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Politica Internazionale

Riattivato il trattato Italia-Libia "Ora respingimenti possibili".

Il ministro degli Esteri Moavero dal premier Serraj: ripristinato il patto del 2008 tra Berlusconi e Gheddafi.

9 Luglio
08:30 2018

Investimenti in cambio di una stretta alle partenze, ma soprattutto, della possibilità di respingere i migranti in territorio libico.

La svolta nella strategia del governo per limitare i flussi migratori arriva dal passato. Roma e Tripoli hanno riattivato il trattato di amicizia firmato nel 2008 da Muammar Gheddafi e Silvio Berlusconi. L'annuncio è arrivato al termine del viaggio in Libia del ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi.

Non è stato precisato se il testo del trattato sarà modificato o riattivato senza cambiamenti, ma gli occhi sono puntati sui respingimenti dei migranti che partono dalla Libia, perché quello è il Paese da cui cercano di raggiungere l'Italia migliaia di disperati.

Un punto controverso, visto che in ballo c'è il rispetto dei diritti umani nel Paese dove sorgono campi di detenzione e dove gli stranieri sono in balia di torture e maltrattamenti. La Libia «condivide con l'Unione europea la responsabilità e il dovere di far fronte ai flussi di migranti - ha dichiarato Moavero - la collaborazione tra Libia, Italia e Ue è essenziale per risolvere la questione ed evitare drammi umani».

Un risultato diplomatico da portare sul tavolo del vertice dei ministri dell'Interno Ue di giovedì a Innsbruck, dove Salvini ribadirà la linea dura dell'Italia. Forte del sostegno dell'Austria.

Già, perché dopo le tensioni dei giorni scorsi sul Brennero, con la minaccia di Vienna di chiudere le frontiere, è arrivato il segnale di distensione tanto atteso. Il cancelliere Sebastian Kurz, ora che l'Austria presiede il semestre dell'Ue, ha messo nero su bianco la rivoluzione anti migranti: spostare le frontiere esterne dell'Ue e valutare le domande di asilo in hotspot presenti fuori dall'Unione.

L'obiettivo è contenuto nel piano del ministero dell'Interno austriaco, presentato nel Comitato per la sicurezza interna, e va esattamente nella direzione auspicata dal titolare del Viminale. Che all'indomani del suo insediamento rivendicava la forte intesa con l'Austria proprio su un punto: spostare le domande di asilo nei territori di partenza dei migranti. Un modo per evitare che l'Italia, con Grecia e Spagna, continui a scontare la sua posizione geografica e a essere il primo approdo di chi parte dal Nordafrica. Un pugno e una carezza, da parte di Kurz, che solo pochi giorni fa era pronto a sospendere Schengen a seguito dei respingimenti dei migranti «secondari» annunciati dalla Germania. Ora, invece, rinsalda l'asse con Salvini.

Le istanze di asilo dovranno essere vagliate in «centri di crisi» fuori dal territorio comunitario, dai quali si procederebbe poi all'eventuale trasferimento nell'Unione, ma solo previo consenso del Stato ospitante. Nella proposta austriaca c'è anche una stretta ai requisiti per l'asilo, da concedere solamente ai richiedenti che «rispettano i valori dell'Ue, i suoi diritti fondamentali e le sue libertà fondamentali».

Un piano valutato positivamente dal direttore dell'Agenzia Frontex, Fabrice Leggeri, perché, ha detto in un'intervista a Die Welt, i «profughi non devono dare per scontato il loro arrivo in Europa» dopo un salvataggio. Un modo per stroncare il business dei trafficanti che lucrano sui barconi della morte. Ma che si scontra già in partenza con il no preventivo dei Paesi africani, che non ne vogliono sapere di istituire sui loro territori centri di smistamento dei richiedenti asilo.

La Libia aveva già chiarito che non accetterà hotspot sulle sue coste. Concetto ribadito anche dalla Tunisia. E poi c'è l'inaffidabilità, nei fatti, degli Stati membri restii a farsi carico volontariamente dell'accoglienza, come l'Italia ha già potuto sperimentare con il flop della relocation.

Mentre a Vienna si progetta la chiusura delle rotte, a Berlino, Monaco e Lipsia si manifesta per i migranti, con lunghi cortei color arancione, come i salvagente: «In migliaia stanno chiedendo solidarietà per tutte le persone in fuga, difesa del salvataggio in mare e accoglienza concreta verso chi è costretto a lasciare il proprio Paese, twitta l'Ong Sea Watch, già protagonista dello scontro con Salvini.

ilgiornale.it

 

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