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Di tutto un po'

La “Torino noir” vista e narrata da Milo Julini

Angelina Serra, la signora vitrioleggiatrice

5 Ottobre
11:00 2017

Dopo aver letto una serie di storie torinesi di donne vetrioleggiatrici, anche se avvenute in epoche diverse, ci verrebbe quasi da pensare che sono un po’ tutte uguali, nelle protagoniste, nei protagonisti-vittime, nelle motivazioni, nello svolgimento, persino nelle valutazioni date, pur con qualche piccola variazione, dai cronisti giudiziari, sempre uomini. Vedremo ora un caso che presenta diverse peculiarità e che ci porta in una Torino che molti  rimpiangono, quella della Torino “città del cinema”.


Ecco le dramatis personae:


«Protagoniste della tragica scena sono certa Serra Angelina, d’anni 22, maritata a Giuseppe Gallo, applicato delle ferrovie dello Stato, e certa Prola Franca, pure d’anni 22, abitante in corso Regio Parco, N. 1, attrice all’«Itala-Films», il cui stabilimento è in regione Ponte Trombetta, oltre la barriera di Casale, verso la collina».


Siamo dunque in un ambiente alto borghese, l’impiego del vetriolo è dovuto alla gelosia di una moglie e la vittima è un’altra donna, una attrice della Itala Film! Apprendiamo lo svolgersi degli avvenimenti nella cronaca de “La Stampa” del 24 agosto 1912, col titolo «Una moglie che ustiona col vetriolo / l’amante del marito» e col sommario «Le gravi condizioni della vittima - L’arresto della donna». Il lungo articolo, anonimo, è esemplare della mentalità dell’epoca, in particolare, dell’approccio del cronista nei confronti di una donna che ha commesso un atto riprovevole ma resta pur sempre una “signora”.


Leggiamo: «Da molto tempo fra le due giovani donne esisteva un legame di rivalità derivante dal fatto che la Serra aveva scoperto che il marito suo era un assiduo corteggiatore della assai piacente attrice. Naturalmente, dopo tale scoperta la vita dei due coniugi era divenuta assai spinosa. La giovane donna che soltanto da due anni si era data al marito suo per vincolo d’amore che credeva reciproco, non poteva adattarsi al pensiero che una rivale elevasse fra lei e l’uomo amato una barriera d’indifferenza, e forse anche poi, col tempo, di odio. Ella quindi difese i suoi diritti di moglie e di innamorata, con tutti i mezzi che giudicò più acconci; ma né preghiere, né minaccie raggiunsero il fine che il suo cuore desiderava. Il marito, a quanto ella almeno narra, era ormai completamente dominato dalle malie della rivale che la fatalità aveva gettato sul loro tranquillo cammino coniugale; né sapeva più trovare la forza di sottrarsi alle lusinghe d’amore che la fatale donna gli offriva. Anzi, il suo cuore si era talmente inacerbito per le opposizioni che la moglie frapponeva alla sua libertà di amante, che non rifuggiva in certi casi di difendere tale sua libertà con argomenti di violenza».


Le scenate fra i giovani sposi si fanno frequenti e la tensione è cresciuta dopo che, un settimana prima, Angelina ha sorpreso il marito e l’amante in intimo convegno. Non è la prima volta ma lei è rimasta particolarmente ferita perché capisce che il marito le fa promesse di una futura fedeltà che non intende però mantenere. Disperata, la sera prima, dopo un dei soliti litigi, Angelina ha minacciato di gettarsi dal balcone ma il marito è riuscito a trattenerla dal disperato proposito. Così, «Nell’animo della donna non penetrò tuttavia alcuna luce di speranza; vi penetrò invece più profondamente un pensiero di vendetta che da lungo tempo le era spuntato nella mente. Vendetta, non contro il marito, ma contro la rivale che le aveva distrutta la pace, ed aveva seminato la sua esistenza di triboli e di lacrime. Con l’anima sconvolta ed esaltata dalla sciagurata sete della vendetta, la giovane donna si alzò ieri mattina e si preparò al meditato gesto. Munita di una boccettina piena di acido solforico, che da molto tempo si era procurato, verso lo ore 15 di ieri [23 agosto] si avviò verso il Ponte Trombetta, ove sapeva o almeno sperava di incontrare la rivale».


