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Tecnologia

La “carica cava”: arma devastante per i mezzi corazzati della 2.a Guerra Mondiale

Fenomeno che, scoperto in ambito civile, continua a offrire contributi alla tecnologia

11 Aprile
14:00 2017

La scienza, da quando ha meritato questa severa definizione, si è dimostrata fondamentalmente neutrale in quanto il suo preciso compito è quello di scoprire le leggi che regolano i fenomeni chimico-fisici del mondo inorganico e della materia organizzata del mondo vegetale e animale.

La storia tuttavia insegna che, eventi eccezionali di questa, hanno sempre incoraggiato e spinto, sotto la pressione dell’urgenza-emergenza, la ricerca tecnico-scientifica per tentare di offrire soluzioni a problemi di grande rilevanza, con ricadute che potevano prestarsi a nuove applicazioni innovative.

Ricadute che potevano trovare una immediata realizzazione nell’ambito del progresso civile o per obiettivi strettamente militari di difesa o di offesa.

Tuttavia è proprio la situazione di un Paese in un conflitto armato che la “concentrazione delle intelligenze” può dare il meglio e realizzare risultati rilevanti per le finalità richieste, ma che a loro volta immancabilmente possono offrire (come già evidenziato) enormi ricadute di progresso nell’ambito della società civile.

La 2° Guerra Mondiale è stata un laboratorio eccezionale per lo sviluppo innovativo di queste realizzazioni bellico-scientifiche, dove le potenze guida coinvolte nell’immane conflitto (USA, Inghilterra, URSS, Germania) hanno dato prova delle loro grandi capacità inventive.

Gli esempi in merito sono tantissimi e se si volesse evidenziare in modo approfondito, anche solo quelli più significativi, si dovrebbe in ogni caso dedicare, per ognuno di questi, una trattazione a parte.

Riporto qualche esempio che ha portato ricadute importanti in ambito civile:

1)- Il Teflon nome commerciale del PTFE (Politetrafluoroetilene) scoperto da Roy J. Plunkett, tecnico della Du Pont, unico rivestimento interno delle apparecchiature  in grado di resistere alle sostanze volatili radioattive (esafluoruro di uranio) per la realizzazione della prima bomba atomica (Hiroshima e Nagasaki nel 1945) del progetto Manhattan. Lo stesso è stato  utilizzato come lubrificante solido per rivestire le canne delle armi da fuoco per ridurre l’attrito dei proiettili in condizioni ambientali estreme. Per ultimo diventare il top dei rivestimento anti aderenziale di pentole e tegami.

2)- Congelamento dei globuli rossi con glicerolo per  la conservazione fisiologica del sangue, consentendo le trasfusioni per le truppe americane  nei diversi teatri di guerra. Da questo momento si inaugura l’epoca dei Centri Trasfusionali nella medicina moderna.

3)- La produzione industriale dell’antibiotico penicillinache ne ha permesso  l’impiego massivo per le esigenze sanitarie dell’Esercito Americano, rivoluzionando la terapia delle infezioni batteriche mortali, inaugurando “l’epoca antibiotica”.

4)- Il forno a microonde (1940 – Percy Spencer) realizzato da una intuizione del funzionamento di un tubo di magnetron (valvola termoionica ad alta potenza destinata alla produzione di microonde non coerenti e utilizzata per il radar).

5)- Le patatine “essicate” (J. R. Simplot) prodotte industrialmente per rifornire le forze armate americane nella 2a Guerra Mondiale. In seguito nel 1953  si realizzò il “surgelamento” delle patatine fritte a lunga conservazione.

6)- La scoperta della chemioterapia oncologica dal disastro del bombardamento di Bari del 2 dicembre 1943 da parte della Luftwaffe (esplosione della nave americana SS John Harvey che trasportava segretamente bombe all’iprite contro la Convezione di Ginevra). In pratica fu la prima chemioterapia sperimentale a base di mecloretamina (mustina – mostarda azotata), un derivato dell’iprite.

