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Interviste

Fondazione Accorsi-Ometto: una realtà virtuosa per promuovere l’arte

Proseguono le mostre per il ciclo “I maestri dell’Accademia Albertina”

1 Dicembre
09:30 2017

Nell’ultimo anno, Torino sta vivendo una situazione altalenante per quel che riguarda l’offerta culturale, soprattutto legata alle grandi mostre a cui ci eravamo abituati.

Dopo le estati del 2015 e del 2016, durante le quali Tamara de Lempicka, Modigliani, Botticelli, gli Impressionisti avevano dato lustro al panorama artistico della città, l’estate scorsa è stata particolarmente contraddistinta dalle mostre fatte “in casa”, una dedicata a Leonardo da Vinci (con alcune opere presentate nel caveau della Biblioteca Reale) e l’altra ad alcune stampe del Grechetto presso la Galleria Sabauda.

L’idea di proporre mostre nostrane, legate al territorio, che facciano conoscere gli artisti o i capolavori che abbiamo a Torino e in Piemonte è una strada che da anni è nel dna della Fondazione Accorsi-Ometto che si trova al fondo di Via Po.

Con l’apertura al pubblico delle proprie sale nel 1999, la Fondazione ha segnato le stagioni torinesi con innumerevoli mostre e appuntamenti sulle produzioni artistiche del nostro territorio, portando il grande pubblico a fruire dei capolavori di maestri piemontesi, e non solo, come quelle attuali sul pittore Giacomo Grosso e sugli abiti della Torino di inizio ‘900

Al fine di comprendere meglio le finalità della Fondazione Accorsi-Ometto e di come Torino intenda proseguire la propria riconversione in città a vocazione sempre più turistica, abbiamo rivolto alcune domande a Luca Mana, conservatore del Museo Accorsi-Ometto.



Dopo alcune grandi mostre saltate in città, come quella su Manet e sul Futurismo (che fortunatamente avete allestito Voi come soggetto privato) e dopo la chiusura ormai da alcuni anni di Palazzo Bricherasio, la Fondazione Accorsi-Ometto resta una delle poche realtà private a produrre mostre di ottima qualità. Come avete continuato a intercettare le aspettative dei visitatori e come vede il futuro delle mostre a Torino?


La Fondazione Accorsi-Ometto ha instaurato negli anni un rapporto di fiducia con il proprio pubblico, fidelizzandolo, attraverso una diversificata proposta di mostre, conferenze e visite tematiche: il suo intento è quello di indagare e di far riscoprire artisti, magari, già conosciuti, attraverso nuovi studi, ricerche d’archivio e differenti tagli espositivi e di promuovere l’arte del territorio piemontese. Per questo mi sembra che i nostri visitatori rispondano positivamente alle nostre proposte e le apprezzino. Nelle sale del museo abbiamo anche ospitato mostre che esulano dalla nostra realtà, come quelle incentrate sull’arte del Novecento o su Gio’ Pomodoro, per avvicinarci a un pubblico diverso e per confermare che la Fondazione Accorsi-Ometto è aperta a nuove tendenze. In questi ultimi anni, Torino è finalmente diventata una città turistica e per mantenere questo trend è fondamentale offrire una proposta culturale allettante. Il Museo Accorsi-Ometto ci prova, proponendo un calendario interessante di esposizioni e di iniziative culturali. Confido che anche gli altri musei riescano nello stesso intento.

L'assessore alla cultura Leon ha avuto modo di dire che, invece di spendere sempre per grandi mostre, sarebbe buona cosa proporre anche ciò che di bello abbiamo in casa. A tal proposito, la Accorsi-Ometto prosegue con l'allestimento di mostre sui grandi pittori del nostro territorio (Grosso, Pittara, Gastaldi, Quadrone). Proseguirà la vostra proficua collaborazione con l'Accademia Albertina e con i privati per promuovere gli artisti piemontesi?


Certamente. Lavorare in sinergia con gli enti e le istituzioni del territorio è fondamentale per proporre iniziative che abbiano un forte valore artistico e scientifico. È sempre preferibile darsi una mano e unire le forze che ostacolarsi.

A differenza di altre realtà museali, la Accorsi-Ometto offre non solo mostre da gustare autonomamente, ma anche visite guidate, conferenze, percorsi didattici per le scuole, una biblioteca di quasi 3000 volumi da consultarsi previo appuntamento. Nonostante gli approfondimenti "fai-da-te" ormai effettuabili su internet, voi credete quindi ancora molto nell'offerta dell'approfondimento vecchio stampo attraverso guide ed esperti dell'arte? Qual è il valore aggiunto?


Internet è diventato uno strumento indispensabile nella vita di tutti i giorni, ma noi crediamo fermamente nel rapporto con il pubblico, nel dialogo e nel confronto. Il nostro museo non sarebbe lo stesso se venissero a mancare le visite guidate, le conferenze e i percorsi didattici. Negli anni, come ho già detto, si è instaurata una felice relazione con i nostri visitatori che, grazie alle nostre attività, si sentono partecipi e in qualche modo “coccolati”. Il museo nasce come una casa-museo ed è bello che i nostri visitatori si sentano “a casa” e abbiano voglia di tornare.

Torino, a partire dalle Olimpiadi del 2006, è un capoluogo in continua evoluzione, essendosi trasformata in città a vocazione turistica. Qual è a suo avviso il rapporto tra i turisti e i luoghi dell'arte meno scontati come il vostro a differenza dei blasonati Museo Egizio e Museo del Cinema? Torino ha un buon sistema di sponsorizzazione di tutti i siti dell'arte o bisognerebbe fare di più?

Da noi vengono i turisti interessati alle arti decorative che magari hanno più tempo per visitare non solo i grandi musei di Torino. Rimangono sempre felicemente sorpresi. È ovvio che realtà piccole come la nostra fanno più fatica a entrare nel giro delle visite canoniche, ma anche noi stiamo conquistando piano piano una fetta di questo pubblico. Per quel che riguarda i siti internet, a mio avviso, dovrebbero essere un po’ più accattivanti e di facile utilizzo.

Vuole farci qualche anticipazione sulle prossime mostre e iniziative della Fondazione?


Il 2018 sarà un anno all’insegna dei tesori nascosti della Fondazione. A metà febbraio inaugureremo una mostra dedicata agli acquisti degli ultimi dieci anni: mobili, dipinti, porcellane e tanto altro. Masterpiece della nuova mostra sarà una meravigliosa terracotta di Francesco Ladatte, lo scultore dei re di Francia e dei Savoia, un capolavoro del Settecento che la Fondazione ha recentemente comprato a Parigi e riportato a casa, a Torino. Seguirà l’esposizione dedicata a Cesare Ferro Milone, nuovamente in collaborazione con l’Accademia Albertina di Belle Arti. E per finire, da settembre, una mostra su Giovanni Migliora, pittore alessandrino amico di Hayez e D’Azeglio, del quale saranno esposti capolavori poco noti, provenienti dalle collezioni civiche alessandrine. Un 2018 all’insegna del Bello senza tempo. 




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