 

Ed ecco come il cronista descrive «L’incontro delle due rivali».


«La Prola infatti usci poco dopo dallo stabilimento dell’Itala, e sola si avviava verso la barriera per entrare in città. Con gesto risoluto la Serra le mosse incontro e quando le fu vicino si fermò. Il loro dialogo fu assai breve.


- Dunque lei non vuol proprio saperne di lasciare in pace mio marito? - esclamò in tono interrogativo.


La giovane attrice - stando sempre a quanto narra là donna - invece di conturbarsi, avrebbe sorriso con sprezzo ed avrebbe risposto seccamente:


- Faccio come voglio. Tanto suo marito non sa che cosa farsene di lei!


A queste parole feritrici, la Serra controrispose col gesto meditato: estrasse la boccetta e ne gettò il contenuto sul viso della rivale. Il terribile corrosivo colpì in pieno la disgraziata, cosicché, viso, seno e braccia furono cosparsi dal liquido, che immediatamente fece sentire alla sventurata il suo terrificante potere distruttivo. Grida strazianti seguirono all’atto. La disgraziata si gettò disperatamente a terra, sofferente, terrorizzata. Verso di lei accorsero, mentre la Serra si allontanava, l’impiegato daziario signor Francesco Nicolai, e l’attore cinematografista, signor Jaquinto Giuseppe. Saputo di che si trattava, e vedendola in tanto gravi condizioni, loro immediato pensiero fu di trasportarla al San Giovanni; come infatti fecero, mediante una vettura. Il dottore Quarella, che la ricevette nella sala di medicazione, rilevò che il terribile liquido aveva corroso alla disgraziata il viso quasi completamente, e pure il petto e le braccia. Le ustioni sono profonde e gravissime, e non potranno guarire prima di un paio di mesi, con sfregio permanente».


La vetrioleggiatrice viene arrestata dal delegato Cesare Rossi, della squadra mobile, avvertito dalla guardia scelta Gargiulo, in servizio all’ospedale San Giovanni. Il delegato interroga la Prola poi si reca subito a casa Gallo, in via Principe Amedeo n. 14, al terzo piano. Trova soltanto i costernati genitori di Giuseppe Gallo che coabitano con gli sposi. Angelina Serra è andata a chiamare il marito nel suo ufficio poi torna a casa con lui: il delegato la incontra nel cortile, la ferma e la invita a recarsi in questura. Poco dopo, negli uffici della squadra mobile, Angelina descrive i suoi guai coniugali e le sue dichiarazioni sono messe a verbale.


 

L’anonimo cronista, con galanteria, ci tiene a dare voce anche alla controparte e riporta «Ciò che narra l’amante»: Franca Prola «(…) non nega i suoi rapporti con il Gallo, che avrebbe incontrato una sera casualmente nella Birraria Durio; però dice che appena seppe che egli aveva moglie ella volle troncare ogni relazione. Ingiustamente quindi la Serra poteva ritenerla responsabile delle sue disgrazie maritali».


Come finisce la storia? Il 22 agosto, Angelina Serra ottiene la libertà provvisoria e viene processata nel dicembre del 1913. È condannata a 3 mesi e 10 giorni di detenzione condizionale, senza iscrizione. Dell’attrice Franca Prola, dopo il processo, non abbiamo più trovato notizie in rete.


Resta solo da chiarire la location di questo caso: al tempo della nostra storia, la barriera di Casale è l’attuale piazza Borromini, il ponte Trombetta scavalca il rio di Val San Martino ed è posto all’imbocco della strada della valle omonima. Lo stabilimento della Itala Film, dal 1911, si trova nella parte iniziale della attuale via Luisa del Carretto, al tempo detta via privata Itala Film. La copertura del rio di Val San Martino, nel 1929, ha permesso la formazione della piazza Hermada e del corso Gabetti.

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