7 Lo sviluppo imponente della Medicina Nucleare dalle ricerche del progetto Manatthan (bomba atomica di Hiroshima e di Nagasaki).

Tra questi è curioso il caso dell’effetto Munroe che, da uso inizialmente civile,  ha rivoluzionato la tecnologia militare nell’ultima fase della 2° Guerra Mondiale (1943 1945), coinvolgendo le migliori industrie degli armamenti a trovare le necessarie contromisure e posto le premesse per ulteriori progetti di armi tecnologicamente avveniristiche.

Chermes Munroe notò il fenomeno nel 1885 (presso il Naval Torpedo Station  a Newport – USA) e lo stesso poi da Egon Neuman nel 1911. In sintesi l’evento sperimentale consisteva nell’operare la parziale concentrazione dell’energia della reazione chimica causata da un vuoto incavato in un blocchetto di esplosivo.

Questa tardiva applicazione militare negli anni 1942 – ‘45 ha in realtà stimolato ricerche scientifiche e avanzamenti clamorosi delle conoscenze  nel campo della metallurgia, della chimica fisica degli esplosivi, nelle rilevanti dimensioni degli investimenti economico-finanziari, non solo da parte delle industrie dedicate (le nascenti multinazionali), ma anche dei Governi coinvolti nel 2° conflitto mondiale.

In sintesi, attraverso questa “rivoluzione” tecnico-industriale-economico-finanziaria” si sono poste le premesse irreversibili (ad es. il Piano Marshall) per attivare il processo della globalizzazione dell’economia, che sta condizionando con pesanti ombre e luci il terzo millenio.

Merita in questa occasione riproporre la storia dell’effetto Munroe fino alla realizzazione della “carica cava” e della sua evoluzione nei proiettili “autoforgianti” e nel parallelismo dei penetratori “ipercinetici” di uranio impoverito.

Comunque, questa scoperta non venne utilizzata a scopi militari fino alla 2a Guerra Mondiale, quando la sua prima applicazione, probabilmente la britannica No. 68 AT Grenade, venne utilizzata nel maggio del 1940.

Nelle applicazioni militari moderne, l'ordigno a effetto Munroe, che utilizza il principio della carica cava, realizza una penetrazione in una piastra, di solito in acciaio, pari al 150-250% del diametro dell'ordigno. Tuttavia questa tecnologia  tende ad essere poco efficace contro le moderne corazze composite o reattive, che sono state sviluppate specificamente per contrastare gli ordigni a carica cava.

In applicazioni non militari, le cariche cave sono apprezzate per la loro versatilità e velocità d’impiego. Infatti poche centinaia di libbre di cariche cave ben localizzate possono demolire un edificio molto più velocemente che con l’impiego di diverse centinaia di tonnellate di macchinari destinati a questa funzione. Inoltre nella manifattura dell'acciaio, piccole cariche cave sono spesso usate per “forare” rubinetti che sono rimasti occlusi da varie scorie.

In ogni caso le applicazioni “civili” di questa tecnologia sono potenzialmente illimitate.

A titolo esemplificativo riporto dal web il link (da Armi & Strumenti) sulla “carica cava”, che ritengo esemplificativo e tecnologicamente istruttivo.

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E’ auspicabile che da queste realizzazioni tecnico-scientifiche di distruzione e di morte, l’ umanità più consapevole, attraverso istituzioni idonee, eserciti costantemente una pressione per realizzare copiose ricadute tecnologiche, ampiamente compensative, da far progredire il benessere e la convivenza civile in un mondo pacificato e nella vigile garanzia di sicurezza.

In sintesi si potrebbe affermare che le realizzazioni indirizzate ad eventi indiscutibilmente negativi, nascondono potenzialmente, come rovescio della medaglia, prospettive di reale progresso.

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