legion d’Onore, autore di libri per ragazzi, di romanzi di fantascienza e polizieschi.


Questo prolifico scrittore, con più di cinquanta romanzi al suo attivo, ha ottenuto nel 1918 il gran premio della Accademia di Francia per “Sur le front de mer”, romanzo sulla marina mercantile durante la prima guerra mondiale , acclamato dalla critica. Ha poi scritto diversi romanzi di successo sulle sue esperienze di guerra.


È autore di romanzi di fantascienza nello stile di H. G. Wells e Giulio Verne , tra cui “Il Dottor Omega” (1906), “La rivoluzione di domani” (1909) e “Il Bacillo” (1928), una storia stranamente profetica che ha come protagonista uno scienziato pazzo che usa la guerra biologica per la sua vendetta.


Ha scritto molti romanzi per ragazzi, come “Il giro del mondo di due bambini” (1908) e “Un aviatore di 15 anni” (1926), “Un soldato di dodici anni” (1920), “Il cacciatore di pantere” (1928) e “Il Piccolo Detective” (1934), con avventure poliziesche nella regione di Parigi (con l’eccezione di episodi che si svolgono in Marocco contro un gruppo terroristico guidato da “il Rinnovatore”) che uniscono l’avventura o le storie di guerra al genere poliziesco.


Arnould Galopin è anche autore di poesie in lingua normanna, una delle principali lingue d’oïl, parlata in Normandia. Ha contribuito con il saggio “Le Patois normand” al “Libro del Millenario della Normandia” del 1911.


Come autore di romanzi polizieschi, Arnould Galopin non brilla per una particolare inventiva. Le sue creature sono “riproduzioni” di personaggi consolidati della letteratura gialla. Così Ténébras, il bandito fantasma, creato nel 1911, è pensato come rivale di Fantômas, il ladro Edgar Pipe, che appare in tre romanzi, costituisce una sorta di avatar inglese di Arsenio Lupin.


Quanto all’ispettore Allan Dickson, che esordisce con “Il mistero di Green Park” (1910), rappresenta uno dei prototipi del detective Harry Dickson, mitico eroe di Jean Ray (Gand, 1887-1964), proposto come lo Sherlock Holmes statunitense.


Galopin presenta Allan Dickson come collaboratore di Sherlock Holmes in “L’Homme au complet gris” (1912). Si tratta di uno dei primi pastiche (apocrifi) di Sherlock Holmes scritti in francese che mette in scena l’anziano detective morfinomane Herlokolms e il suo assistente Allan Dickson che braccano Jack the Ripper, Jack lo Sventratore in italiano, un marinaio dell’Arabella che mutila e uccide delle donne nei porti dove la sua nave fa scalo.


L’idea che l’assassino di Whitechapel fosse un marinaio straniero pare che sia stata affacciata a suo tempo dalla Regina Vittoria. La sovrana riteneva che un inglese non potesse manifestare una ferocia così efferata e che quindi il criminale dovesse essere uno straniero, probabilmente giunto a Londra con una nave proveniente da qualche lontano, e selvaggio, paese.


Non sappiamo se Galopin conoscesse questi concetti della Regina Vittoria, in ogni caso ha felicemente sviluppato l’idea che, tra l’altro, trova riscontro in un racconto di Conan Doyle, contenuto nel libro “Le avventure di Sherlock Holmes” (1892), intitolato “I cinque semi d’arancio” dove a viaggiare su una nave sono gli ultimi vendicativi componenti del Ku Klux Klan, organizzazione anti-abolizionista americana, che inviano lettere minatorie da varie città portuali e compiono le loro vendette in Inghilterra durante i periodi di scalo nei porti locali.


Il nostro interesse per Arnould Galopin nasce nell’ottica dell’analisi degli apocrifi holmesiani dedicati a Jack the Ripper, criminale reale che ha un interessante rapporto con Sherlock Holmes, investigatore della letteratura.


Arthur Conan Doyle, richiesto di un parere in merito ai delitti di Whitechapel di Jack the Ripper, aveva fornito indicazioni più consone a Watson che a Sherlock Holmes, ma soprattutto sembrava aver operato una vera e propria rimozione nei confronti del clamoroso fatto criminale.


Già ai contemporanei non era sfuggita la relazione che collega i due personaggi dell’epoca vittoriana e non soltanto per le date: “Uno studio in rosso”, romanzo di esordio di Sherlock Holmes è stato pubblicato nel 1887, e i delitti sono avvenuti nel 1888. Così il rapporto tra Sherlock Holmes e Jack the Ripper è apparso assai stimolante e interessante anche a molti scrittori, tanto da giungere a una notevole quantità di libri, ispirati dai misteriosi ed efferati crimini di Whitechapel.


Troviamo romanzi a carattere più storico che si ispirano direttamente agli avvenimenti dell’epoca e propongono una identità per l’assassino. Altri si svolgono in diversi periodi storici con passaggi obbligati nella Londra del 1888, altri di ispirazione fantascientifica o fantasy, mettono in scena il personaggio di Jack the Ripper in varie epoche. Pochi libri propongono degli intrighi moderni nei quali il caso è menzionato oppure si assiste a ripetizioni degli omicidi dell’epoca vittoriana.


Fra questi, l’apocrifo che assume maggior rilievo è “A study in terror” di Ellery Queen, (New York, 1966) tradotto in Italia come “Uno studio in nero” (1967).


Falzon (1983) giudica “Uno studio in nero” come un apocrifo sperimentale riuscito, dove gli avvenimenti della New York degli anni ‘60 aiutano a far luce sui delitti irrisolti della Londra vittoriana. Holmes svela l’identità di Jack the Ripper e si affaccia l’ipotesi di un colpevole altolocato, ipotesi che prenderà sempre più spazio, fino a coinvolgere personaggi della casa reale inglese.


È curioso notare che i primi romanzi apocrifi che associano Jack the Ripper a Holmes sono apparsi in Francia già all’inizio del Novecento, quando Arthur Conan Doyle era ancora in piena attività.


L’anonimo “Jack l’Éventreur” (Parigi, 1908) è il primo di questi apocrifi in francese che contrappone Holmes a Jack the Ripper, di cui rivela la vera identità. In seguito, Arnould Galopin scrive il fortunato “L’Homme au complet gris”.


Come spesso avviene per questi romanzi popolari, le indicazioni sulle date sono incerte. La prima edizione del libro è più spesso riportata nel 1912 ma non mancano indicazioni del 1911 e anche di anni anteriori (1906-1907-1908), forse per una confusione con l’anonimo “Jack l’Éventreur”. In ogni caso, il libro ha avuto grande successo. Alcune fonti riferiscono che a Parigi, nel 1912, è stampata la 7ma edizione! È certa una riedizione, sempre a Parigi, nel 1931.


È stato tradotto anche in Italia, dove si parla di quattro o cinque edizioni, presso diversi editori, tra il 1933 e il 1946. Il Sistema Bibliotecario Nazionale annovera “Il mistero dell’uomo grigio” (Milano, Periodici Alfa, 1933) e “L’uomo vestito di grigio” (Firenze, Nerbini, 1943 e 1946).


È curioso ricordare in conclusione che “L’uomo dal vestito grigio” (The Man in the Gray Flannel Suit) è un film del 1956 diretto da Nunnally Johnson, tratto dall’omonimo romanzo best-seller di Sloan Wilson e che “Il mistero dell’uomo grigio” è un libro di Giulio Andreotti del 1993!


È stato utile per questo articolo un recente post di Alberto López Aroca nel Gruppo FB “Uno Studio in Holmes”.

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