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Cinema

Sam was here

Allucinante e allucinato trip "Kafkiano" a metà tra il cinema "onirico" alla David Lynch e quello "anti-eroistico" alla John Carpenter

18 Maggio
10:00 2017

Ci sono film che riescono a colpirti fin dalle prime inquadrature, lasciandoti innamorato a prima vista in pochi secondi.

Sarà per quella fotografia particolare, mixata a quel tipo di musica suggestiva, quel protagonista azzeccato come pochi immerso in una situazione che riesce a prenderti e coinvolgerti esattamente nel mood che il regista si prefiggeva di creare.

"Sam was here" è stato per il sottoscritto uno di quei casi.


Esordio cinematografico di Christophe Deroo, ex direttore della fotografia di cui infatti ammiriamo la cura e l'amore nelle scelte per la composizione visiva dell'immagine in ogni singolo fotogramma di questo suo primo film.

Unita alla composizione visiva sta poi l'originale composizione "di generi" e "di atmosfere" che costruiscono questo film.

Un pò "road movie" che si rifa alle atmosfere del celebre "Duel" (uno dei primissimi e migliori film di Spielberg) per il suo snodarsi andando e venendo avanti e indietro per queste strade desolate e case apparentemente disabitate del deserto californiano del Mojave.


Un pò "film onirico di coscienza" sulla falsariga di "Strade perdute" del grande David Lynch, con il protagonista punito per i suoi peccati e le sue scelte senza che questi ne abbia quasi coscienza, sentendosi così perseguitato alla sorta di un moderno "Josef K" senza capire il perchè di questa persecuzione.

Infine parecchio c'è anche del buon vecchio John Carpenter, nel rimbombo cupo ed elettrizzante delle musiche, nelle scelte più "action" di alcune svolte della trama unita alla morale ambigua dei personaggi, là dove Carpenter era maestro come pochi altri in film come "Fuga da New York" o "Essi vivono" a unire una storia di profonda critica sociale a un film perfetto anche per l'intrattenimento del grande pubblico.

Gran lavoro va inoltre riconosciuto a Rusty Joiner, attore protagonista per gran parte del film quasi da solo sulla scena, credibile nella sua disperata lotta per la sopravvivenza contro tutto un mondo che sembra avercela ed essersi alleato contro di lui.


Attore apparentemente poco espressivo dalla solita faccia pulita da sponsor per le lamette da barba, in realtà viene messo sempre più alla prova e promosso più che dignitosamente, scena dopo scena in un susseguirsi di ambienti e generi cinematografici con cui il regista si diverte e ci diverte sperimentando per la gioia del pubblico.

Come abbiamo detto quindi passiamo da un momento all'altro e scena dopo scena da un film on the road quasi fantascientifico a un horror psicologico dalle forti sfumature oniriche, per poi arrivare all'action splatter più violento nello stile del miglior Rob Zombie e l'atmosfera più generale da cinema "anti-eroistico" come quella del già citato John Carpenter.

Ma di cosa parla in realtà questo film? Scopriamolo analizzandolo insieme più nel dettaglio.


FUGA DA UNA TWIN PEAKS NEL DESERTO
Interpretato come detto da Rusty Joiner, un venditore porta a porta batte la zona edificio dopo edificio senza riuscire a incontrare anima viva; se non inquietanti messaggi e indizi di un omicida a piede libero per la zona, di cui tra l'altro un deejay esorta la cittadinanza locale a riunirsi per linciarlo.


Sempre più sconsolato l'uomo chiama la sua ditta comunicando il suo insuccesso e intraprendendo il lungo viaggio di ritorno verso casa, dove la figlia e la moglie lo attendono per quello che pare un complicato rapporto familiare.

Incidente dopo incidente, tra problemi alla batteria e le gomme dell'auto, forate di proposito da un pazzo mascherato in uniforme da poliziotto; l'uomo capisce sempre più lentamente di essere in trappola e che non riuscirà mai a tornare indietro.

Capisce inoltre che l'uomo a cui tutti danno la caccia è proprio lui, come detto aizzati dal conduttore di questa trasmissione radio che lo accusa di crimini efferati e terribili verso una piccola bambina.


Uno splendido viaggio per le strade assolate e desolate della California più sperduta, oltre che all'interno dell'anima e del cuore sempre più cupo e disperato del protagonista; non da meno poi la "caratterizzazione" dei vari personaggi che cercano di farlo fuori, anonimi tanto quanto terrificanti nel loro "odio puro e genuino" verso il povero sprovveduto uomo/vittima/carnefice, a seconda della scena e del momento del film.


NON SEMPRE VINCE CHI CE L'HA PIU' LUNGO
Un film di una durata ridotta, ma che in appena un'ora e un quarto di tempo riesce a raccontare e mettere sulla graticola molti più argomenti di tanti altri dello stesso genere.

Fantastiche come detto le atmosfere sovrannaturali proseguite lungo tutta la storia, con una surreale stella rossa in lontananza nel cielo a sottolineare l'irrealtà di tutta la vicenda.


Irrealtà raccontata però con un realismo duro e crudo quando necessario nelle già citate violentissime scene action, puro survival diretto con gran classe da Christophe Deroo, il quale ama crogiolarsi in un oceano di citazioni nel quale adagiare il suo personalissimo stile di regia.

Abbiamo quindi il deejay che ci narra parallelamente il film come la famosa conduttrice radio de "I  guerrieri della notte" o il mitico "SuperSoul" dell'altrettanto cult "Punto zero"; in un film che scorre lungo le linee tratteggiate sull'asfalto a mo' del già citato "Strade perdute" di Lynch.

Dall'altra poi scendiamo nei più classici dell'horror come la folla indemoniata a mo' di zombie assetati di sangue o i pazzi furiosi di "Non aprite quella porta" o i cannibali incestuosi di "Le colline hanno gli occhi", oltre che inquietanti squarci e visioni tra una camera e l'altra abbandonata di un hotel, misteriosamente ripresi da una televisione sempre sintonizzata pare quasi solo sul protagonista.


Un mix unico e riuscito, ripetiamo ancora, di diversi generi cinematografici ben dosati e miscelati gli uni agli altri senza che ne prevalga uno in particolare; in un film decisamente atipico di cui anche giorni dopo la visione ti rimane un sapore particolare sul fondo del palato che ti stuzzica per rivederlo ancora una volta.


OGGI CHI VI SCRIVE HA PREFERITO PARLARVI DI QUESTO UNICO FILM ANZICHE' FARNE UNA RASSEGNA, PERCHE' PARTICOLARMENTE CONVINTO DI AVER SCOVATO QUELLO CHE IN BREVE DIVENTERA' UN "PICCOLO CULT", RIUSCITO PRATICAMENTE NEL SUO PICCOLO IN TUTTO CIO' CHE E' ESSENZIALE: PERSONAGGIO, STORIA, MUSICA, FOTOGRAFIE, ATMOSFERE... QUELLI CHE SONO TUTTI GLI INGRENDIENTI MAGICI DEL CINEMA INSOMMA, PER UN'OTTIMA PRIMA PROVA DA REGISTA PER CHRISTOPHE DEROO A CUI AUGURIAMO CON TUTTO IL CUORE DI RICONFERMARSI E MAGARI (PERCHE' NO) MIGLIORARE ANCORA CON IL SUO PROSSIMO PROGETTO, QUALUNQUE ESSO SIA.

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